Cannabis: “Erba” medica

Soft Secrets
03 Jan 2016

In Europa l'utilizzo terapeutico della cannabis è riemerso, dopo decenni di oblio, a partire dal 2004 con la reintroduzione della cannabis prodotta nei Paesi Bassi, il primo paese del mondo a rimetterla in circolazione con alti standard di igiene e di sicurezza. In Europa è di nuovo prescrivibile. Poco dopo anche l'Italia, la Finlandia e la Germania dove una sentenza della Corte federale ha ammesso la possibilità per pazienti a cui non è rimborsata di poterla coltivare. Anche qui con dei parametri estremamente rigidi che comprendono misure di sicurezza simili a quelle delle banche. In tutta Europa sono moltissimi gli ostacoli e le resistenze. 


Questo volume, pubblicato per la EDRA di Milano è stato composto da Fabio Firenzuolo (direttore del Centro di Riferimento in Fioteprapia della Regione Toscana), da Francesco Epifani (esperto di management sanitario) e della farmacista Idalba Loiacono. Ed è molto interessante perché pare rispecchiare le linee guida della regione Toscana sull'utilizzo della cannabis in medicina. Con il grande merito di rendere l'utilizzo dei cannabinoidi più accessibile a medici e farmacisti, anche se non mancano qua e là delle aporie ed imprecisioni dovute in parte dovute alla iperpoliticizzazione che grava sul tema.

Quel che emerge con una certa prudenza è il fatto che la cannabis – il cui utilizzo attualmente anche in Toscana è piuttosto difficile – per le caratteristiche di somministrazione (spesso fumata, inalata o mangiata) pare contraddire la medicina convenzionale moderna. Per non parlare delle auto-diagnosi, ovvero del fatto che come ci comunicava il professor Lester Grispoon alla Fiera di Bologna, è il paziente e non l'autorità che decide di autonomamente di somministrare quanto gli serve per raggiungere il benessere.

Dopo una introduzione di tipo psichedelico quasi a sdrammatizzare le vicende di una pianta ad altissimo tasso di politicizzazione, gli autori si cimentano in 14 capitoli sulla storia e tassonomia della cannanbis, oltre alla farmacologia e tossicologia dei cannabinoidi, passando alla ricerca fino alla produzione di farmaci. Il tema dell'approvvigionamento, prescrizione e preparazione per terminare con una disanima della evoluzione storica della proibizione e della necessità di una scelta politica. Nel suo complesso sono 182 pagine di alto interesse che comprendono anche alcuni box riguardanti il codice di deontologia medica riguardante i farmaci, il controllo dei dolore, le prove di efficacia, gli studi clinici sulla cannabis in terapia. Alcune criticità da me riscontrate sono dovute alla dimensione ideologica che ha trasformato la canapa in un fiorente mercato. Mercato che, secondo la religione proibizionista, si deve svolgere in un non-luogo. Le analogie con mestieri in passato riservati a zingari ed ebrei sono piuttosto lampanti.

Ora sono pochissimi gli operatori del settore che la prescrivono, inferiori di gran lunga al già ristretto settore dei medici non obbiettori rispetto alle interruzioni volontarie di gravidanza. Insomma, le droghe come la cannabis che, per ironia della sorte, sono peraltro poco considerate dai cosiddetti materialisti storici, determinano comunque degli effetti. A conferma di ciò le considerazioni del ministro greco Varoufakis, che considera come vizio capitale delle sinistre il non considerare il tema della libertà e della razionalità: una affermazione che conferma le acute riflessioni dello stesso sull'Europa d'oggi. In tutta Europa, nonostante ci si attenda un miracolo calato dall'alto alla prossima conferenza ONU siamo tuttora all'anno zero perché, nonostante il decennio di riammissione della cannabis nella farmacopea italiana (da cui per altro non era mai del tutto svanita), l' ”erba” medica come la definiscono gli autori è ancora oggetto di un dibattito pesantemente viziato dal proibizionismo e dall'ipocrisia. Come nel caso delle vie di somministrazione: tra chi preferisce le tisane e chi le inalazioni, che sono generalmente un metodo più efficiente di assunzione rispetto al the.

Considerando che la cannabis, come riferito da Arno Hazelkamp nel suo Extracting the Medicine, era considerata da Nixon uno strumento dei comunisti e distribuita dagli ebrei per destabilizzare il mondo occidentale, la pianta è tuttora carica di forti significati simbolici. Proprio quando, ad esempio, la polizia arresta un operaio per due piantine si tratta evidentemente di una giustizia di classe oltre che di un meccanismo di controllo facilmente applicabile a tutta la popolazione. Dall'altro lato la scienza, che fin dalla scoperta della siringa ipodermica considera con estremo sospetto le medicine in autodosaggio. E qui cominciamo con il tema non considerato dall'opera della “self-titration”, ovverosia il principio recentemente ribadito dal dr. Lester Grinspoon della necessità per il paziente di provare a trattare la sintomatologia con la cannabis inalata o fumata per permettere una giusta posologia.  

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