Come sarebbe stato se…

Soft Secrets
01 Dec 2017
Un altro anno è passato e per la cannabis in Italia si registra l’ennesimo nulla di fatto. Le ormai pochissime speranze riposte nella politica sono state disilluse dal naufragio del disegno di legge sulla legalizzazione e un futuro di canapa libera appare nuovamente un lontano miraggio.   di Giovanna Dark Ma cosa avrebbe significato per l’Italia approvare una legge del genere? Per la politica, per la società, per la rappresentanza istituzionale? Scrissi queste righe pochi giorni prima della discussione del ddl dell’Intergruppo in Parlamento nel luglio del 2016. Le scrissi come ad esorcizzare la paura di quello che sapevo sarebbe accaduto, una specie di rito superstizioso per provare a piegare gli eventi. Un esercizio di stile infantile ma che credo valga la pena riportare qui, come memorandum di quello che sarebbe potuto accadere se solo si fosse deciso di discutere seriamente di cannabis in Italia. “Quella che il parlamento italiano ha consegnato alla storia è una decisione che è scaturita da un contesto che da molto tempo non si vedeva nella politica nostrana. Un contesto di vero confronto democratico, non viziato dalle solite logiche di appartenenza partitica, in cui a contrapporsi non sono stati maggioranza e opposizione, e nemmeno chi è a favore o contro il governo. Finalmente, dopo lunghissimo tempo, a Montecitorio ci si è scannati su temi di legalità, di responsabilità civica e di libertà. Straordinario è stato già l'avvio di questa parabola legislativa: un intergruppo parlamentare che ha raccolto adesioni tra (quasi) tutti i partiti rappresentati e che ha stimolato a suo modo il confronto all'interno dei partiti stessi. Un coacervo di etiche e pratiche diverse che – anche grazie all'attenzione finalmente rivolta dai media alla questione – ha saputo incanalarsi in un discorso compatto, volto a mettere fine una volta e per sempre alla speculazione criminale, al sovraffollamento carcerario, alla discriminazione sociale. Dopo 20 anni di Berlusconi e un lustro di pseudo tecnocrati benedetti dalla BCE, l'Italia si era probabilmente disabituata a vedere discussi in parlamento temi che coniugano le libertà civili e l'autodeterminazione con il gettito fiscale e la lotta alle organizzazioni criminali. Con il ddl sulla legalizzazione della cannabis si sono toccati tutti questi punti in una sola volta e questo, una volta tanto, è un merito da accreditare alla nostra perculata politica. Perché se è vero che democrazia è partecipazione e inclusione, allora anche le lunghe audizioni in Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali sono state uno splendido esempio di come una legge dovrebbe essere partorita. Il passaggio conoscitivo grazie al quale comunità, associazioni, operatori sociali, giuristi ed economisti hanno avuto la possibilità di offrire il loro punto di vista sulla questione, è stato necessario a formare una prospettiva, e poco importa che l'operazione abbia richiesto un calvario di settimane o che molti degli interventi siano stati guidati dall'opinione più che da una vera e propria “expertise”. Dal concepimento in fase di scrittura, all'incubazione delle audizioni, fino ad arrivare alla discussione in aula, quello sulla legalizzazione della cannabis è stato senza dubbio il disegno di legge che meglio ha rispettato i canoni democratici su quello che dovrebbe essere il perfetto iter legislativo. Inclusivo, eterogeneo, regolato. Era dall'ottobre del 1979, quando il Partito Comunista appoggiò ufficialmente quello Radicale, che a Montecitorio non si vedevano soggetti politici diversi per idee e pratiche, appoggiare un'azione governativa che ribaltasse la concezione proibizionista che lo Stato ha sempre avuto della cannabis. Finalmente possiamo dire che stavolta il parlamento italiano, la società civile e in generale quello spaventoso e pantagruelico apparato chiamato democrazia istituzionale hanno funzionato a dovere”. Il sogno è finito, un altro anno di illegalità ci aspetta. C’è ancora molto da fare, da dire e da dimostrare affinché la cannabis possa tornare legalmente nella vita degli italiani. Rimbocchiamoci le maniche, perché quanto scritto sopra è davvero uno scenario possibile
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