La legalizzazione in Marocco?

Exitable
02 Oct 2014

Lassù sulle montagne del Rif del Marocco settentrionale, generazioni di famiglie di agricoltori emarginate economicamente si sono difese, hanno combattuto e hanno trascorso innumerevoli anni in prigione perché coltivano la cannabis per potersi permettere piaceri della vita altrimenti inaccessibili. Piaceri come istruzione, sanità e ab


Lassù sulle montagne del Rif del Marocco settentrionale, generazioni di famiglie di agricoltori emarginate economicamente si sono difese, hanno combattuto e hanno trascorso innumerevoli anni in prigione perché coltivano la cannabis per potersi permettere piaceri della vita altrimenti inaccessibili. Piaceri come istruzione, sanità e ab

Lassù sulle montagne del Rif del Marocco settentrionale, generazioni di famiglie di agricoltori emarginate economicamente si sono difese, hanno combattuto e hanno trascorso innumerevoli anni in prigione perché coltivano la cannabis per potersi permettere piaceri della vita altrimenti inaccessibili. Piaceri come istruzione, sanità e abitazioni decorose. L’industria non raggiungerà mai queste montagne, non c’è ricchezza minerale da sfruttare e, in un mondo monetizzato, la coltivazione di alimenti da vendere sul mercato non offre quasi entrate sufficienti a mantenere una famiglia, quindi le loro coltivazioni di cannabis hanno molteplici finalità. La loro esistenza economica e culturale dipende da esse. Ciò significa che ogni volta che qualcuno viene arrestato o una fattoria viene perquisita sono anche la loro cultura e la loro economia a essere arrestate e perquisite. Nessuno in Marocco è contento dell’attuale dinamica tra legge e realtà. Ma Allahu Akbar! Sono in arrivo cambiamenti! Le autorità statali marocchine hanno ufficialmente avviato il processo di legalizzazione. Dai campi del Rif alle camere parlamentari di Rabat, la legalizzazione della cannabis è diventata uno temi più caldi del paese.

L’attuale attenzione della politica in materia di cannabis qui è rivolta alla ricerca sugli usi positivi della pianta e della sua coltivazione e su come integrare al meglio un settore legale della cannabis nell’economia ufficiale dello stato. I principali promotori di questa campagna provengono dal Partito Autenticità e Modernità (PAM). Questo partito è stato creato dal Re nell’ambito delle riforme che sono seguite alle recenti rivolte in Nord Africa; il fatto che siano loro a sollecitare la legalizzazione dimostra che persino lo stesso Re è un sostenitore della causa. 

Il PAM auspica che un settore della cannabis legalizzato e controllato dallo stato possa legittimare gli introiti degli abitanti delle montagne del Rif e “diventare un’importante risorsa economica [legale] per il paese”. Legittimerà anche la più importante risorsa di valuta estera del Marocco. Da quando il partito del Re ha portato il nuovo dibattito in parlamento a metà del 2013, un secondo importante partito ha redatto leggi volte a regolamentare il settore; perciò, malgrado non sia stato ancora deciso nulla di definitivo, è sicuramente in cantiere una qualche forma di legalizzazione. 

Ma non entusiasmatevi ancora troppo. Il Marocco non è il prossimo Uruguay; anche se qui l’uso personale della cannabis non è specificatamente fuorilegge, se il paese dovesse legalizzare in modo esplicito l’uso ricreativo, violerebbe le convenzioni internazionali che ha sottoscritto, pertanto sarebbe soggetto a sanzioni. Considerata l’etnia e la religione nazionale, è comprensibile che fare un passo tanto coraggioso renda nervosi. Il partito ha reso ben chiara la propria posizione, affermando:

“Non cerchiamo di legalizzare la produzione di droghe, ma di trovare potenziali usi farmacologici e industriali di questa pianta e di creare un’economia alternativa nella regione... Le politiche sulla sicurezza non stanno risolvendo il problema, perché si tratta di una questione economica e sociale, quindi il PAM sta cercando di trovare un’alternativa credibile. 

Le tendenze internazionali verso il cambiamento stanno influenzando anche il mondo marocchino della cannabis nel 2014. La popolarità e la disponibilità di droghe chimiche sintetiche nel mondo occidentale ha un impatto sorprendente sul Nord Africa. Di conseguenza, la domanda europea di hashish marocchino è fortemente diminuita negli ultimi anni e si sta spostando verso est attraverso l’Algeria, infastidendone il governo e rinforzando la netta opposizione a qualsiasi forma di legalizzazione che possa essere suggerita dal Marocco. Per effetto a catena, gli agricoltori marocchini subiscono una riduzione delle entrate perché il mercato algerino è notevolmente meno redditizio di quello europeo.

Tuttavia, nonostante la tendenza generale in Europa, si sequestrano livelli record di hashish in Spagna, più che probabilmente come conseguenza del tentativo degli impoveriti spagnoli di racimolare un po’ di denaro in più per tirare avanti in un contesto economico brutalizzato. Il governo spagnolo è costantemente in lite con i marocchini a causa del “flagello dell’hashish”; una delle recenti richieste della Spagna alle autorità marocchine di fare di più per controllare l’offerta di hashish ha ricevuto come pronta risposta: “Siete voi a dover fare di più per evitare che così tanti vostri concittadini vengano qui ad acquistarlo!”. 

Se si considera tutto questo, è difficile vedere l’avvento della legalizzazione delle coltivazioni di hashish migliori del mondo nel prossimo futuro, ma almeno la gente del Rif potrà presto guadagnarsi da vivere in modo legale con la pianta della cannabis. 

Ma come sta influenzando questo dibattito politico la vita della gente delle montagne del Rif?
Il possesso di quantitativi fino a quindici grammi è sempre stato visto come un reato minore, quindi bisogna essere davvero idioti per mettersi nei guai per quella quantità. Personaggi del luogo antisociali e problematici vengono arrestati per piccoli reati legati alla cannabis, ma questa è più una scusa per punirli per altri comportamenti sconvenienti, come imbrogliare o infastidire i turisti. Le perquisizioni condotte a tappeto sulle coltivazioni dalle autorità, come quelle che si sono verificate negli anni dal 2009 al 2011, sono molto diminuite e l’atmosfera è davvero più rilassata di quanto non fosse un paio di anni fa. “Ma molti sono preoccupati: se si legalizza forse non ci sarà più hashish, forse ci faranno cambiare le piante e coltivare per l’industria… quanto ci guadagneremo? Sarà meno redditizio e se dovremo coltivare piante grosse, dovremo anche spendere per i fertilizzanti. Coltivare le piante per uso medico può essere una buona cosa per queste terre; noi abbiamo le competenze, abbiamo le piante, ma le piante di cannabis giganti come quelle che avete in Europa sarebbero una follia qui. È un discorso folle!” 

È positivo il riconoscimento politico dell’importanza sociale ed economica della cannabis. È atteso da molto, così come è atteso un cambiamento delle leggi nazionali, ma il Marocco si muoverà verso la colonizzazione aziendale e lo sradicamento di competenze e varietà affermate o cercherà invece di partire dalle conoscenze, dalle competenze e dalla ricchezza genetica di ciò che già esiste?

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