New York (High) Times

Exitable
10 Sep 2014

“Ci sono voluti 13 anni prima che gli Stati Uniti tornassero in sé e mettessero fine al Proibizionismo, 13 anni durante i quali le persone hanno continuato a bere, cittadini altrimenti rispettosi della legge sono diventati criminali e le associazioni a delinquere sono aumentate e prosperate.


“Ci sono voluti 13 anni prima che gli Stati Uniti tornassero in sé e mettessero fine al Proibizionismo, 13 anni durante i quali le persone hanno continuato a bere, cittadini altrimenti rispettosi della legge sono diventati criminali e le associazioni a delinquere sono aumentate e prosperate.

“Ci sono voluti 13 anni prima che gli Stati Uniti tornassero in sé e mettessero fine al Proibizionismo, 13 anni durante i quali le persone hanno continuato a bere, cittadini altrimenti rispettosi della legge sono diventati criminali e le associazioni a delinquere sono aumentate e prosperate. Sono passati più di 40 anni da quando il Congresso ha approvato l’attuale divieto sulla marijuana, infliggendo grandi danni alla società solo per proibire una sostanza di gran lunga meno pericolosa dell’alcol. Il governo federale dovrebbe revocare il divieto sulla marijuana”. Apriva così, lo scorso 27 luglio, l'editoriale del quotidiano più letto d'America ed ora l'antiproibizionismo a stelle e strisce ha dalla sua uno sponsor di tutto riguardo.

Con una mossa che in pochi si aspettavano, il comitato editoriale del New York Times ha deciso di pubblicare una serie composta da sei parti in cui si chiede a gran voce la fine della “Prohibition” della marijuana sulla base di un ragionamento che i nostri affezionatissimi lettori conosceranno ormai a menadito: “i divieti correnti infliggono alla società danni molto maggiori rispetto a una sostanza molto meno pericolosa dell’alcol”. La serie interattiva è stata pubblicata sul sito www.nytimes.com dal 26 luglio al 5 agosto con il titolo High Time: An Editorial Series on Marijuana Legalization, ed ha trattato in profondità sei differenti tematiche: le legislazioni dei singoli Stati, i numeri negativi della “war on drugs”, i miti e il pizzico di xenofobia che hanno portato al bando del 1973, le evidenze scientifiche sulla sostanza, il fortunato esperimento del Colorado ed, infine, una dettagliata descrizione di come dovrebbe essere regolamentato l'eventuale cannabusiness nazionale.

Il board editoriale spiega che, dopo aver soppesato i pro e i contro della legalizzazione, la bilancia pendeva chiaramente verso la fine del divieto. Ma se da un lato il New York Times riconosce che esistono preoccupazioni legate ad alcune forme di utilizzo della marijuana – come ad esempio da parte dei minori e per questo il quotidiano propone regole restrittive per chi ha meno di 21 anni –, riguardo ad altre perplessità sociali, legali e sanitarie, il Times scrive che “non ci sono risposte perfette… ma non esistono neanche risposte del genere per il tabacco o per l’alcol”. E poi – prosegue l'editoriale firmato dai 18 caporedattori – queste preoccupazioni appaiono minime se confrontate con i “vasti costi sociali” delle leggi sulla marijuana.

Il New York Times è dunque il primo grande quotidiano americano a sostenere pubblicamente la legalizzazione nazionale della marijuana – una posizione ancora più rilevante se si considera la storia del Times, che in passato è sempre stato abbastanza conservatore sul fronte della war on drugs. L’autorevolezza della testata da cui viene l’appello per una legalizzazione federale della cannabis porterà di certo la discussione americana sulla sostanza a un nuovo livello. E nel Belpaese invece?

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