Ticino contro il proibizionismo

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18 Nov 2014

Iniziativa di sigle studentesche contro la politica proibizionista nel cantone svizzero


Iniziativa di sigle studentesche contro la politica proibizionista nel cantone svizzero

BELLINZONA - È stata lanciata oggi da tre organizzazioni giovanili di sinistra - Gioventù socialista, Gioventù comunista e Sindacato indipendente studenti e apprendisti - una campagna volta a promuovere un cambiamento dell'approccio nell'ambito delle droghe. «Il fenomeno delle droghe, che le ondate proibizioniste hanno dimostrato di non riuscire a frenare, ha ormai profondamente toccato la nostra società. Il consumo di sostanze stupefacenti, derivando principalmente da un malessere sociale, andrebbe infatti affrontato nelle sue cause (scarse opportunità lavorative, prospettive per il proprio futuro, ecc.)», si legge nel comunicato. «Il proibizionismo, attraverso un approccio perlopiù repressivo, rischia pertanto di fornire risposte semplicistiche e controproducenti. In tal senso le nuove generazioni sono vittima di restrizioni sempre crescenti, le quali, derivando spesso da vuoti moralismi, portano ad aggravare un già presente conflitto intergenerazionale».

«Che ci piaccia o meno, siamo tenuti oggi a confrontarci con il mondo delle droghe», continuano le tre organizzazioni. «Ma una politica proibizionista, cercando di sotterrarlo, comporta problemi legati alla tutela dei consumatori e al traffico illegale che vi ruota attorno: le sostanze infatti, essendo prive di controllo, vengono tagliate con prodotti nocivi e, soprattutto se assunte in condizioni inadeguate, divengono nella qualità sempre più pericolose; mentre il mercato nero, alimentando peraltro la criminalità organizzata, finisce per creare costi ingenti a carico della collettività (basti pensare all'incessante lotta legata allo spaccio, agli innumerevoli dossier aperti ogni anno dalla Magistratura, ma anche agli ingenti oneri generati nel campo della salute pubblica). Una risposta antiproibizionista, peraltro già sperimentata con successo da altri Cantoni, si rende a fronte di questa situazione quantomai necessaria».

In Ticino la politica dei quattro pilastri, delineatasi negli anni '90, non sembra ancora essere arrivata. In particolare per quel che riguarda la riduzione del danno, con la prescrizione di eroina, attualmente i centri qualificati in Svizzera sono oltre venti. E malgrado si registri un miglioramento del quadro medico dei pazienti, oltre che una minore delinquenza dovuta alla necessità di procurarsi la droga, nel nostro Cantone ancora non vi è nessuna struttura di questo tipo.

Discorso analogo per la cannabis. Mentre a Zurigo, Lucerna, Basilea, Berna e Ginevra è stato lanciato un progetto pilota per regolamentare la produzione, la distribuzione e il consumo della cannabis e dei suoi derivati, il Consiglio di Stato ticinese ha invece bocciato la proposta.

«Riteniamo che una valida alternativa al proibizionismo consista in una regolamentazione complessiva delle droghe (pesanti e leggere) nella sfera della produzione, della distribuzione e del consumo», conclude il comunicato. «Quest'ultima infatti, rappresenta una soluzione al passo con i tempi, capace di assestare un duro colpo al traffico di stupefacenti e di meglio tutelarne i consumatori: non si tratta di banalizzare un problema, bensì di riconoscerlo nell'ottica di ridurne gli effetti negativi!».

 

 

 

Fonte: Ticinolibero

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