Coltivazione

Arctium Lappa – L’orso che attacca

Per: Kevin, June 1, 2018

Le piante appartenenti alla famiglia delle Asteraceae sono ancora una volta le protagoniste di questa rubrica dedicata all’utilizzo di piante benefiche nella coltivazione di marijuana. Dopo aver descritto i vantaggi offerti dalla Stevia reubadiana oggi è il turno della Bardana maggiore.

COS’È

La Bardana maggiore è una pianta erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Asteraceae.
Proveniente dal continente euroasiatico, per secoli questa pianta è stata di primaria importanza per i popoli di Cina, India e Russia.

ETIMOLOGIA

Il medico e naturalista svedese Carlo Linneo, considerato il padre della moderna classificazione degli esseri viventi, nella sua opera ha inserito la bardana con il nome latino di Arctium Lappa.

Arctium Lappa - L'orso che attacca

Infiorescenza di bardana.

Arctium deriva dal greco e significa orso, sicuramente riferendosi all’aspetto villoso della pianta; lappa, il nome della specie, potrebbe derivare sia dal celtico llap che dal greco labein, entrambi gli idiomi si riferiscono alla caratteristica del frutto di attaccarsi a ciò che gli passa vicino.

DESCRIZIONE E HABITAT

La bardana può raggiungere un’altezza di circa 3 metri e presenta una radice a fittone che può svilupparsi in profondità fino ad 1 metro, il fusto è eretto, ramificato e ricoperto da una peluria densa e sottile; le foglie si dividono in due tipi: quelle basali sono picciolate, cordiforme e dal margine ondulato, mentre le foglie cauline sono prive di stelo, alterne e di forma lanceolata.

Le infiorescenze, di colore viola, sono costituite da capolini sferici riuniti in grappoli; il capolino, caratteristica unica delle Asteraceae, è un tipo di infiorescenza formata da tanti piccoli fiorellini disposti così fittamente da farla sembrare un unico fiore. La bardana fiorisce in piena estate, da giugno a settembre. Il frutto della bardana è detto cipsela, costituito alla base da un achenio, che è un frutto secco contenente un seme e, nella zona apicale da un’appendice piumosa, il pappo, che favorisce la dispersione dei semi compiuta dal vento o dal passaggio di animali.

Il meccanismo di riproduzione è per impollinazione entomogama, cioè portata avanti da insetti, in questo caso farfalle diurne e notturne.
Cresce spontanea nei prati incolti, ai margini dei sentieri e delle siepi; preferisce un substrato calcareo ma anche siliceo, purché sia ricco di azoto. Nativa del vecchio mondo, la bardana è diffusa per tutta la penisola italiana eccetto in Sicilia, nel continente asiatico è presente nelle zone più temperate e subtropicali, mentre in America del Nord è stata introdotta più recentemente.

Arctium Lappa - L'orso che attacca

Bardana in stato vegetativo.

COLTIVARE LA BARDANA

La bardana predilige un terreno di medio impasto, che sia lavorato abbastanza in profondità prima del trapianto, in modo che le radici non incontrino ostacoli al loro sviluppo. La radice di bardana assorbe alti livelli di potassio e più in generale la pianta dimostra rispondere bene quando coltivata in substrati ricchi di sali minerali residui. Sia per questo motivo e sia per l’effetto rinettante, cioè la capacità di controllo di piante infestanti, spesso le aziende agricole coltivano la bardana per chiudere la stagione colturale.

La semina diretta è sconsigliata, hanno una scarsa capacità di germinazione,con un tasso di circa il 50%. Effettuare la semina in semenzai oppure in serra, in seminiere alveolari, collocando 3 o 4 semi per alveolo; la temperatura ideale per una corretta germinazione è di 21-23°C. Le plantule vanno trapiantate dopo circa 45-60 giorni, generalmente quando presentano due palchi di foglie ben sviluppati. Per ogni metro quadrato saranno sufficienti da 3 a 5 plantule per coprire omogeneamente la superficie destinata alla coltivazione; il periodo ideale per il trapianto è tra la fine di marzo e l’inizio del mese di aprile. In zone con elevata umidità, la bardana può essere soggetta ad attacchi di malattie fungine come il pythum. Un’altro nemico estremamente pericoloso è rappresentato dai minatori fogliari; un’infestazione fuori controllo arriva a defogliare completamente la pianta.

La raccolta delle foglie va effettuata a fine estate. Successivamente la parte aerea viene falciata e all’inizio della stagione autunnale, quando la pianta entra in riposo vegetativo, vanno raccolte le radici, che sono letteralmente estirpate o a mano o con l’ausilio di macchinari appositi. Le radici vengono tagliate in pezzi di piccole dimensioni per agevolarne l’essiccamento e riposte a essiccare ad una temperatura di 40-45°C. Questa operazione è molto importante perché la radice di bardana possiede una grande capacità igroscopica, cioè di assorbire l’umidità ambientale, con il rischio che durante la conservazione proliferino delle muffe. La radice, per mantenere il suo pregio commerciale, viene raccolta solo durante il 1° anno di coltura.

COMPOSIZIONE CHIMICA

Ecco i principali costituenti chimici della bardana: steroli vegetali, responsabili della riduzione del colesterolo, composti polifenolici tra cui flavonoidi, tannino e lignani, dalle proprietà antibatteriche e anticancerogene, poliacetileni, con potere antibiotico, inulina, un carboidrato contenuto fino al 50%, glicosidi, una ricca fonte di energie, mucillagine, un immunostimolante naturale, resina e lattoni sesquiterpenici, con effetti antibatterici e anticancerogeni. Oltre ad essere ricca di vitamina A e del gruppo B, contiene numerosi minerali tra cui fosforo, ferro, manganese, zinco, sodio e si distingue soprattutto per l’alto contenuto di magnesio, calcio e potassio.

USO CULINARIO

In Europa fino all’età del medioevo è stata coltivata come ortaggio, oggi il suo utilizzo è raro tranne in Italia e Portogallo. È molto diffusa nella zona orientale del continente asiatico, più precisamente in Corea del Sud, Cina e Giappone, dove la radice di bardana è conosciuta con il nome di gobo. La radice è molto croccante e dal sapore dolce, può essere preparata fritta ed ha un sapore e una consistenza simile a quella delle patatine. I gambi giovani, raccolti all’inizio della primavera, hanno un sapore simile al carciofo e possono essere mangiati anche crudi.

Anche nella dieta macrobiotica, una pratica alimentare attualmente in voga, la bardana occupa un posto di rilievo.

LA BARDANA NELLA MEDICINA TRADIZIONALE

Nella medicina popolare la bardana trova largo impiego per la cura delle malattie della pelle come acne e dermatiti, è utilizzata anche per l’effetto diuretico, come agente purificatore del sangue e per le sue proprietà antisettiche. Alcuni composti contenuti nelle radici hanno proprietà antiossidanti e antidiabetiche. Le foglie invece sono impiegate per il trattamento dei problemi del cavo orale. Alcuni principi attivi contenuti nei semi hanno proprietà antinfiammatorie e supposti effetti anticancerogeni. La bardana rientra pienamente in quella lista di piante utilizzate dalla farmacologia cinese, ad esempio i semi sono impiegati per il trattamento di mal di gola, raffreddori e patologie della pelle.

Arctium Lappa - L'orso che attacca

Macrofotografia infiorescenza di bardana.

CANNABIS E BARDANA

In campo agricolo e più nello specifico nella coltivazione di marijuana, la bardana maggiore può ricoprire un ruolo fondamentale; l’alto contenuto di sostanze nutritive come calcio, magnesio e potassio rendono la bardana un ottimo stimolare della crescita e della fioritura. Il calcio gioca un ruolo essenziale per la creazione e lo sviluppo cellulare, per la formazione dei tessuti vegetali, è responsabile del portamento e quindi della stabilità della pianta. Il calcio risulta essere un elemento poco mobile all’interno della pianta, perciò è indispensabile che sia sempre presente in quantità sufficienti. Le piante di marijuana consumano tanto magnesio; questo elemento è fondamentale per i processi di fotosintesi oltre a svolgere un ruolo importante in alcuni processi metabolici. Il potassio è implicato in diverse attività vitali della pianta, ad esempio influisce sul processo di traspirazione regolando apertura e chiusura degli stomi, aumenta l’assorbimento dell’acqua da parte delle radici e ne stimola lo sviluppo. È anche immunostimolante, infatti i substrati ricchi di potassio aumentano la resistenza all’attacco di muffe e batteri. Inoltre, somministrato nelle giuste proporzioni conferisce al raccolto finale un aspetto ed un sapore migliore.

Le vitamine del gruppo B, contenute dalla bardana in grandi quantità, assicurano differenti vantaggi nella coltivazione di marijuana; stimolano il metabolismo delle piante che aumentano l’assimilazione dei nutrienti, favoriscono lo sviluppo di un sistema radicale più forte, garantiscono un tasso di germinazione dei semi più alto.

La bardana possiede diversi composti chimici con effetto antibatterico e antifungino, adatti per combattere alcune malattie della cannabis.

BARDANA NELLA COLTIVAZIONE DI CANNABIS

Per usufruire dei vantaggi offerti dalla bardana nella coltivazione di piante di cannabis è necessario prepararne un estratto. L’estratto di bardana maggiore consiste in un semplice processo di macerazione in acqua. Le parti della pianta indispensabili per il processo di estrazione sono foglie e radici, preferibilmente raccolte prima che la bardana fiorisca; tagliare in piccole parti foglie e radici aumenta la superficie di contatto tra le parti vegetali e il solvente utilizzato, in questo caso l’acqua, agevolando il processo di macerazione. Per 1 kg di bardana sminuzzata sono necessari 10 l di acqua di buona qualità, decantare l’acqua per 24 ore prima di procedere con l’estrazione ne migliora la qualità. Immergere foglie e radici sminuzzate di bardana in un contenitore pieno d’acqua, nelle proporzioni precedentemente indicate e lasciare macerare la soluzione per circa due settimane. Mescolare quotidianamente la soluzione agevola la macerazione dell’estratto finale. Quando il processo di estrazione è completo, prima di utilizzare il macerato è indispensabile filtrarlo; una calza di nylon è sufficiente per trattenere le impurità presenti nel macerato.

Le parti vegetali filtrate possono essere impiegate per la pacciamatura del substrato, un eccellente forma di difesa dell’apparato radicale.

Il macerato ottenuto va diluito prima di essere applicato alle piante di cannabis. In fertirrigazione va diluito in acqua con un rapporto di 1:10. Per applicazioni fogliari è necessario diluire il macerato con un rapporto di 1:20. Il macerato di bardana polverizzato sulle piante risulta essere un ottimo agente fungicida, soprattutto contro l’oidio.

Il macerato può essere comodamente conservato, in luogo fresco e al riparo dalla luce per preservarne le proprietà benefiche, pronto all’uso.

CURIOSITÀ

Una caratteristica della bardana, comunemente nota, è quella di attaccarsi ai vestiti qualora la si sfiori al passaggio; questa peculiarità si dice abbia ispirato l’ingegnere svizzero George de Mestral nell’invenzione del velcro.

di botanicaunderground@gmail.com

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