Coltivazione

Breve guida sulla coltivazione idroponica – Come coltivare cannabis fuori suolo

Per: Kevin, August 13, 2018

INTRODUZIONE

La parola idroponica deriva dal greco antico hydor che significa acqua e ponos, lavoro. È un metodo di coltivazione fuori suolo che si sviluppa in una soluzione acquosa o per mezzo di un substrato inerte. La coltivazione idroponica comprende varie tecniche e sistemi che descriveremo in seguito.

UN PO’ DI STORIA…

I giardini pensili di Babilonia sono il primo esempio della storia di un sistema idroponico; in realtà non ci sono testimonianze attendibili sulla vera esistenza di questi giardini il che fa pensare più ad una leggenda, ma alcuni storici come Diodoro il Siculo, gli descrivono come dei giardini costruiti verticalmente in cima e tutto intorno ad una ziggurat, irrigati dalle acque del fiume Eufrate.

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Illustrazione di alcuni sistemi idroponici

Un’antica pratica agricola del Mesoamerica è quella della Chinampa, costituita da una zattera ricoperta di terra, utilizzata per estendere la superficie agricola nelle zone di bacini e lagune. Le zattere venivano fissate in acqua attraverso la coltivazione del salice piangente che con le sue radici si ancorava sul fondo delle lagune. Le Chinampa erano circondate da canali che servivano per l’irrigazione e fungevano anche come vie di comunicazione. A Città del Messico è ancora possibile ammirare queste grandi isole di agricoltura tradizionale.

Bisogna aspettare gli anni ’20 del novecento per sentire parlare per la prima volta di idroponica; infatti fu il dottor William Gericke ad inventare la parola idroponica e ad introdurre questa tecnica di coltivazione nel settore della produzione agricola.

COLTIVARE IN IDROPONICA

In una coltivazione idroponica le piante crescono fuori suolo, senza l’utilizzo della terra che nella maggior parte dei casi è sostituita con materiali inerti o più semplicemente le radici crescono in acqua arricchita di sostanze nutritive. I substrati inerti più diffusi sono la perlite, la vermiculite, l’argilla espansa, il cocco e la lana roccia; questo genere di medium è definito inerte perché non contiene sostanze nutritive inoltre alcuni tra questi substrati sono sterilizzati prima dell’uso perciò privi di agenti patogeni. L’alimentazione della pianta è affidata esclusivamente all’acqua a cui vengono aggiunte tutte le sostanze nutritive vitali per il suo sviluppo. Un sistema di irrigazione a circuito chiuso, con recupero delle acque di scolo, provvede a trasportare l’acqua a tutte le piante che alloggiano nel sistema idroponico. La qualità dell’acqua è molto importante; per avere un pieno controllo sull’alimentazione della pianta è necessario utilizzare acqua osmotica, cioè priva di sali minerali. Le sostanze nutritive essenziali verranno aggiunte all’acqua in relazione al fabbisogno della pianta e alla fase di sviluppo in cui si trova. Un misuratore di elettroconducibilità, EC, è molto utile per conoscere la quantità di sali minerali disciolti nell’acqua.

Un altro fattore da tenere sotto controllo è il ph dell’acqua; il migliore range di assorbimento per la cannabis coltivata in idroponica varia tra un valore di 5.5 e 6.1 di ph dell’acqua.

Per una crescita forte e sana dell’apparato radicale è importante che la soluzione nutritiva sia ricca di ossigeno; una pompa ossigenatrice è un’ottima soluzione. La quantità di ossigeno disciolto nell’acqua varia rispetto alla temperatura della soluzione nutritiva. La temperatura ideale della soluzione nutritiva per coltivare in idroponica è di 18-21°C, una temperatura inferiore a 16°C è causa di una crescita stentata. Se la temperatura della soluzione nutritiva è superiore ai 23°C la quantità di ossigeno disciolto diminuisce a tal punto da provocare asfissia radicale.

Tempi e modalità di irrigazione sono una componente essenziale per un sano e vigoroso sviluppo della pianta. Bisogna prestare attenzione a non soffocare le radici con irrigazioni troppo frequenti e abbondanti; d’altra parte un’irrigazione stentata è causa di uno stato di salute non proprio ottimale.

La soluzione nutritiva va sostituita ogni 7-10 giorni per adeguare la fertilizzazione alle differenti fasi di crescita della pianta.

SISTEMI IDROPONICI

Di seguito una breve panoramica dei sistemi idroponici più diffusi sul mercato:

DWC o Deep water culture, è una tipologia di impianto idroponico molto semplice, sono dei sistemi passivi cioè senza timer e pompa per l’irrigazione, le radici pendono direttamente nella soluzione nutritiva che arricchita di ossigeno garantisce il sano sviluppo della pianta.

TFD o Top feed drip, in questo sistema un temporizzatore controlla la pompa dell’acqua, che ad intervalli programmati provvede ad irrigare le piante attraverso dei gocciolatori installati alla base della pianta; la soluzione nutritiva in eccesso defluisce nuovamente nel serbatoio sottostante per essere riutilizzata.

E&F o Ebb and Flow, è un sistema idroponico in cui le piante sono collocate in una vasca che ad intervalli regolari viene riempita con la soluzione nutriente creando una marea. Il substrato e le radici sono sommerse nella soluzione nutriente e quando la pompa di irrigazione smette di pompare, l’acqua contenuta nella vasca defluisce attraverso un sistema di scolo nel serbatoio principale. Una valvola di troppo pieno evita che l’acqua immessa nella vasca straripi fuori. Il sistema di flusso e riflusso della soluzione nutriente assicura un costante apporto di ossigeno per uno sviluppo ottimale della pianta. È molto importante che la zona delle radici non rimanga sommersa per troppo tempo nella soluzione nutriente, inoltre l’intervallo di tempo tra un irrigazione e l’altra dipende dallo stato delle piante e dal substrato impiegato.

NFT o Nutrient Film Technique, rappresentano una gamma di impianti idroponici diffusi soprattutto nelle operazioni commerciali; l’NFT è un sistema di canalette, dove alloggiano le piante, in cui la soluzione nutritiva viene continuamente irrigata in modo da formare uno strato sottile d’acqua. Le canaline devono essere installate leggermente inclinate dall’alto verso il basso per creare il flusso della soluzione nutriente che in seguito viene raccolta in un serbatoio posto ai piedi delle canaline e poi messa nuovamente in circolo. È un sistema molto semplice e produttivo.

BIOPONIA

Spesso le colture idroponiche sono realizzate con l’impiego di fertilizzanti minerali o di sintesi. Le ragioni di questa scelta sono varie, ad esempio, per la maggiore solubilità di questi prodotti rispetto ai fertilizzanti di origine organica che ostruiscono facilmente i condotti di irrigazione, oppure per la composizione dei fertilizzanti di origine minerale che assicurano la disponibilità immediata delle sostanze nutritive necessarie allo sviluppo della pianta. Il fattore più importante che motiva l’impiego di fertilizzanti a base minerale è l’assenza del medium terra; infatti la terra impiegata come substrato, oltre a svolgere un effetto tampone tra la soluzione nutritiva e la pianta, è ricca di microrganismi che contribuiscono a rendere disponibili per la pianta alcune sostanze organiche che altrimenti non può assimilare.

Per coltivare un giardino idroponico biologico è necessario creare le stesse condizioni di vita presenti nella terra ma all’interno della soluzione nutritiva. Innanzitutto è necessario inoculare le piante con dei microrganismi specifici come Trichoderma harzianum, per favorire la decomposizione della materia organica; è indispensabile l’impiego di un biofiltro per creare le condizioni ideali per la loro sopravvivenza in acqua. I substrati come la fibra di cocco rappresentano un ottimo ambiente per la proliferazione dei microrganismi. Alla soluzione nutritiva va aggiunto un fertilizzante di origine organica a base di humus, che sia altamente solubile e comprenda un’ampia gamma di sostanze che riproducono nella soluzione nutritiva la struttura articolata della terra.

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Illustrazione del ciclo dell’acquaponia

In un giardino in bioponia è importante che il coltivatore monitori costantemente lo stato di salute delle piante per interpretare il loro fabbisogno nutrizionale. Parametri come EC e ph sono importanti ma influiscono in maniera decisiva sull’assimilazione delle piante come in un normale giardino idroponico.

AEROPONICA

La coltivazione aeroponica è un sistema avanzato di coltivazione fuori suolo. Nei sistemi aeroponici, a differenza di quelli idroponici, la soluzione nutriente viene nebulizzata direttamente sulle radici. Nei sistemi aeroponici le radici crescono sospese nel vuoto, creando un ambiente ricco di ossigeno, ottimale per il sano sviluppo delle radici. Il dispositivo d’irrigazione è un sistema chiuso costituito da capillari collegati a degli ugelli nebulizzatori installati nella zona di crescita delle radici; la soluzione nutritiva viene nebulizzata direttamente sulle radici, successivamente defluisce in un serbatoio di raccolta e quindi immessa di nuovo in circolo. Il vantaggio della coltivazione in aeroponica è rappresentato dalla modalità di fertirrigazione, infatti quando la soluzione nutritiva è nebulizzata in piccole goccioline congiuntamente alla grande quantità di ossigeno presente, le piante assimilano molto meglio le sostanze nutritive di cui hanno bisogno.

La coltivazione in sistemi aeroponici è molto rapida e produttiva ma allo stesso tempo sono dei sistemi delicati che hanno bisogno di una manutenzione continua.

ACQUAPONIA

La coltivazione in acquaponia è un sistema basato sulla simbiosi tra la coltivazione in idroponica e l’acquacoltura. Nei giardini in acquaponia, l’impianto idroponico è collegato ad una vasca di allevamento per pesci o più semplicemente ad un acquario; l’acqua delle vasche di allevamento è immessa nel circuito di irrigazione del sistema idroponico, le piante filtrano l’acqua dalle sostanze di scarto prodotte dai pesci e ne assimilano le sostanze nutritive. L’acqua, una volta filtrata, defluisce di nuovo nella vasca di acquacoltura.

Vediamo nello specifico come funziona la simbiosi tra questi due sistemi: il fattore chiave dell’acquaponia è la nitrificazione per mezzo di batteri nitrificanti dell’ammoniaca in nitrati. L’ammoniaca è rilasciata nell’acqua attraverso l’escrezione dei pesci e dalle branche come sottoprodotto di alcune attività metaboliche, un’alta concentrazione di ammoniaca nell’acqua può compromettere la salute dei pesci e perciò deve essere costantemente filtrata. I batteri del genere Nicrobacter e Nitrosomonas giocano un ruolo fondamentale, convertendo l’ammoniaca prima in nitrito e successivamente in nitrato; queste due forme di azoto sono assimilate facilmente dalle piante, riducendo efficacemente la tossicità dell’acqua per i pesci.

I pesci di acqua dolce sono il genere più comune allevato in acquaponia.

Coltivare cannabis fuori suolo offre molteplici vantaggi, come ad esempio, il maggiore controllo dei fattori vitali per la pianta, la crescita esuberante del giardino, il risparmio di risorse idriche, l’impiego mirato dei fertilizzanti o l’assenza di terra e di altri materiali pesanti. Per il coltivatore di cannabis, l’idroponica rappresenta una grande opportunità soprattutto in quei paesi dove il clima è più proibizionista.

botanicaunderground@gmail.com

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