Coltivazione

Cannabis Living Soil

Per: Soft Secrets, October 22, 2018

La continua ricerca di marijuana della migliore qualità insieme alla sensibilità dei coltivatori sempre più alta nei confronti dell’ambiente, ha aperto la strada a pratiche agricole non convenzionali, ecologiche, applicate alla coltivazione di cannabis. Per anni i metodi di coltivazione prevedevano l’impiego di fertilizzanti e pesticidi di sintesi, sviluppando nella pianta una forte dipendenza da essi o dall’uomo. Living soil è una filosofia di coltivazione con l’obiettivo di ricreare la complessità della vita nel suolo tipica degli ecosistemi presenti in natura.

Cannabis Living Soil

LA VITA NEL SUOLO

La qualità del suolo è estremamente importante per la vita di qualsiasi vegetale, infatti è il medium attraverso cui la pianta si nutre e cresce. Un suolo vivo contribuisce in maniera significativa al sano sviluppo di una pianta; bisogna immaginare la vita nel suolo come una complessa rete alimentare in cui gli attori principali sono dei microrganismi che si adoperano, giorno e notte, per rendere prontamente disponibili tutte le sostanze di cui una pianta ha bisogno.

LA RETE ALIMENTARE DEL SUOLO

In natura le piante si alimentano in maniera naturale, attraverso alcuni meccanismi che coinvolgono pienamente la rete alimentare presente nel suolo. Questa rete è formata da una comunità di microrganismi, incredibilmente numerosa, che vivono al suo interno e sono implicati in numerosi processi biologici. Analizziamo il funzionamento attraverso gli attori principali di questa complessa rete. I lombrichi giocano un ruolo fondamentale e sono tra i più importanti microrganismi visibili ad occhio nudo; costruiscono gallerie all’interno del terreno, che vengono sfruttate dalle radici per avanzare, contribuendo alla permeabilità di aria e acqua, si nutre di tutto quello che incontra sul suo cammino, come materia organica, batteri e funghi, ingerisce ogni giorno il suo peso equivalente e ne defeca la maggior parte, è dotato di un sistema digestivo capace di estrarre i minerali dalle parti associate alla terra rendendoli prontamente disponibili per essere assimilati dalle piante. Anche i nematodi svolgono una funzione molto importante, sono dei veri divoratori di materia organica e attraverso le loro escrezioni producono ammonio, una forma di azoto. Un’altra funzione svolta dai nematodi è di agevolare la mobilità di funghi e batteri, infatti questi ultimi, avendo un raggio di mobilità ridotto, si appiccicano ai nematodi per percorrere distanze maggiori. Esistono più di 20.000 specie di nematodi, alcuni dei quali sono benefici per le piante. Tra i microrganismi che popolano la rete alimentare del suolo ci sono numerose specie di funghi benefici che svolgono differenti funzioni. Alcuni di essi sono coinvolti nel processo di compostaggio, concentrandosi sulla materia organica più vecchia e difficile da decomporre, ad esempio i funghi saprofiti sono delle autentiche macchine divoratrici. Il Trichoderma è un genere di funghi che sviluppa delle relazioni endofitiche mutualistiche con la pianta, infatti questo tipo di funghi vive e si sviluppa all’interno dell’apparato radicale, in questo modo la pianta provvede alla sua alimentazione e in cambio il Trichoderma svolge una funzione protettiva fronte a stress e alla presenza di agenti patogeni. Il Trichoderma harzanium è un ottimo agente fungicida effettivo contro Fusarium, Rhizoctonia e Botrite. Altri generi di funghi sviluppano un rapporto di simbiosi detta micorrizica, il fungo con i suoi filamenti, dette ife, penetra le cellule delle radici della pianta, colonizzandola letteralmente, stabilisce un rapporto a beneficio di entrambi. Le piante attraverso la fotosintesi clorofilliana forniscono carbonio, elemento vitale per il fungo, in cambio di sostanze nutritive come azoto, fosforo, potassio e altri microelementi captati nel terreno; infatti il fungo è alla continua ricerca di nutrienti, fattore che stimola lo sviluppo dell’intero sistema radicale. Le micorriza forniscono molti vantaggi, apportano sostanze nutritive in forme assimilabili dalla pianta, forniscono protezione da stress idrici e attacchi di agenti patogeni, garantiscono una riserva costante di nutrienti, migliorano la struttura del suolo, promuovendo lo sviluppo di piante più vigorose e competitive.
Gli artropodi, un numeroso gruppo di invertebrati, autentici masticatori, si nutrono di materia vegetale morta, accelerandone la decomposizione, rendono più facile il lavoro di funghi e batteri.
I batteri sono implicati in varie attività all’interno della rete alimentare del suolo; ogni genere di batteri svolge funzioni differenti, gli attinomiceti sono specializzati nella decomposizione di materia organica, altri batteri come il Bacillus subtilis sono validi agenti di controllo biologico. Un ruolo molto importante è ricoperto da quei batteri coinvolti nel ciclo dell’azoto; alcuni di essi, detti azotofissatori, sono in grado di fissare l’azoto atmosferico trasformandolo nella sua forma ammoniacale che successivamente viene trasformata dai batteri nitrificanti, Nitrosomonas e Nitrobacter, prima in nitrito e infine in nitrato, una forma di azoto assimilabile dalla pianta. Nella rete alimentare del suolo l’azoto in forma ammoniacale non proviene solo dall’atmosfera, in buona parte deriva dai processi di decomposizione della materia organica. Infatti differenti microrganismi ne producono in abbondanza, come ad esempio i nematodi. La comunità di batteri presenti nel suolo è tenuta sotto controllo dai protozoi, organismi unicellulari che si nutrono di batteri e funghi. I protozoi rappresentano il pasto di lombrichi e nematodi. Infatti, i microrganismi si cibano sia di residui organici che di altri microrganismi, generando una vasta gamma di sostanze disponibili per le piante. La rete alimentare del suolo funziona attraverso l’interazione tra microrganismi, piante e ambiente. La pianta per mezzo della fotosintesi clorofilliana produce alcune forme di carboidrati che in parte vengono essudati dalle radici; i carboidrati sono il vettore che fornisce l’energia necessaria per la vita dei microrganismi. In cambio i microrganismi forniscono prontamente alla pianta tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno in forme assimilabili e in esatta quantità. Inoltre i microrganismi come sottoprodotto dell’attività respiratoria emettono CO2 che viene restituito all’atmosfera, chiudendo il ciclo del carbonio.

Cannabis Living Soil

CANNABIS & LIVING SOIL

La complessa rete di microrganismi cooperanti tipica di un suolo vivo, costituisce un sistema perfetto per la coltivazione di cannabis dal seme alla sua raccolta, garantendo un prodotto di elevata qualità e rispettoso dell’ambiente. Nella coltivazione in living soil, riponiamo la fiducia nel rapporto che si instaura tra piante e terreno; le piante non dipenderanno più dall’apporto di additivi, evitando sprechi inutili e la loro dispersione nell’ambiente. Le sostanze nutritive sono contenute tutte nel terreno, grazie al lavoro dei microrganismi, le piante si alimentano su richiesta, in base alle loro necessità prelevano dal suolo i nutrienti, nel momento in cui ne hanno bisogno e in esatta quantità. In living soil non c’è il rischio di sovralimentare eccessivamente le piante causando uno sviluppo sproporzionato e privo di armonia.
La tendenza di molti coltivatori principianti è di ingozzare le piante con additivi di ogni genere; la nutrizione scorretta insieme all’impiego di fertilizzanti di origine chimica sono la maggior causa di squilibrio nelle piante, il ph della pianta viene alterato, indebolendola anche nei confronti dei parassiti, la relativa purezza dei fertilizzanti crea l’accumulo nel terreno di sali minerali e di sostanze indesiderate, come i metalli pesanti.
Rispetto ad altre pratiche agricole in cui il substrato dopo il suo utilizzo è gettato via, in living soil il terreno viene mantenuto, ammendato con additivi naturali e compost e successivamente riutilizzato rendendo la coltivazione di cannabis più economica e sostenibile.

COLTIVARE IN LIVING SOIL

Nella coltivazione in suolo vivo è necessario innanzitutto preparare un buon substrato. Un terreno che possiede una buona struttura, arieggiata e permeabile, permette la circolazione di ossigeno e l’evacuazione di CO2 prodotto dai microrganismi, oltre a facilitare la loro mobilità. La circolazione dell’acqua è altrettanto importante, è necessaria per disciogliere alcune sostanze nutritive presenti nel terreno affinché vengano assimilate dalla pianta. Il substrato deve essere ricco di humus per fornire materia organica ai microrganismi, inoltre aumenta la porosità del terreno e funge da riserva idrica. È utile aggiungere al substrato anche alcuni ammendanti, per mantenere stabile il ph del terreno e fornire una gamma più ampia di nutrienti.

Ecco qui una ricetta dettagliata per preparare un buon substrato:

  • 50 litri TERRA di buona qualità come ad esempio Bio Terra Plus di BIOCANNA.
  • 25 litri COCCO per conferire maggiore struttura al substrato.
  • 25 litri PERLITE per aumentare il drenaggio e la presenza di ossigeno nel terreno.
  • 1 kg HUMUS DI LOMBRICO per stimolare la vita nel suolo.
  • 50 g CALCE DOLOMITICA per mantenere stabile il ph.
  • 100 g FARINA DI ORTICA per stimolare la vita microbica nel terreno.
  • 100 g AZOMITE per ampliare la gamma di sostanze nutritive.

Funghi e batteri verranno inoculati successivamente in 3 fasi differenti. Nella prima fase, micorriza in polvere e batteri del genere Trichoderma harzanium, al momento del trapianto devono essere collocati nel foro che accoglie la pianta, direttamente a contatto con le radici. Nella seconda fase sono impiegati funghi e batteri solubili in acqua, somministrati durante l’irrigazione. Infine, mediante un tè di compost ossigenato, la forma più effettiva per stimolare la vita nel suolo.
TIPS

  • evitare fluttuazioni del ph causati dall’aggiunta di sostanze acide o alcaline, il ph del terreno non deve mai essere inferiore ad un valore di 5.9 per non compromettere la vita microbica;
  • decantare l’acqua di irrigazione per eliminare la presenza di cloro, killer dei microrganismi;
  • ossigenare l’acqua di irrigazione è molto utile per fornire ossigeno all’apparato radicale;
  • impiego di EM, microrganismi effettivi per arricchire la rete alimentare del suolo;
  • evitare l’impiego di fertilizzanti e pesticidi di origine chimica, per non danneggiare le popolazioni di microrganismi presenti nel suolo;
  • no till farming, una pratica agricola che prevede la non lavorazione del terreno allo scopo di non compromettere la rete alimentare del suolo già presente.

Il living soil può apparire una pratica complicata e rischiosa per la resa finale, ma in realtà è modo per tirar fuori il massimo del potenziale genetico di una pianta, rispettando e sostenendo l’ambiente che ci circonda.

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