Coltivazione

Essere un grower

Per: Soft Secrets, January 7, 2019

Intervista a una persona dalla vita interessante e peculiare

Grower, dall’inglese “coltivatore”, è una parola molto usata soprattutto su internet per definire una categoria di appassionati di cannabis praticanti. Ho incontrato una persona molto interessante e ho colto l’occasione per condividere con i miei lettori la conversazione che abbiamo avuto. È un personaggio atipico e la sua posizione è complicata nella nostra società. Come nel passato, anche stavolta si tratta di un italiano emigrato inseguendo un sogno di libertà.

“Quando mi sono reso conto di fare il grower stavo facendo solo quello. Ti rendi conto improvvisamente di stare imparando a fare un lavoro: la ripetitività, la gestualità, la cura e l’attenzione le ho guadagnate con l’esperienza. Uno che tira due cavi in un appartamento non si definisce elettricista, nonostante l’impianto funzioni perfettamente. Per me tutto iniziò una mattina in cui avevo da mandare avanti tante stanze piene di tante piante che non aspettano nessuno, come un contadino con le mucche lavora anche a natale, pasqua e capodanno. Se ti ci dedichi lo sentono”.

Essere un grower

SSIT: Cosa sentono?

“È inspiegabile: ho un’amica che uccide qualsiasi pianta nonostante ci si prodighi ogni giorno mentre io posso gettare un vasetto in un angolo del balcone e ricaccia! Le piante sono esseri viventi con molti più sensi dei nostri. È il pollice verde, un dono che certe persone hanno e altre no. Bisogna rendersene conto. Ovviamente non basta ciò a fare di me un grower, ci vuole oltre che all’amore anche la passione, la voglia, il sacrificio… con la cura dei dettagli alla fine si arriva a completare l’opera. Le piante siamo capaci di farle tutti, magari diversamente ma a fine fioritura ci arrivano tutti.

Coltivare è la tua vita. Non ce n’è, sei responsabile della vita degli esseri viventi nella tua sala di coltivazione. Ti alzi e pensi a quello, vai a dormire e pensi a quello. Il fatto che sono vive fa sì che la tua vita si incastri con la loro. E ti accorgi delle differenze quando parli con chi ha solo un armadio con una lampadina. Io non ci sono passato dall’armadietto, ho imparato direttamente fuori dall’Italia. E nessuno mi ha detto che ero grower finché non ho imparato dai cloni alla fioritura a far tutto”.

SSIT: Hai avuto un maestro?

“Sì, una grande persona capace. Realmente un grower rispetto al movimento cannabico dove tutti sono profeti ma poi si vergognano a farti assaggiare la loro erba. Eh si scusa ce l’ho da stamattina nella bustina e si è rovinata e forse ha perso un po’ di odore è solo una 0,2… Agli albori del movimento cannabico si chiese perché non usare i prodotti dell’orto per far crescere fiori da fumare buoni come la verdura di nonno? Era un fumatore di qualità che cercava quel qualcosa in più che non trovava nel mercato nero. Ti serve se vuoi diventare grower un maestro o qualcuno che ti spieghi e ti faccia vedere e rendere conto di come cambia la pianta trattandola diversamente. Da zero non è possibile pensare di azzeccare il metodo migliore perché ogni via porta al raccolto ma solo pochissime conducono al top. Un grower esperto sta al top”.

SSIT: Cosa intendi come top?

“Quando inizia ad avere un metodo che con poche ore la settimana ti permette di produrre costantemente sul lungo periodo di tempo ottenendo quantità alte e ottima qualità. Non sei mica bravo se raccogli 1 grammo/Watt due volte l’anno con vegetative da quattro mesi. Sei un grower e te lo guadagni sul campo, senza troppa teoria ma con molta pratica. Ovviamente la teoria è importante, ma bisogna crescerle ste piante per capirle e far tesoro dell’esperienza”.

SSIT: Qual è il tuo metodo?

“Tutto comincia dalla scelta della stanza giusta, dello strain adatto alle nostre esigenze, dei prodotti giusti di cui avremo bisogno. Poi indipendentemente dalle scelte si deve prendere un metodo e non cambiare in corsa. Eventualmente ogni nuova idea sarà buona per il ciclo dopo. Io metto poche piante al metro quadro, applico potature costanti e pulisco le mie piante costantemente. Utilizzo una fertilizzazione né leggera né pesante, quello che mi chiedono glielo fornisco con fermentati liquidi organo-minerali che compro e dei quali conosco la composizione. Non serve molto, in vaso si possono fornire adeguate quantità di fertilizzante senza eccedere nel fabbisogno. Mancano solo le adeguate condizioni ambientali di temperatura e umidità dell’aria e l’amore”.

Come nel passato, anche stavolta si tratta di un italiano emigrato inseguendo un sogno di libertà.

SSIT: E oltre alle piante?

“Nella mia vita c’è spazio per poco altro. Anni di fatica e di notti insonni per via della responsabilità e del rischio sia legale che economico. Hai pochissimi rapporti sociali, devi dedicarci la vita. Sei in condizioni strane, in case magari disperse o amene, con le comodità solo per le piante. Diviene più complicato procurarsi anche un solo bulbo di ricambio. Le persone a cui vuoi bene ne risentono del tuo stile di vita, soffrono sapendoti a rischio. Non è facile, non lo è stato. Credo però di portare avanti una cultura e voglio cambiare il futuro del movimento cannabico”.

Voglio ringraziare il nostro ospite per averci raccontato la sua esperienza, che credo sia unica. Buone fioriture!

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