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Cannabis Price Index – Il costo reale della cannabis impone una riforma mondiale volta alla legalizzazione

Per: Kevin, June 1, 2018

Quanto costa un grammo di cannabis a New York? Quanto a Bangkok o ad Asuncion? La cannabis, che ci piaccia o meno, ha un costo nel mondo globalizzato e da anni ormai, settori della ricerca economica si stanno occupando delle potenzialità remunerative della pianta, sia a livello di capitale privato che di bilancio pubblico. I numeri sono stati ora pubblicati e il quadro che questi profilano, impone un impegno ancor più strenuo per la legalizzazione, in ogni parte del globo.

Con l’aumentare dei paesi in cui è consentito vendere la cannabis, sono diverse le realtà che si stanno lanciando in questo nuovo settore. Tra queste Seedo, l’azienda israeliana con sede ad Haifa che ha messo a punto un rivoluzionario dispositivo elettronico per la coltivazione indoor: una growbox completamente automatizzata e controllabile tramite app, in cui è possibile passare dal seme al fiore senza praticamente toccare la pianta. L’obiettivo della start up è di far si che i consumatori, sia a livello medico che ricreazionale, siano in grado di coltivare quanto necessario al loro fabbisogno, senza dover pagare i costi di produzione e tassazione, e soprattutto bypassando il rischio pesticidi.

Cannabis Price Index - Il costo reale della cannabis impone una riforma mondiale volta alla legalizzazione
Alla fine dello scorso gennaio, Seedo ha pubblicato uno studio condotto in proprio e titolato “Cannabis Price Index”, in cui viene illustrato nel dettaglio il costo della cannabis in 120 città sparse sul globo. L’intento dichiarato dello studio era quello di attirare l’attenzione sul bisogno di una riforma legislativa a livello globale rispetto alla produzione e al consumo di cannabis e di determinare se esistono dei meccanismi virtuosi in quelle città che ad oggi sono pioniere della legalizzazione.

Sebbene la tecnologia creata da Seedo consenta di emanciparsi completamente dal dover acquistare infiorescenze di cannabis, lo studio da loro proposto ha voluto prendere soprattutto in considerazione i potenziali introiti per le casse degli stati che decidessero di regolamentare la vendita di cannabis sul modello americano. Per questo, tra i parametri fondamentali della ricerca hanno deciso di calcolare il potenziale gettito fiscale cui le città beneficerebbero, se decidessero di aprire le porte ad una legalizzazione sia in senso medico che ricreazionale.

Lo studio si è concentrato su 120 città sparse su tutti i continenti: città in cui la cannabis è attualmente illegale, città in cui è tollerata o legalizzata solo a livello medico e città in cui grazie alla legalizzazione sono disponibili dati certi. I ricercatori si sono poi concentrati sull’individuazione di un prezzo medio per grammo di cannabis in ognuna di questa città, partendo dai dati pubblicati lo scorso anno dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC). Questi dati possono diventare obsoleti in fretta (su Milano, per esempio, quello indicato nella classifica è spesso il prezzo minimo), e ovviamente il costo finale dipende da molti fattori (come la qualità e chi effettivamente la vende). Ma possiamo dire che le speculazioni di Seedo, almeno per quanto riguarda il bel paese, non sono andate poi così lontane dalla realtà.

Il quantitativo in tonnellate di marijuana consumata annualmente per ogni città è stato invece calcolato mettendo in rapporto la popolazione totale, la percentuale di consumatori sulla popolazione secondo i dati UNODC e il consumo totale stimato (annuale) in grammi. Per calcolare invece il potenziale gettito fiscale scaturito da un’eventuale legalizzazione, Seedo ha preso come riferimento la tassazione imposta al più popolare marchio di sigarette e lo ha comparato alle percentuali imposte attualmente nelle città americane in cui la cannabis legale è già realtà. Ma andiamo a vedere i numeri nel dettaglio.

Le tabelle pubblicate da Seedo e consultabili all’indirizzo http://weedindex.io/#fullstudy ci forniscono un’enormità di dati sul consumo di cannabis a livello globale e scorrendole è subito possibile notare come il continente nord americano sia quello in cui il consumo complessivo è maggiore, dato dovuto in gran parte al fatto che gli Stati Uniti risultano anche il paese al vertice della graduatoria sui volumi di produzione. Dopo il secondo posto dell’Europa (234 tonnellate contro le 296 delle città censite tra USA e Canada), in terza posizione si trova l’Asia che vanta invece il primato per quanto riguarda il costo medio per un grammo di cannabis con un valore pari 15,29 dollari, distaccando di misura Oceania ed Europa, il cui prezzo medio si aggira rispettivamente sugli 11,1 e 10,2 dollari al grammo.

Non sorprende quindi che le prime cinque città più care per l’acquisto di infiorescenze siano appunto tutte asiatiche: guida Tokyo con 32,6 dollari per grammo, seguita da Seoul (32,4), Kyoto (29,6), Hong Kong (27,4), per chiudere poi con Bangkok (24,81) che risulta essere l’unica delle cinque città in cui la cannabis è parzialmente legale, contrariamente alle altre quattro in cui la vendita è considerata illegale. Jakarta, invece, viene indicata come la capitale più economica con 3,79 dollari al grammo, nonostante in Indonesia la cannabis sia classificata come droga pesante e ad essa siano applicate pene durissima quali l’ergastolo o addirittura la pena di morte.

Confrontando i prezzi asiatici con quelli degli Stati Uniti, unica nazione insieme all’Uruguay ad essere rappresentati da almeno una città in cui la vendita di cannabis è legalizzata, appare lampante la differenza sulle “politiche di prezzo”. Basti pensare che la città americana con il costo più elevato è Washington con “soli” 18 dollari, risultando per giunta più cara del 50% rispetto alle altre metropoli statunitensi come ad esempio Chicago (seconda con 11,4) o New York (quinta a 10,7 dollari per grammo). O al fatto che a Boston un grammo di cannabis in un dispensario medico costi mediamente il doppio in più (11,01) che nelle strade di Manila, dove viene venduta illegalmente per 5,24 dollari al grammo.

Cannabis Price Index - Il costo reale della cannabis impone una riforma mondiale volta alla legalizzazione

Senza troppe sorprese invece, non stupisce trovare il Sud America all’ultimo posto nella graduatoria dei prezzi medi continentali con Quito che si aggiudica il titolo di città più economica a fronte dei soli 1,3 dollari necessari per l’acquisto di un grammo di cannabis, spuntandola su Bogotà in cui serve spendere poco meno del doppio (2,2). Curiosamente, in Italia, il costo della cannabis rispecchia abbastanza fedelmente il “canonico” costo della vita che vede il nord Italia, in questo caso rappresentato da Milano, in testa con 8,8 dollari al grammo, seguito dal centro (Roma a quota 7,8) poco distanziato dal sud che con Napoli si discosta di un soffio con 7,7 dollari al grammo.

L’Australia invece si piazza alla pari con gli States, con la cannabis più economica a Canberra (9,65 dollari al grammo). In generale, è possibile affermare che i paesi con leggi molto severe in materia di cannabis riflettono i prezzi più alti, ma non necessariamente l’uso più basso. Basti pensare a città come Il Cairo e Karachi, dove la canapa è completamente illegale (l’Egitto continua a esercitare la pena di morte per la compravendita di grandi quantità) ma i numeri sul consumo sono invece in continua ascesa.

Mettendo in relazione i volumi fatti registrare per i consumi di cannabis con l’aspetto prettamente legato alla tassazione, dallo studio sono emersi diversi spunti di riflessione interessanti come ad esempio la possibilità di generare un introito pari a circa 156,4 milioni di dollari nella sola città di New York se anche la cannabis ricreazionale fosse tassata al valore medio di tasse applicate alla cannabis negli interi Stati Uniti. La cifra in questione, per dare un’idea dell’ammontare complessivo, potrebbe essere equivalente a quella necessaria per fornire tre mesi di pasti gratuiti per ogni bambino nelle scuole della Grande Mela, stando a quanto affermato dallo stesso CEO di Seedo Uli Zeevi.

Analogamente, sempre prendendo come riferimento New York e le 77,44 tonnellate di cannabis consumate annualmente, se si applicasse la tassazione tipica delle sigarette, il totale delle possibili tasse ammonterebbe a circa 354 milioni di dollari. Comprensibilmente, anche su questo fronte, a livello di singola nazione, gli Stati Uniti risulterebbero primi assoluti con più di un miliardo di dollari, distaccando nettamente Australia (391 milioni), Regno Unito (379) ed Egitto. Quest’ultimo, nel caso in cui decidesse per una legalizzazione estensiva, potrebbe incassare quasi 385 milioni di dollari l’anno, solo grazie al gettito indotto dalla cannabis.

Si capisce che queste sono cifre esorbitanti, numeri che solitamente si leggono nelle manovre economiche “lacrime e sangue” che tanto piacciono alla nostra politica, somme che si sentono solo nelle presentazioni di bilancio di colossi dell’industria. Come possiamo accettare i continui tagli all’istruzione, alla sanità e alle pensioni, quando c’è un sommerso del genere che non vede l’ora di venire a galla? La politica tutta, non solo quella italiana, ha ormai il dovere morale di fare i conti con questi numeri. Gli esempi che arrivano dagli Stati Uniti testimoniano che è possibile istaurare un circolo virtuoso, in cui sia pubblico che privato possono beneficiare dell’indotto creato dal cannabusiness. Il flusso di denaro sarebbe continuo e copioso, e darebbe linfa vitale a settori e categorie sociali dimenticati dagli investimenti pubblici. Senza contare il Perché aspettare ancora?

Giovanna Dark

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