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Harry Jacob Anslinger: il proibizionista

Per: Kevin, June 6, 2018

Per quasi un terzo del secolo scorso, dal 1930 fino al 1962, un solo uomo, Harry Jacob Anslinger (1892-1975), ha modellato le politiche americane in materia di droghe. Conoscere la sua storia e il suo lavoro è necessario per comprendere la storia del proibizionismo come oggi lo conosciamo.

Il Federal Bureau of Narcotics

Il 1920 fu l’anno in cui venne ufficialmente instaurato il proibizionismo degli alcolici negli USA: importare, produrre, vendere o possedere bevande alcoliche era diventato illegale. Naturalmente il liquire illegale divenne un successo immediato. In quegli anni, Anslinger era console a Nassau, nelle Bahamas britanniche, che allora era uno dei porti principali di contrabbando. Il console Anslinger si fece subito notare per il suo strenuo impegno nel reprimere i traffici e nel giro di poco tempo il Prohibition Bureau lo chiamò tra le sue fila. Il primo luglio 1930, tre anni prima della fine del Proibizionismo sugli alcolici, le funzioni di regolamentazione delle sostanze stupefacenti vennero delegate ad un nuovo bureau federale per i narcotici: Harry Jacob Anslinger venne nominato commissario generale dopo che altri candidati vennero travolti da scandali personali e il 23 settembre dello stesso anno il presidente Herbert C. Hoover tramutò il suo incarico in permanente.

Politiche repressive

I problemi di dipendenza, in particolare da oppiacei, non erano una novità quando Anslinger si insediò al timone del Federal Bureau of Narcotics. La figura del “tossico” era già stata introiettata nella pubblica opinione ma soprattutto in veste di propaganda militare: prima con i tedeschi durante la prima guerra mondiale e poi con i cinesi. Harry Jacob Anslinger privilegiò un approccio estremamente punitivo fin dall’inizio. Seduceva membri del Congresso e altri politici, fornendo a tutti coloro che servivano i suoi interessi materiale per dipingersi come paladini nella lotta alla droga. Si oppose implacabilmente ad ogni tipo di “educazione” sulla realtà dell’uso di droghe, sulla base del fatto che avrebbe incoraggiato “la sperimentazione giovanile”. Il suo ufficio divenne famoso per lanciare un allarme dopo l’altro: ad esempio, che le droghe portavano a commettere crimini violenti o che i tossicodipendenti avrebbero naturalmente indotto altri a diventare dipendenti. Altre volte il Bureau avvertiva che un’intera generazione era in pericolo, o che la gioventù americana avrebbe subito un’ondata di delinquenza. A quei tempi le statistiche sul consumo non erano certo perfette e venivano sistematicamente manipolate secondo un preciso schema: salendo quando Anslinger voleva sostegno o appropriazioni, precipitando quando voleva credito e lode.

Harry Jacob Anslinger: il proibizionista

Il Marijuana Tax Act del 1937

Durante il suo mandato come commissario, Anslinger ha dominato in modo incontrastato l’emanazione delle leggi sugli stupefacenti negli Stati Uniti. Orfano della “vecchia battaglia” contro gli alcolici, a metà degli anni ’30 rivolse la sua attenzione verso la cannabis usata all’epoca soprattutto all’interno della comunità di colore (latina e nera) e in circoli ristretti come i musicisti jazz Allora la pianta era diffusissima e coltivata ovunque in America, ma venne astutamente “mascherata” sotto il nome di “marijuana” allora del tutto sconosciuto negli USA e usato solo da alcune minoranze messicane. Comincia così una grande campagna per l’inserimento della cannabis nella lista degli stupefacenti e delle sostanze che creano dipendenza (l’alcol, vista la sconfitta della precedente politica proibizionista, non venne neppure contemplato come sostanza dannosa dall’Ufficio narcotici). Si iniziò quindi ad associare il consumo di questa pianta ai più atroci fatti di cronaca nera di quel tempo, fino ad essere ribattezzata da Anslinger come “the killer drug”, la droga che porta al piacere di uccidere senza motivo.

Un certo numero di studi allora disponibili sugli effetti della cannabis (come quello della Commissione della canapa nell’India britannica nel 1895) l’avevano dichiarata relativamente innocua ma ciò non distolse Anslinger e il suo Bureau dal produrre nel 1936 un film come Reefer Madness: un compendio di orrifiche menzogne sulla canapa destinate al primo pubblico di massa dei cinematografi americani. Harry Jacob Anslinger orchestrò quindi il passaggio di un disegno di legge al Congresso per collocare la cannabis nelle stesse categorie altamente ristrette di eroina e cocaina. Nel 1937, durante l’audizione al Congresso degli Stati Uniti, Anslinger dichiarò: «ci sono 100.000 fumatori di marijuana negli Stati Uniti, e la maggior parte sono negri, ispanici, filippini e gente dello spettacolo; la loro musica satanica, jazz e swing è il risultato dell’uso di marijuana. Il suo uso causa nelle donne bianche un desiderio di ricerca di relazioni sessuali con essi». Fu il presidente Franklin Delano Roosevelt a firmare il disegno di legge il 2 agosto 1937, grazie anche alla psicosi collettiva scatenata nella middle class dalla pellicola.

Il Boggs Act del 1951

Verso la fine degli anni ’40, Anslinger lanciò un attacco contro i giudici, sostenendo che il problema della droga era causato da sentenze troppo clementi imposte ai trasgressori. La campagna riscosse successo presso il Congresso che nel 1951 promulgò il Boggs Act, firmato dal presidente Truman e lo modificò nel Narcotics Control Act nel 1956 grazie alla firma dal presidente Eisenhower. Entrambe le leggi introdussero pene minime obbligatorie severissime a seguito di condanna, senza libertà vigilata o condizionale, e con una condanna obbligatoria all’ergastolo – o morte, a discrezione della giuria – per la vendita di eroina da un adulto ad un minore.

Politiche internazionali sulle droghe

Nel 1930, quando Anslinger era diventato commissario, anche gli schemi dei controlli internazionali erano stati ampiamente stabiliti, con gli Stati Uniti che sollecitavano una rigorosa repressione e la maggior parte del resto del mondo che rimaneva indifferente o resistente. Sebbene gli Stati Uniti non aderirono mai alla Società delle Nazioni, i rappresentanti statunitensi hanno sempre avuto voce in materia di droga – e Anslinger ha dominato le deliberazioni internazionali, portando le delegazioni statunitensi prima nelle agenzie di controllo della droga della Società delle Nazioni e poi in quelle delle Nazioni Unite (ONU), persino dopo le sue dimissioni da commissario americano. Le relazioni annuali dell’ufficio di Harry Jacob Anslinger al Tesoro degli Stati Uniti sono state anche presentate come sue relazioni annuali ufficiali alla Commissione ONU sugli stupefacenti. Poteva quindi spingere le sue opinioni negli Stati Uniti come raccomandazioni approvate dagli organismi internazionali e, contemporaneamente, presentarle a queste ultime come dichiarazioni ufficiali delle posizioni degli Stati Uniti.

Anslinger partecipò alla stesura della Convenzione sulla limitazione degli stupefacenti del 1931, che impose controlli sulla produzione di droghe per usi medici legittimi; ha sollecitato la Convenzione del 1936 per la repressione del traffico illecito, che ha cercato di persuadere le altre nazioni a imporre sanzioni penali sulla distribuzione e il consumo interni. Quando la seconda guerra mondiale isolò Ginevra e pose fine alla maggior parte delle funzioni della Società delle Nazioni, stabilì di spostare le agenzie farmaceutiche internazionali a New York, dove continuarono a operare. Dopo la guerra, fu il principale sostenitore di una Convenzione Unica, finalmente approvata nel 1961, dopo dieci anni di stesura. La convenzione stabiliva un tribunale internazionale per il controllo delle sostanze stupefacenti, ed impegnava i singoli stati a combattere per eradicare al più presto la coltivazione della cannabis. Nell’arco di pochi anni, la coltivazione di cannabis divenne illegale in gran parte del mondo. In un periodo di tempo altrettanto breve, si sviluppò il parallelo mercato illegale della cannabis, spesso favorito e portato avanti da associazioni malavitose e criminali in genere. Anslinger ha poi incorporato gran parte degli orientamenti statunitensi in materia di applicazione della legge, compresi gli obblighi dei membri di controllare le colture e la produzione, di standardizzare l’identificazione e l’imballaggio e di imporre severe sanzioni penali ai trasgressori.

Il lascito di Anslinger

Alcuni dicono che Anslinger fu costretto a lasciare il Federal Bureau of Narcotics dall’amministrazione Kennedy. In realtà, offrì le sue dimissioni per il suo settantesimo compleanno, il 20 maggio 1962 e Kennedy gli permise addirittura di rimanere come rappresentante degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, un incarico che continuò a mantenere fino al 1970, qualche anno prima di morire. Eppure la prospettiva di Harry Jacob Anslinger sembra sopravvivere. I presidenti Nixon (1969-1974), Reagan (1981-1989) e George Bush (1989-1993) intensificarono la guerra alla droga, giustificando tali sforzi con argomenti inizialmente sviluppati da Anslinger. Durante gli anni ottanta, ad esempio, la campagna “Just Say No” di Nancy Reagan è stata abbinata all’isteria mediatica basata sulla razza e nel giro di 20 anni, il numero di detenuti di droga nelle carceri statunitensi si è moltiplicato di dodici volte. Questa eredità draconiana fu raccolta da George Bush padre prima e da Bill Clinton poi, e rimase lo status quo fino a Barack Obama, che iniziò a perdonare o commutare le condanne per reati di droga e ad avvicinarsi alla crisi degli oppioidi come un problema di salute pubblica piuttosto che come uno di ordine pubblico. Ma con l’elezione di Donald Trump e la nomina di Jeff Sessions come procuratore generale, come abbiamo documentato su queste pagine, l’eredità di Anslinger appare viva e vegeta. Questa amministrazione ha tentato di bloccare la legalizzazione e la depenalizzazione della cannabis, ha esortato la polizia ad essere dura nei confronti dei reati di droga e ha chiesto condanne più severe per i trasgressori.

Perché in fondo Harry Jacob Anslinger fu proprio come lo cantavano gli Skiantos dell’indimenticato Freak Antoni: “un proibizionista, portatore sano di idea giusta”. Tutti gli altri che non la pensano come lui sono da curare. Una barzelletta, se non fosse che a più di 40 anni dalla sua morte, le sue idee circolano ancora tra chi scrive leggi in materia di cannabis. Il nostro paese ne è una prova lampante.

Giovanna Dark

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