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I danni prodotti dalla legalizzazione della cannabis.

Per: Fabrizio, December 12, 2018

Di William Texier

Oltreoceano si sta facendo la storia: dopo anni di guerra alla droga la cannabis viene legalizzata in Canada ed in alcuni Stati americani. Non dobbiamo però vivere questa tappa acriticamente anche perché la “legalizzazione all’americana” può comportare problematiche che, a volte, l’entusiasmo di questa nuova era non aiuta a vedere. William Texier, grower e pioniere mondiale dell’idroponica ci propone alcune riflessioni accorate sul futuro di questo mercato.

 

Abbiamo atteso per una vita che i diversi usi della cannabis diventassero legali. In molti hanno pagato le amare conseguenze della famigerata guerra alla droga: quante vite mandate in rovina? Quante proprietà sequestrate? Quanti anni passati in prigione da persone non violente il cui crimine era stato solo quello di aumentare la biomassa del pianeta… e per cosa, poi? Per la maggior parte dei produttori tradizionali, infatti, questa nuova “legalità” è un incubo. Quello della West Coast negli Stati Uniti è un buon esempio dei problemi causati dalla legalizzazione della cannabis.

In un semplice articolo non si può descrivere la portata del fenomeno e l’esplosione delle coltivazioni in seguito alla legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo negli Stati americani che si affacciano sul Pacifico. Le cifre che indicano le tonnellate prodotte, l’estensione del territorio sfruttato, il denaro investito e il giro di affari complessivo dell’industria della cannabis sono talmente esagerate che è difficile farsi un’idea di ciò che rappresentano realmente.

La California.

American cannabis growingLa situazione in California è complessa: il prezzo della cannabis venduta nei dispensari è alto, mentre chi la produce viene pagato poco. Inoltre, alcuni coltivatori sono in possesso di licenza mentre altri no, quindi c’è ancora gente che viene arrestata perché coltiva marijuana.

Legalizzare la cannabis non significa rendere tutto legale da un giorno all’altro. Per coltivarla a fini commerciali bisogna avere una licenza e pagare le tasse; come se non fosse già abbastanza complicato, a ciò si aggiunge che il regolamento per il rilascio delle licenze può cambiare da una contea all’altra e che le licenze sono richieste non solo per la coltivazione ma anche gli altri passaggi, come estrazione, trasporto, vendita e altri che starò dimenticando.

Se con la legalizzazione della cannabis si intendeva mettere i coltivatori tradizionali nelle condizioni di operare in legalità dopo anni di infruttuosa “guerra alla droga”, allora è stato un fallimento, perché molti di loro vivono in zone isolate dove non è possibile ottenere le licenze, oppure in comunità dove non sempre si possiedono i requisiti imposti dalle amministrazioni locali. Quando non sono costretti ad abbandonare l’attività, finiscono per rifornire il solito mercato nero, avvantaggiato dall’aumento dei prezzi dovuto alle tasse. D’altra parte, i dispensari sono sottoposti a controlli rigidi.

L’Oregon.

La variabilità dei prezzi è un’altra delle cause dietro il fallimento dei produttori. Senza licenza non si può vendere ai dispensari ma solo al mercato nero; talvolta il mercato si satura e il prezzo rimane molto al di sotto delle aspettative del produttore, come è accaduto, ad esempio, nel vicino stato dell’Oregon.

Quando l’uso ricreativo della cannabis è diventato legale in Oregon nel 2015, molti hanno iniziato a coltivare pensando di avere a che fare con la gallina dalle uova d’oro. La popolazione dell’Oregon però non era così numerosa e non avrebbe mai potuto fumare tutta quell’erba che, per via delle leggi federali, era ed è ancora illegale (e fino a quando lo sarà?) portare al di là del confine.

I coltivatori, dunque, si sono ritrovati letteralmente seduti su tonnellate di erba che non potevano vendere, cosa che ha fatto precipitare il prezzo fino a un paio di centinaia di dollari per libbra. Una situazione davvero anomala: in tutti gli stati occidentali è permesso usare la cannabis a scopo ricreativo, ma è ancora vietato attraversare i confini fra uno stato e l’altro.

Il Nevada e nuovamente la California. Quali metodi produttivi?

Ecco perché, quando la cannabis è stata legalizzata in Nevada nel luglio del 2017, a Las Vegas, che conta circa 40 milioni di turisti ogni anno, gli affari sono andati in crisi in poco più di una settimana (ma per un breve periodo, non c’è da preoccuparsi).

Chi è che oggi coltiva cannabis in California? Beh, se si hanno abbastanza soldi da acquistare la giusta struttura, fare i giusti investimenti e ottenere le licenze, allora si può pensare di avviare questa attività come tanti altri, tenendo presente che coltivazione ed estrazione sono gestite principalmente da singoli o gruppi di investitori in possesso di capitali non indifferenti.

Produzione di cannabis in America

I metodi di produzione della cannabis sono diversi: uno si basa sulla produzione in grande quantità, in campi grandi come quelli di grano, con piante meno fitte, nutrite in modo non adeguato, di bassa qualità e prezzo, seguendo sempre la logica della produzione di massa, modello molto diffuso nella California meridionale e specialmente nei grandi campi che circondano Santa Barbara; un secondo metodo è quello dei produttori più tradizionali che coltivano piante di alta qualità, più grandi all’aperto e più piccole se coltivate in interni o in serre, attrezzate di fogli di plastica nera per controllare la luce. Con questa tecnica si può ottenere più di un raccolto all’anno e i prodotti si vendono a un prezzo alto; inoltre, le piante all’aperto raggiungono dimensioni notevoli che finalmente non è più necessario nascondere. Oltre a queste due categorie, esiste anche una produzione di qualità solitamente buona destinata al mercato nero. Infine, ci sono i tanti che si dedicano al breeding per migliorare sia le varietà da THC sia quelle da cui estrarre CBD, spesso considerato la vera gallina dalle uova d’oro degli anni a venire.

La coltivazione all’aperto è principalmente in suolo, mentre quella all’interno di edifici è idroponica. In aumento è l’uso di substrati a base di fibra di cocco e alter fibre.

Le conseguenze per l’ambiente.

Un altro aspetto trascurato dalla legalizzazione è stato quello dell’ambiente.

In alcune zone, infatti, l’improvviso dilagare di campi di cannabis si è trasformato in un vero disastro ecologico.

Vari i problemi: uso eccessivo di acqua e di elettricità con conseguente impatto sulle risorse locali; soluzioni nutritive ricche di minerali scaricate nell’ambiente; uso sconsiderato di pesticidi che ha portato alla contaminazione di suolo e falde acquifere; pochissime coltivazioni biologiche e molti nutrienti minerali perché, in fin dei conti, chi compra una sigaretta elettronica si preoccupa forse di come è stata coltivata la pianta? Talvolta i fiori in commercio rivelano tracce di pesticidi.

In breve, attualmente in questo settore produttivo regna il caos.

Qui e lì si cerca di migliorare la situazione su vari piani, ma la regolamentazione negli stati e nelle contee avanza lentamente. Per il momento, si può dire che con la legalizzazione tutto è cambiato, ma nulla è stato risolto.

Modalità emergenti di consumo

Anche le modalità di consumo stanno cambiando. Ai tradizionali fiori, la maggior parte dei consumatori preferisce ormai gli estratti da fumare con la sigaretta elettronica.

Inoltre, vanno di moda vari tipi di dolci. Le dosi sono sufficientemente basse da non avere effetti troppo forti sui consumatori. La richiesta di prodotti contenenti CBD è aumentata e nel futuro prossimo potrebbe arrivare persino a superare le vendite di prodotti ricchi di THC.

Anche l’uso terapeutico è in aumento e i fondi investiti nella ricerca sono cospicui.

Il prossimo Eldorado sarà il Canada. Con la legalizzazione della cannabis a livello federale, è qui che si faranno i più grossi investimenti. Quando le nuove leggi entreranno in vigore, ci saranno conseguenze in tutta l’America del Nord e forse in tutto il mondo.

Nell’ambito di un’ottima iniziativa, molte contee stanno revocando le condanne per reati legati alla marijuana, a beneficio anche di tutti coloro ai quali è stato negato un contratto di lavoro per colpa della fedina penale.

I tempi stanno cambiando anche per il settore dei materiali connessi alla coltivazione, come fertilizzanti, impianti di coltura, terricci e substrati, illuminazione, attrezzature per la ventilazione ecc.

Chi favorisce la legalizzazione?

Jim Hagedorn, CEO della Scotts Miracle-Gro, vuole dominare l’intero mercato della cannabis. In un’intervista del 2015 ha dichiarato che avrebbe speso 500 milioni (oggi diventati quasi un miliardo di dollari) per acquisire un ramo in questo settore. Bisogna certo riconoscergli il merito di avere convinto un consiglio di amministrazione piuttosto scettico a seguire il suo punto di vista.

La Scotts Miracle-Gro è una multinazionale con sede a Maryville, Ohio. Fu avviata nel 1868 come azienda familiare impegnata nella vendita di semi. Nel 1995, la fusione con la Miracle Gro diede vita alla Scotts Miracle-Gro Group, oggi leader nel settore di tutto ciò che riguarda prati e giardini. L’azienda vende una vasta gamma di prodotti, dal classico fertilizzante in polvere “Miracle Gro” a tipologie di pesticidi, fungicidi e diserbanti più discusse.

Inoltre, sono distributori esclusivi del famigerato Roundup®, concesso in licenza dalla Monsanto. Distribuisce così tanti marchi che chi si dedica alla coltivazione di piante avrà quasi sicuramente un prodotto della Scotts in garage.

Nel corso degli anni, questa piccola attività a carattere familiare si è trasformata in un mostro che distribuisce in tutto il mondo. Nel 2017, il fatturato lordo ha quasi raggiunto il miliardo, con un incasso netto di 314 milioni di dollari, e attualmente si prevede un giro di affari di 2,8 miliardi (scottsmiraclegro.com).

Non c’è niente di male nel fare soldi (Dio benedica l’America), ma è un eufemismo affermare che l’azienda non mostra alcun interesse nei confronti dell’emergenza ecologica nella quale ci troviamo.

A tal proposito, ecco un altro esempio: da novembre 2005 a marzo 2008, la Scotts Miracle-Gro ha venduto, per un valore di 73 milioni di dollari, mangime per uccelli con tracce di un pesticida notoriamente mortale per uccelli e pesci. Nel 2012 si sono dichiarati colpevoli e sono stati sanzionati con multe da 4,5 milioni.

In totale hanno perso otto cause per violazione delle norme che tutelano l’ambiente, per una cifra complessiva di 12͘͘.519 milioni di dollari.

Storia piuttosto vecchia. Nel 2015, la SMG ha acquisito General Hydroponics e Vermicrop, nel 2016 Agritech (Botanicaire) e il 75% di Gavita, tutte mediante la società controllata Hawthorne. Controllano la vendita della maggior parte dei fertilizzanti e degli impianti idroponici, oltre a terricci, illuminazione, additivi organici e altri accessori. Dal 2015 all’autunno del 2017, hanno potenziato il loro ruolo nel mercato della cannabis con l’acquisizione di Can-Filters ($72,2 milioni), portando il capitale investito a 565 milioni. All’inizio del 2018, hanno acquisito per 450 milioni la Sunlight Supply, uno dei due distributori più importanti degli Stati Uniti, arrivando a un investimento complessivo superiore al miliardo di dollari.

In realtà non è stata fatta molta resistenza. Un’azienda, la Fox Farm, si è ritirata dalla distribuzione della Sunlight Supply, che sarà esclusiva della Hydrofarm, uno dei più grandi distributori del Nord America. In questo caso non si tratta di proprietà di SMG, ma di una società di investitori canadesi, Serruya.

Ora che la legalizzazione è in corso, improvvisamente l’industria della cannabis sta finendo nelle mani di multinazionali che fino a qualche anno fa non avrebbero mai preso in considerazione affari di questo tipo.

Dobbiamo fare attenzione per evitare che situazioni analoghe si verifichino in Europa, quando le leggi cambieranno.

Per il momento solo Gavita appartiene alla SMG. Non si dimostrano preoccupate né Can-Filters Europe né la filiale europea della General Hydroponics (GHE), che rimane un’azienda indipendente ma dovrà cambiare nome in “Terra Aquatica”.

Paradossalmente, l’investimento della SMG si è rivelato al di sotto delle aspettative. All’inizio, dopo queste acquisizioni, il valore delle loro azioni era aumentato ma poi, in poco tempo, i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative. Come chiunque altro, anche loro non avevano previsto tutti i cambiamenti che la legalizzazione avrebbe portato con sé; nuovi coltivatori, diverse tipologie di produzione, meno coltivazioni indoor: le esigenze di chi coltiva sono cambiate e alcune delle aziende acquistate sono diventate obsolete, o comunque non allineate con il mercato attuale.

Molti di noi hanno atteso per una vita la fine di un divieto così sciocco ma sembra che il nostro modo di vedere le cose fosse un po’ ingenuo. Sì, è vero, la cannabis diventa legale, buonsenso e giustizia finalmente stanno vincendo… ma il caso della California dimostra che ci vuole molto di più. Per lasciarsi alle spalle decenni di oscurantismo, è necessario pianificare e tracciare in anticipo un quadro completo.

Speriamo che almeno in Europa si impari dalla situazione nordamericana e che l’ormai inevitabile legalizzazione sia progettata con più attenzione per le diverse parti in gioco.

author: William Texier

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