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Balkannabis Expo Atene 2018

Per: Soft Secrets, October 26, 2018

Il movimento per la legalizzazione della cannabis e la rete Iliosporoi di Michalis Theodoropoulos – organizzatrice del Protestival, la versione greca della Global Marijuana March fin dal 2005 – sono riusciti in pochi mesi ad ottenere risultati concreti per il popolo greco come la ri-legalizzazzione della coltivazione della canapa nel 2016, la sua depenalizzazione nel 2017 e la legalizzazione del suo utilizzo medico. Un piccolo aiuto lo ha dato anche il primo ministro Alexis Tsipras firmatario a suo tempo del Manifesto per politiche giuste ed efficaci sulle droghe di Encod ma è innegabile l’importanza della spinta dal basso, in particolare dei pazienti che con i loro medici il 5 maggio del 2016 avevano consegnato al governo oltre 43520 firme per la legalizzazione della cannabis terapeutica e per il diritto all’autoproduzione.

Un risultato dovuto anche alla mobilitazione delle 236 donne di Mamaka, le mamme per la cannabis coordinate da Jacqueline Potiras, dei 235 membri del coordinamento dei pazienti per l’utilizzo della canapa farmaceutica e dell’Ufficio greco per la cannabis che conta oltre 6000 associati. Forte di questi numeri e di fronte alle decine di migliaia del Protestival, il movimento greco pare godere di ottima salute e soffrire meno di altri di spinte settarie ed escludenti. Tanto da aver reso possibile il secondo step di Iliosporoi, i semi del sole, che con il successo di Balkannabis Expo tenutasi all’inizio di giugno a Technopolis, l’ex centrale del gas di Atene, ha raccolto il gotha degli scienziati cannnabici di tutto il mondo con un messaggio esplicito: “la canapa è il futuro che ci riguarda”. Ma soprattutto “non coltivate l’ignoranza”.

Michalis Theodoropoulos è riuscito a coniugare scienza e politica, mercato ed attivisti e soprattutto a convincere il governo a continuare la strada delle riforme. Anche rimettendo in gioco una rete di attivisti disseminati in tutti i Balcani, con la mobilitazione degli antiproibizionisti storici e degli attivisti macedoni di Zelena Alternativa, l’alternativa verde dell’ex repubblica jugoslava, l’IRKA serba, la Moke della Ungheria e gli amici della Cannabis della parte greca di Cipro.
Nel suo complesso Balkannabis 2018 è stata una occasione molto innovativa che ha saputo unire tutte le anime della cultura e coltura della canapa tenendo aperta la sua dimensione sociale ed inclusiva. È un contesto favorevole per tante scommesse, tanto da attirare anche molti imprenditori italiani come Luca Marola di Easy Joint, Rachele Invernizzi di South Hemp e ICCI e tanti altri operatori provenienti da tutto il mondo. Un clima nuovo per la Grecia che si è percepito fin dall’apertura, alla presenza del Ministro dalla Salute, di Lefteris Payannakis vice sindaco di Atene e di Rena Dourou, governatrice dell’Attica. E dai vari endorsement di parte istituzionale.

Notevole la copertura mediatica del Quotidiano dei giornalisti Efimerida ton sinakton, un quotidiano autogestito ed indipendente che ha tenuto alta la bandiera della libera informazione nel periodo in cui il governo precedente aveva chiuso addirittura i media statali e che per l’occasione ha pubblicato un supplemento interamente dedicato a alla cannabis accompagnato da parte delle opere della mostra a tema della fiera curata dal grafico greco-cipriota Alexander Papantoniou.

La copertina del supplemento, l’opera del boliviano Frank Arbello, mostrava una foglia di canapa che solleva un letto di ospedale anche perché in effetti la cannabis come medicina è stato il piatto forte della fiera che ha dato la possibilità a pazienti, medici e curiosi di seguire seminari, convegni ed incontri di altissimo livello con il dott. Ethan Russo, il fondatore di Iacm dr.Franjo Grotenhermen, Daniel Kruse della Eiha e il medico spagnolo Pedraza Valiente che ha spiegato il rapporto dei pazienti iberici con i CSC passando per una infinita sequela di esperti di alto calibro di Cechia, Spagna, USA ed Israele.

Siamo ormai in una dimensione di altissima apertura in un paese dove fino a pochi anni fa la canapa, pur presente nell’immaginario greco e coltivata per secoli anche per gli utilizzi ricreativi era considerata dai più come qualcosa di spregevole e criminale secondo il motto: “un vero greco non fuma il tumbeleki”. Basti pensare come 20 anni fa i primi pionieri della canapa furono addirittura imprigionati per aver messo in vendita dei jeans in quella che definivano la stoffa con la quale sono intessuti i sogni ma che nel loro caso si trasformò in un vero e proprio incubo.
Sono gli stessi operatori che sono tornati a far rivivere la canapicoltura sulle pendici del Pilio, la mitica penisola dalle alte montagne, un paesaggio ricchissimo di flora e fauna dove le cime innevate si buttano direttamente in mare nei pressi di Volos e dove secondo la leggenda il mitico centauro Chirone istruì per la prima volta il genere umano sulle proprietà terapeutiche delle droghe vegetali.
Da questa esperienza è nata Kannabio, la prima cooperativa che ha cominciato a coltivare 50 ettari di canapa biologica in stretta collaborazione con gli agricoltori ed allevatori del Pelio. Creando le basi di un futuro che ci riguarda anche seguendo le note di Vassili Tsitsanis “Oli mazì boroume, Tutti insieme possiamo”.

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