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Cannabis e criminalità – Le osservazioni di un giudice antiproibizionista

Per: Kevin, September 7, 2018

Ho incontrato Andreas Müller, giudice minorile di Bernau, una città della Germania orientale, ai margini dei preparativi della Global Marijuana March – dove eravamo stati invitati al corteo organizzato dal locale Cannabis Social Club e da Torsten Dietrich, ai fini di istituire nella capitale tedesca un esperimento scientifico per la produzione e distribuzione di cannabis per uso ricreativo e medico. Un progetto analogo a quello proposto in passato dal Municipio di Kreuzberg/Friedrichshain e che era stato rigettato in passato. L’interesse dei partiti politici in questi casi è spesso contraddistinto da doppiezze ed ambiguità ma Torsten si è detto fiducioso.

Andreas è un giudice molto conosciuto in Germania per il suo impegno contro i nazisti e la violenza di genere ed è considerato uno dei principali esponenti antiproibizionisti della magistratura. Una voce non più solitaria considerando l’appello per riforme radicali in tema di cannabis di oltre metà dei docenti di diritto penale della Repubblica federale. Per non parlare di un importante sindacato di polizia, anch’esso schierato in favore di una regolamentazione legale della cannabis.

Cannabis e criminalità - Le osservazioni di un giudice antiproibizionista

Il giudice Andreas Müller

Andreas Müller si è rivelato nel corso degli anni essere una persona di grande sensibilità e dotata di un grande senso di responsabilità rispetto al ruolo dei giudici all’interno del sistema giustizia. Anche perché nel suo paese è possibile ed addirittura obbligatorio per il giudice esprimere avversità – nelle dovute sedi e con le necessarie procedure – a leggi considerate ingiuste e irrazionali come quelle anticanapa. Da giudice, Müller ha presentato una istanza di incostituzionalità e si è fatto portatore di un bilancio molto critico, a partire dalla sua esperienza personale dove la gente si divideva tra i tedeschi buoni che si ubriacavano e quelli cattivi che si facevano le canne. Proprio come successo a lui, con suo padre e suo fratello, considerando che “uno beveva e l’altro fumava”. Solo che suo fratello, dopo esser stato trattato come il peggiore dei delinquenti per il possesso di due canne, era stato criminalizzato e infine stritolato da un sistema penale immorale oltre che ripugnante.

Secondo Müller la cosa più interessante è sottolineare come la legalizzazione costituisca soprattutto un meccanismo di tutela sociale, a maggior ragione per i minorenni di cui si occupa, un assunto di cui l’autore di Kiffen&Kriminalität è profondamente convinto. Considerando il modo disumano, oltre che disfunzionale, in cui il Tribunale nel caso di suo fratello ne aveva facilitato la stigmatizzazione che lo aveva portato alla morte.

Una procedura questa sì patogena – quella dei tribunali – che contribuisce e continua a far precipitare molti giovani in un girone infernale. La morte di suo fratello costituisce tuttora per Andreas un evento traumatico che continua ad indignarlo. Per non parlare della repressione anticannabis volta contro centinaia di suoi amici e conoscenti di allora, con l’utilizzo della legislazione sui pentiti e da cui si era salvato per il rotto della cuffia quando ancora faceva parte dei consumatori di cannabis.

Müller continua a combatter tutta l’ipocrisia tanto diffusa che non fa certo bene alla società e anche alla prevenzione di possibili cadute nelle dipendenze. A cominciare dal rapporto viziato tra genitori e figli a causa della non condivisione, diversamente da quanto avviene con l’alcol.

Cannabis e criminalità - Le osservazioni di un giudice antiproibizionista

Uno scatto dalla Global Marijuana March di Berlino

Sono tante le considerazioni sulla perversione che produce la criminalizzazione, soprattutto nella scuola e nel rapporto con i genitori spesso fanatizzati. Come nel caso di un poliziotto che, nonostante il figlio fosse bravo a scuola e senza problemi sociali, voleva punirlo con il massimo della pena per consumo di cannabis.

Non si tratta certo di banalizzare il consumo tra i minorenni, secondo il diffusissimo slogan tedesco “una canna la mattina, la giornata sarà carina”. Al contrario, si tratta di avvicinarsi alla tematica liberandosi finalmente dei pregiudizi e in maniera pragmatica. Ad esempio seguendo quel che la magistratura di quel paese aveva già anticipato, ovvero permettendo ai pazienti non in grado di sostenere le cure di coltivare le proprie piante. Con una attenzione particolare al tema delle patenti, ora utilizzando la tolleranza zero per privare moltissimi cittadini dei propri diritti.

Presentando i vantaggi di una legalizzazione senza tacere dei pericoli dei possibili abusi.

Müller che pare lanciare un consiglio ai suoi colleghi che hanno come ruolo servire la giustizia e non la politica. Mettendo in discussione in ogni sede la costituzionalità della legge anticannabis. Anche perché il sonno dei giudici continua a produrre dei mostri.

In Germania il giudice Müller non è più un outsider. Anche per questo il suo racconto termina con l’augurio che anche in Germania possa prevalere la ragione e che, magari, “il giorno che Barak Obama e Angela Merkel dovessero fumare cannabis insieme sarebbe una giornata di gioia per il mondo”. Nel frattempo bisogna insistere, da antiproibizionisti nel difficile lavoro di genitori, insegnanti e addirittura giudici.

Enrico Fletzer

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