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Caos light Css e Ministero si contraddicono: quale futuro per la cannabis light?

Per: Soft Secrets, October 29, 2018

Sulle pagine dello scoro numero avevamo dato conto di come l’ex vice Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Olivero aveva emanato una circolare sui “Chiarimenti sull’applicazione della legge 242/2016”, quella relativa alla canapa industriale. La nostra accoglienza era stata abbastanza tiepida, in quanto le questioni dell’autoproduzione e del consumo erano state per l’ennesima volta volutamente ignorate. Nella pratica erano infatti state ufficializzate la produzione e il commercio delle infiorescenze di canapa industriale ma non il loro consumo: ufficialmente, i pacchetti di cannabis light che si possono trovare ormai anche dal tabaccaio sono “a uso tecnico”, “da collezione”, mai da fumare.

Caos light Css e Ministero si contraddicono: quale futuro per la cannabis light?

Nonostante queste precisazioni, la circolare era stata percepita (almeno dal pubblico e dalla stampa) come una sorta di apertura a una futura e “totale legalizzazione” della cannabis light. Ma la percezione è durata poco. A poco più di un mese dalla circolare, è emerso che il Consiglio superiore della sanità ha tutt’altra opinione della light e ne sconsiglia caldamente l’utilizzo. Il parere era stato richiesto nel febbraio scorso dal segretariato generale del ministero della Salute (all’epoca presieduto da Beatrice Lorenzin), in quanto il Css è un organo di consulenza tecnico-scientifica che “esprime parere su richiesta” o “nei casi espressamente stabiliti dalla legge”. Il Consiglio Superiore di Sanità ha dato risposta a due quesiti in particolare: se tali prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana e se possano essere messi in commercio, ed eventualmente a quali condizioni.

Composto da 30 membri non di diritto – esperti nei settori di medicina, chirurgia e sanità pubblica – e da 26 componenti di diritto, il Css ha mostrato il pollice verso per due sostanziali motivi. Il primo riguarda la sfera della salute, in quanto la “la biodisponibilità di THC anche a basse concentrazioni non sarebbe trascurabile, sulla base dei dati di letteratura” e sottolinea la povertà della ricerca scientifica in merito, in quanto “non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci […]”. Il secondo, invece, riguarda proprio la legge 242/2016 e la sua zona grigia, in cui “non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa […] pone certamente motivo di preoccupazione”.

La domanda, allarmatissima, è quindi sorta spontanea nel mondo cannabico: cosa succede adesso? La cannabis light potrebbe davvero essere ritirata dal commercio? I negozianti non potranno più venderla? Chi l’ha comprata per “collezionarla” dovrà sbarazzarsene? Che risvolti penali ci possono essere, vista l’attuale legge sulle droghe? Il giro di affari della cannabis light in Italia si aggira secondo le stime sui 40 milioni di euro annui: quanti posti di lavoro si perderebbero a causa di un eventuale dietrofront? Al momento la risposta più semplice e breve pare essere la cautela: non si sa se la cannabis light verrà ritirata dal commercio, ma è un’ipotesi che purtroppo – vista l’aria che tira – non può essere esclusa.

Una risposta più lunga l’ha data invece il ministro della Sanità Giulia Grillo a La Stampa, definendo quella del Consiglio superiore di Sanità “una conclusione un po’ forte, visto che si tratta di un principio di precauzione e comunque di una quantità di sostanza attiva molto bassa”. La pentastellata alla guida del ministero di viale Ribotta pare voler puntare i piedi e far valere la sua posizione; e tra le decisioni, assicura, al momento “non c’è la chiusura dei canapa shop”. Il divieto, ribadisce, “non è in discussione. Casomai sarà necessaria una regolamentazione del settore”. Per il ministro del M5S occorrerà infatti inserire un divieto di vendita ai minori, “come è stato fatto per alcol e sigarette”. Sulla possibilità invece che nei negozi sia venduta anche marijuana non light, paventata dal giornalista de La Stampa, Giulia Grillo ha replicato che “i controlli sono fondamentali. Penso di potenziare il corpo specializzato dei Nas per creare una task force dedicata al controllo dei punti vendita”.

Dal canto nostro non possiamo che apprezzare la fermezza della ministra grillina: affermare che i quantitativi di THC presenti nella canapa light sono trascurabili è indice che finalmente, anche a livello istituzionale, si comincia a ragionare con la giusta distanza. D’altro lato, però, i segnali che il nuovo governo sta inviando in tema di cannabis e più in generale di droghe – si veda l’assegnazione al DPA di Lorenzo Fontana – sono tutt’altro che incoraggianti. Il rischio che quanto faticosamente conquistato in questi anni di battaglie possa essere cancellato è reale e deve essere calcolato. Non ci resta quindi che attendere, incrociando le dita, che di cannabis si torni a legiferare.

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