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La legalizzazione secondo il Vermont

Per: Kevin, May 11, 2018

Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, uno stato ha legalizzato l’uso ricreativo di cannabis senza ricorrere alla consultazione popolare. È bastata la firma del governatore Phil Scott, un repubblicano, il quale lo scorso 22 gennaio ha approvato l’House Bill 511 che legalizza il possesso fino ad un’oncia di cannabis (circa 28 grammi) e depenalizza la coltivazione fino a 4 piante. La nuovissima legge, che entrerà in vigore il prossimo luglio, non menziona però la possibilità di creare un mercato per la cannabis.

«Ho firmato l’House Bill 511 con sentimenti contrastanti – ha dichiarato il governatore Scott in una nota all’Assemblea generale di Stato – Personalmente credo che quello che una persona adulta fa a porte chiuse e nella privacy della sua abitazione, debba essere una decisione autonoma, soprattutto se questa non impatta negativamente sulla salute e sulla sicurezza di terzi». Con la firma di Bill Scott, il Vermont si aggiunge dunque ad altri 9 stati, compresa Washington D.C., che hanno completamente legalizzato la pianta e il fiore di cannabis. Considerato uno degli stati più liberal degli Stati Uniti – tra le altre cose seggio del senatore nonché ex candidato democratico alla presidenza Bernie Sanders – il piccolo stato del nord-est aveva legalizzato la cosiddetta “medical marijuana” già nel 2004, indicando la strada per gli altri 30 stati che nel corso degli anni hanno reso possibile prescrivere infiorescenze di canapa come terapia.

La legalizzazione secondo il Vermont

Sebbene la totalità degli altri stati americani abbia legalizzato la cannabis attraverso la consultazione popolare, lasciando la decisione agli elettori, il Vermont è stato costretto a fare altrimenti. La costituzione dello stato non permette infatti che una questione di questo tipo possa essere decisa tramite referendum e, negli ultimi anni, i legislatori si sono impegnati per far si che fosse il governo stesso a decidere per una riforma del sommerso relativo alla cannabis. Un testo simile a quello approvato era stato già presentato sulla scrivania del governatore lo scorso anno ma presto vi era stato posto il veto sulla base dell’ambiguità di alcune norme, in particolare quelle riguardanti la vendita ai minori e l’istituzione di una commissione ad hoc per valutare l’impatto della cannabis nell’economia di mercato del Vermont.

La versione finale del House Bill 511 ha messo nero su bianco le pene previste per la cessione di cannabis ai minori di 21 anni e ha rimosso del tutto il progetto della commissione di studio. Il governatore Scott ha però creato una sua personalissima task force, che si occuperà di esaminare l’evoluzione della cannabis ricreazionale, implementando allo stesso tempo politiche di educazione, prevenzione e sicurezza. “Ci deve essere un piano completo e convincente in queste aree prima che si cominci a considerare una regolamentazione tributaria del mercato della cannabis – ha detto il governatore Scott – È importante che l’assemblea sappia che, fino a che non avremo un piano di azione preciso, porrò il veto su qualsiasi tipo di emendamento”.

Per chi segue le vicende politiche del Vermont, la composizione della task force voluta dal governatore non è assolutamente weed-friendly, il che significa che la strada per la legalizzazione della cannabis ricreativa potrebbe essere ancora in salita. A spuntarla però potrebbe essere il Senato del cosiddetto Green Mountain State, il quale, a più riprese, si è dimostrato proattivo nel proporre soluzioni di legalizzazione (soprattutto a livello fiscale) che si inserissero nel più ampio contesto dell’ormai consolidato cannabusiness americano.

La task force voluta dal governatore Scott dovrà consegnare la sua relazione ai legislatori entro la fine di questo anno, sulle loro indicazioni le camere penseranno a scrivere la legge che detterà le regole del mercato relativo alla cannabis ricreativa. Secondo il processo istituzionale – che, come accennato, è un sistema che richiede una doppia conferma – potrebbe passare un bel po’ di tempo prima che il Vermont veda la sua prima vendita legale di canapa. Ci sono poi buone possibilità che le camere non prendano minimamente in considerazione i suggerimenti della task force e tirino diritto verso la classica forma di tassazione del prodotto, un misto di tasse su vendita, produzione e branding. I tempi, appunto, sono dilatati e i risultati di questa decisione di vedranno probabilmente non prima del 2019.

La legalizzazione secondo il Vermont

Un dispensario in California.

Non è infatti chiaro se ci sarà abbastanza accordo tra i parlamentari per arrivare ad approvare una legge di questo tipo senza l’appoggio di Scott. Lo stato del Vermont richiede una maggioranza di due terzi su entrambe le camere per poter aggirare il veto del governatore. In più, con le elezioni per il nuovo governo a novembre, è molto probabile che le discussioni sull’argomento cannabis diventino uno dei punti chiave della campagna elettorale. Certo non tutti i candidati si esporranno per difendere a spada tratta il commercio legale di cannabis ricreativa ma, visti i risultati negli altri stati, il gioco potrebbe definitivamente valere la candela.

Recenti sondaggi hanno infatti mostrato come gli americani siano largamente a favore di un’ampia legalizzazione della marijuana, sia per scopi medici che ricreativi: il Green Mountain State non fa eccezione, con ben il 57% degli intervistati favorevoli. A gennaio, un sondaggio commissionato dall’Huffington Post ha evidenziato come il 55% degli americani siano a favore della legalizzazione sia nel proprio stato che a livello nazionale. Mentre lo scorso ottobre, grazie al sondaggio commissionato dall’agenzia Gallup, è stato raggiunto il picco del 64% dei consensi, inclusa una larga fetta di elettori repubblicani, storicamente più conservatori.

La cannabis ricreativa è diventata a tutti gli effetti una delle maggiori entrate fiscali per gli stati che l’hanno completamente legalizzata. Il commercio di infiorescenze di canapa destinate al consumo adulto ha toccato il record dei 6 miliardi di introito netto, e negli stati come il Colorado e Washington, le entrate fiscali contano centinaia di milioni di dollari l’anno, solo grazie ai dispensari. Un recente studio pubblicato dal Washington Post ha predetto che, nell’arco di 9 anni, una cannabis legale a livello nazionale potrebbe creare 1 milione di posti di lavoro e generare più di 132 miliardi di dollari di gettito fiscale, con oltre 50 miliardi di dollari provenienti dalle sole vendite. Senza un sistema che regoli e tassi le vendite di cannabis destinata all’uso ricreativo, tutto il commercio relativo alla cannabis nel Vermont rimarrebbe sommerso. Il classico paradosso all’italiana insomma.

Nonostante gli evidenti benefici economici e sociali della legalizzazione, la diaspora federale sulla cannabis si è però decisamente inasprita negli ultimi mesi. L’House Bill 511 è stato firmato dal governatore Scott, esattamente il giorno dopo che il procuratore generale di Stato Jeff Sessions ha invitato caldamente i suoi magistrati a reprimere le operazioni commerciali che hanno per oggetto la cannabis, anche negli stati in cui queste operazioni sono perfettamente legali. L’annuncio di Sessions, com’è ovvio, ha creato malumori ed ansie nel cannabusiness; per gli effetti staremo a vedere.

La legalizzazione secondo il Vermont

Il ministro della Giustizia USA, procuratore generale Jeff Sessions.

Il provvedimento voluto da Session e dal Dipartimento Federale della Giustizia dimostra bene come lo stigma riguardante la cannabis non sia ancora stato estirpato completamente negli USA. Ma le speranze che il piccolo stato del Vermont riesca a far passare una legge senza ricorrere al voto popolare, potrebbero servire da invito agli altri stati per perseguire finalmente una politica nazionale e non più esclusivamente federale. “Il nostro – ha detto ¬– vuole essere un segnale significativo, affinché gli altri corpi legislativi sparsi sul suolo nazionale prendano in considerazione il fatto che si può agire nell’interesse della popolazione senza per forza dover temere il ricatto elettorale”.

Per ora i legislatori si starebbero concentrando sul come incorporare i principi progressisti del Vermont in quello che è l’attuale cannabusiness statunitense. I quotidiani locali riportano come tutte le voci politiche, da destra a sinistra, siano concordi nel non voler svendere lo stato alla grande industria. Le contrattazioni ruoteranno infatti più probabilmente su un modello fatto di impianti di produzione più piccoli e verso una più ampia distribuzione del vantaggio economico in tutto lo stato. Nessuno spazio per un’eventuale Big Cannabis in Vermont dunque.

Ad oggi sono nove gli stati che hanno legalizzato completamente il consumo, la produzione e la vendita di cannabis a scopo ricreazionale: Vermont, Colorado, Washington, Oregon, California, Nevada, Alaska, Massachusetts e Maine, a cui si aggiunge la capitale Washington D.C. Se è vero che Sessions ha annunciato la fine della politica dell’era Obama di scoraggiare i procuratori federali, che ora avranno mani libere, dal perseguire reati legati alla marijuana negli Stati dove è stata legalizzata, è anche vero che negli USA il cannabusiness tira ancora molto. La Scotts Miracle-Gro ad esempio, che produce oggetti per il giardinaggio, ha recentemente speso centinaia di milioni di dollari per acquisire società che vendono terreno, illuminazioni, fertilizzanti e altri prodotti ai coltivatori di cannabis.

Non è ancora chiaro quale sarà l’impatto concreto della svolta della Casa Bianca sulla vendita di cannabinoidi e sulla sorte delle imprese del settore. Il ministro della Giustizia Jeff Sessions pare aver ingaggiato la sua personalissima war on weed ma lo fa citando la ricerca-bufala per cui l’uso di cannabis sia propedeutico all’abuso di eroina. Per fortuna, negli Stati Uniti, questo tipo di fake news non attaccano più. Forza Vermont!

di Giovanna Dark

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