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Tolleranza e legalità – Tutti in Spagna o no?

Per: Kevin, May 25, 2018

In Spagna la cannabis è inserita in un quadro legislativo differente rispetto all’Italia: socialmente è meglio tollerata, per cui anche la legge è più “morbida”. Addirittura esistono dei luoghi, chiamati cannabis club, dove i membri possono accedere, ritirare e consumare una parte del grande raccolto collettivo organizzato dal club. In cambio di una quota annuale e di un contributo spese, è possibile consumare cannabis in maniera “legale”. Vivere in Spagna non è proprio il massimo della vita: se da un lato la cannabis è più alla luce del sole, dall’altro rimane una sostanza illecita non appena si supera il quantitativo ammesso come uso personale.

Codesto quantitativo varia a seconda dell’inquadramento sociale dell’accusato, cioè la posizione lavorativa, i precedenti legali e ovviamente il contesto e le modalità in cui viene trovata la sostanza. Insomma, non è proprio una cosa alla luce del sole. Ciò dovrebbe far riflettere tutti i nostri compatrioti desiderosi di cambiare vita che sognano di poter vivere coltivando fiori. Non è legale la cannabis e per potersi garantire un sostentamento, calcoli alla mano, si deve per forza sforare i limiti dell’autoconsumo, dati i prezzi bassissimi a causa della grande diffusione. Il mercato non sarà mai saturo di vizi, ma sicuramente può arrivare a fasi di stallo dove solo la qualità o il nome o comunque una peculiarità, diventano indispensabili. Basicamente nella penisola iberica si viene considerati degli spacciatori e si viene assolti se si rientra nella casistica ristretta dell’autoconsumo.

Tolleranza e legalità - Tutti in Spagna o no?

Non son pochi i cervelli, qualcuno anche laureato, emigrati per seguire una passione e tornati a casa disillusi. Lauree in agraria, biologia, e via dicendo, sono inutili perché non essendoci un commercio alla luce del sole, è tutto in mano al marketing e all’hype del momento, senza solide basi scientifiche. L’apoteosi di questa situazione è stata la rinuncia da parte di un bravissimo coltivatore, tra i migliori che conosco, e il suo rientro in patria. Rientrato perché nonostante producesse fiori di alta qualità, purtroppo i consumatori non capivano e la situazione legale non permette di far pubblicità e dimostrare effettivamente la superiorità dei suoi prodotti. Triste ma attuale.

Chi lavora, e può continuare a farlo, nel mondo cannabico sono effettivamente quelle figure slegate dai fiori e dalla coltivazione diretta, sono produttori di fertilizzanti, di parafernalia, giornalisti cannabici, organizzatori di eventi, e via dicendo. Nessuno si affida a una tolleranza, piuttosto si cercano delle certezze, tenuto conto che a poco a poco che passano gli anni, si invecchia e la legge non cambia. Nell’estate dello scorso anno in Catalunya fu promulgata una legge favorevole allo sviluppo dei cannabis club, ma purtroppo dovremo attendere affinché si chiarisca la situazione politica creatasi dalla dichiarazione di indipendenza catalana dell’ultimo quadrimestre dello scorso anno.
Io credo che quest’estate, alla scadenza del primo anno di questa legge, si potranno tirare le somme, sempre se Madrid nel frattempo non impugna la legge e sconvolge tutto. Un avvocato di mia conoscenza dice che anche le associazioni al giorno d’oggi sono aperte a costo di grandi rischi. Qualche volta regge la difesa legale e possono restare aperte, altre volte chiudono definitivamente con tragici risvolti penali per i legali rappresentanti.

Tolleranza e legalità - Tutti in Spagna o no?

L’accusa di narcotraffico è dietro l’angolo, come lo sono le multe salatissime. Il mio consiglio è di consultare sempre prima un buon avvocato, o due, per avere una visione migliore della situazione attuale e poter pianificare meglio le proprie scelte future. Se si cercano soldi facili, non è questo il campo dove trovarne, a meno di non voler fare i criminali, ma è una scelta che sconsiglio. Se si vuole lavorare nel mondo cannabico senza rischiare di finire in galera con l’accusa di narcotraffico, allora è meglio valutare bene quale attività fare nel nostro mondo, a patto che non includa ne fiori ne estrazioni. Escludo fiori ed estrazioni perché rimanendo nei limiti di un autoconsumo non vi sono i quantitativi necessari a capitalizzare degnamente, tenuto conto anche del prezzo di mercato molto più basso che ha qui rispetto all’Italia (circa un terzo).

Dato un prezzo così basso vien da se che bisogna aumentare i quantitativi prodotti ricadendo nell’indifendibilità legale. Piuttosto conviene di più, in termini di affidabilità a lungo termine, un qualsiasi altro lavoro inerente alla cannabis, che sia un growshop, una marca di fertilizzanti, qualche oggetto atto al consumo o alla coltivazione. Alla fine, diciamocelo, più indietro di così non può andare, gli Stati Uniti d’America ce lo stanno mostrando. Bisogna solo saper attendere e intanto cercar di cavarsela fuori in qualche maniera, dal canto mio so che un giorno esisterà la figura del giornalista cannabico come esiste quella del giornalista sportivo.

Buone fioriture a tutti, buone fumate a chi fuma e buone riflessioni a chi ci sta pensando su.

di CBG

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