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Una voce dal paese di Trump

Per: Kevin, May 8, 2018

Vi sono, nel nostro piccolo mondo, delle persone che potrebbero venir definite delle avanguardiste. Mi riferisco con ciò a coloro ai quali non piace la scena cannabica attuale e vorrebbero cambiarla. Sono le stesse personalità che hanno contribuito al progresso, con la loro critica, in tutti i campi della sapienza umana. Il loro mettere in discussione tutto ha portato ad enormi passi avanti, anche quando si è trattato di cannabis. Il contributo di chi non segue la massa e non ci sta ai dogmi è fondamentale. Bisogna ogni tanto nella vita arrivare a mettere in discussione anche il proprio operato, se si vuole migliorare costantemente.

Nel settore cannabico sono pochissime le occasioni in cui è la qualità a vincere piuttosto che la quantità. O meglio, mi spiego, quasi sempre si tratta di marketing e dell’ultima moda. I coffee shop ad Amsterdam ne sono la prova. Senza far nomi, ve ne è uno molto famoso, su un canale, dove ci si aspetta di trovare chissà quale prelibatezza. Purtroppo dopo una grande coda, giunti al bancone del dealer, si trovano solo pessimi fiori idroponici dal sapore identico e metallico e dal retrogusto inesistente. Solo il mal di gola accompagnerà la fumata, non una piacevole fattanza.

Una voce dal paese di Trump

Questo perché purtroppo la massa chiede pacchi e ovviamente chi vende procura ciò per cui ha domanda: gran pacchi. Non è colpa di chi gestisce un coffee shop, bensì di chi rifornendosi nel mercato nero non ha possibilità di degustare un prodotto di qualità ed ecco che la prima porcata minerale che gli passa davanti sembra una super cannabis, ma solo perché è più buona dei fiori a cui sono abituati. Un poco come bere sempre tavernello e apprezzare un vino da tavola del supermercato solo perché effettivamente è meglio del vino da cucina: i vini veri sono ben altra cosa, è risaputo.

Così, un giorno di questo freddo inizio 2018, mi sono imbattuto in un coltivatore americano, in vacanza a Barcellona, con tanta voglia di raccontarmi perché stava valutando di smettere di fumare lontano da casa sua. Se inizialmente le sue parole mi sono sembrate una spocchiosa dichiarazione di superiorità, ho dovuto ricredermi di fronte alle sue argomentazioni, così gli ho proposto questa intervista che si è rivelata, alla prima rilettura, una falsa riga di un altro mio articolo in cui spiego qual è la differenza tra produrre erba buona e produrre erba bene. Questo mi ha riempito di gioia perché spesso mi sono sentito da solo con le mie teorie, perso tra le mie idee. Persone così le definisco avanguardiste perché raccontano di un mondo che deve ancora venire ma altro non é che la naturale evoluzione di quello che stiamo vivendo noi ora.

Mi voglio citare da solo: probabilmente anche duecento anni fa vi era qualcuno che produceva vino monovarietale come ai giorni nostri ed era un pioniere probabilmente nemmeno preso sul serio dai suoi contemporanei, mentre oggi abbiamo letteralmente smesso di bere aceto. Già in qualche articolo di tempo fa scrissi questo paragone e ogni volta che lo leggo mi immagino un fondo di verità. Ma lasciamo la parola al nostro ospite di questo numero.

Presentati ai nostri lettori. Dicci chi sei, cosa fai o meglio raccontaci ciò che vuoi farci sapere.

Sono un padre di famiglia, coltivatore con licenza e orgogliosamente californiano. Sono nato in California e da sempre risiedo sulla mia terra dove ora ho anche la possibilità di coltivare delle piante di cannabis legalmente. Ciò a cui tengo di più però sono le mie piante indoor, perché sono convinto vengano differenti.

Si, outdoor hanno il sole ma indoor si ha possibilità di gestire i parametri ambientali al meglio ed avere prodotti più omogenei. Siccome ti stai rivolgendo ad un pubblico di lettori, eventualmente coltivatori, in indoor allora ti chiedo di descriverci com’è fatto il tuo setup, cioè come coltivi indoor.

Indoor coltivo con le lampade da 1000 Watt, perché ho il soffitto alto e posso permettermi di tenerle alte ed illuminare un’area migliore. So bene che sono molto costose e non tutti possono permettersele, io però ne ho comprate poche e son contento di averle perché la resa è incomparabile. L’aria è sempre nuova, perché aggiungo anidride carbonica con delle bombole e perché pratico un ricambio d’aria piccolo per evitare ristagni di patogeni nell’ambiente. Inoltre la filtro mentre é all’interno così abbatto anche gli odori che comunque sarebbero un problema ogni volta che apro la porta. La temperatura e l’umidità dell’aria sono controllate dal climatizzatore professionale per serre che ho montato. È stata una grossa spesa, lo ammetto, ma posso decidere a che ora avere una determinata temperatura o una precisa umidità relativa dell’aria. Questo perché il clima è più importante di tanti altri fattori scelti dal coltivatore.

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Hai ragione nel dire che il clima è molto importante, ma dicci qualcosa sugli altri fattori, secondari direi a questo punto.

Si coltivo con terriccio molto scarico a cui aggiungo un poco di azoto e fosforo con un pellettato che vendono vicino a casa. Il vantaggio è che posso variare la quantità di concime e quindi alleggerire o caricare il mio substrato, a seconda che si tratti di piante voraci o poco mangiatrici. I fertilizzanti che uso sono di derivazione organica tutti, orgogliosamente organici, perché l’erba è più buona di quella coltivata con i fertilizzanti non organici. È più buona l’erba coltivata con fertilizzanti di origine biologica: io utilizzo solo questa tipologia di fertilizzanti. Ho provato diverse marche di altre tipologie e sono tornato alle materie prime grezze come le melasse e ai fermentati organici liquidi. Ma il fertilizzante è solo questione di saper cosa dare quando la pianta lo richiede. L’importante lo ripeto è l’ambiente in cui crescono, quindi aria con temperatura ed umidità controllate, una adeguata sorgente di luce e l’acqua quando sono ben asciutte.

Utilizzi inoculi di batteri o funghi per avere un substrato migliore?

Dimenticavo, sempre aggiungo mix di micorrize e batteri e ovviamente, vien da se, ogni volta che do dell’acqua aggiungo un fermentato di vegetali ricco in carboidrati studiato apposta per le esigenze nutrizionali della vita che aggiungo al substrato. Non vi sono molti altri trick per arrivare ad un raccolto decente, se non chiaramente scegliere la genetica giusta, che deve essere la più produttiva, la più saporita e infine deve piacere a chi la coltiva altrimenti cosa fumi dopo?

Hai ragione, molti però fanno il ragionamento inverso, ossia la coltivano normale per poi andare a comprarsi le eccellenze.

Solo perché non sono capaci di coltivarla buona altrimenti fumerebbero la loro e non andrebbero a comprarla. Ma mi vuoi dire che veramente qui c’è qualcuno che la coltiva buona buona e la vende? Non dirmelo perché ho speso tanti soldi in tanti club per fumare cose normali, senza lode ne infamia. Per tutto quello che ho provato posso dire che le uniche erbe fatte bene me le hanno fatte provare degli italiani e caro mio non le vendono. Sugli estratti ancora ancora qualcosina si salva, ma venite a farvi un giro in California e vi renderete conto di cosa si può fare dove l’erba è libera, o quasi.

A cosa ti riferisci quando dici “vi renderete conto di cosa si può fare”?

Mi riferisco non solo allo scambio di informazioni e quindi ad una comunità cannabica più sviluppata, ma mi riferisco anche agli strain differenti che abbiamo in America e che qui purtroppo non sono ancora arrivati. D’altronde nasce in America la cannabis moderna.

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Convengo con te sul merito degli statunitensi nell’averci portato varietà di cannabis superiori, nella storia. Ma torniamo al tuo setup e al tuo interessante discorso sulla superiorità americana.

Non credere che sia un fissato, semplicemente è così facile e soddisfacente coltivare erba buona e in quantità. Sempre bisogna tenere a mente che cosa si sta facendo. È una caspita di pianta! Non è una stufetta elettrica, piuttosto è un animale domestico che ha bisogno di cure quotidiane. Ogni giorno vanno guardate e ne va interpretato il minimo segno. Proprio per questo motivo io bagno a mano con la canna dell’acqua. Così facendo le bagno una ad una e riesco a guardarle tutte almeno una volta al giorno. Senza diventar matto a cercar cose invisibili, nel momento in cui le foglie presentano macchie di qualsiasi genere, so a che punto siamo arrivati se è un bisogno di nutrienti o un problema ambientale. Gli eccessi è raro che avvengano in casa mia a meno di non aver le piante in blocco per un qualche fattore limitante che impedisce la corretta assimilazione dei nutrienti. Ma poi con le micorrize non si ricade quasi mai in eccessi, è la mano del coltivatore che sbaglia.

Rileggendo le tue parole per intero sembra di aver davanti un’intervista a un esperto coltivatore organico, ti definisci esperto tu?

Se mi definisco esperto? (ride) Non lo so. Forse si, di certo so che riconoscerei la mia erba anche ad occhi chiusi in capo al mondo, me la fumerei perché mi piace. Sono i miei fiori che parlano, è il mio prodotto che funge da biglietto da visita e puoi star sicuro è sempre piaciuto a tutti.

Che dire, solo manca il tono delle tue risposte per far capire ai nostri lettori quanta passione anche nel descrivere il tuo lavoro. Grazie mille per averci deliziato con la tua testimonianza, arrivederci a presto oltreoceano dove spero di poterti intervistare di nuovo di fronte ai tuoi prodotti. Buone fioriture ai nostri lettori!

di CBG

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