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Viaggio in America, quella vicina

Per: Soft Secrets, October 29, 2018

Mi sveglio col mal di testa del giorno dopo, d’obbligo un caffè e una doccia per rendermi conto di aver dormito molto poco. Forse un Oki mi aiuterebbe ma io non sono quel tipo di persona, affronto la causa e non i sintomi. Niente Oki, niente “veleno” che adesso a malapena potrei bere. Un caffè, perfetto il caffè sì, ma ha l’effetto di farmi ricordare la serata prima. Bollicine. Franciacorta. Ma certo, a trent’anni non ho imparato ancora la differenza tra uscire a Milano coi milanesi e a Brescia coi bresciani. Che poi a dirla tutta, a Milano, dipende con che milanesi passi la serata. A Brescia no, son tutti così. Oggi ho un motivo in più per sostenere che è meglio l’erba dell’alcool. Mi butto in doccia ma farei meglio a buttarmi via.

Viaggio in America, quella vicina

È passata un’ora. Enneciesse. Non ci siamo. Dovrei andare in aeroporto nel primo pomeriggio ma prima fermarmi sulla strada e visitare la fattoria di un mio amico con problemi di allettamento sulle piante. La canapa, come il frumento e numerose altre colture, può andare incontro al problema dell’allettamento. L’allettamento si ha quando le nostre piante per una causa o l’altra si troveranno sdraiate a terra, come se fossero state messe a letto. Chiamo quindi il mio amico e chiedo di venirmi a prendere. Non potrei mai guidare il giorno dopo una sbornia. Facile dirlo in hangover.

Due ore dopo siamo nella fattoria del mio amico, tra mille parole e duecento caffè con spinello ancora non abbiamo visto il campo e già si parla di piralide. Il vicino è stato inamovibile: si tratta di piralide. Non ho le forze per girare il campo intero e per fortuna il vicino argomenta con tranci di pianta dai quali inequivocabilmente ci mostra i segni del parassita. Eh sì, dico rassicurando il mio amico, se non hai fatto prevenzione hai ben poco da fare ora. La piralide è un patogeno della cannabis in campo aperto, si tratta della farfallina marroncina giallastra capace di deporre le uova all’interno del fusto facendo sì che le larve scavino gallerie nel fusto, andando ad indebolire sino ad uccidere la pianta. Trattamenti sia biologici sia chimici sia fisici (come l’interramento dei residui colturali in tardo inverno) sono auspicabili in prevenzione, in cura vi è molto poco da fare tenuto anche conto della destinazione di utilizzo della coltura. Se fossero fiori ornamentali si potrebbe anche considerare l’utilizzo di prodotti poco sani, ma visto che andrà tutta consumata tra tisane ed oleoliti è meglio evitare.

Arriva l’orario di andare in aeroporto. Ringrazio per l’ospitalità e mi dileguo dal campo di battaglia con feriti lasciato dietro di sé dalla piralide. Mentre aspetto il volo mi chiedo quanta sfortuna ci voglia per cadere vittime della piralide. Bah, son problemi dell’outdoor e sono più unici che rari.

Dopo un’ora sono stranamente già arrivato, il volo è durato meno del previsto, quasi esista una scorciatoia aerea per quando si è in ritardo. Io sto andando in vacanza due giorni, quindi prima ci arrivo e meglio è. Il mal di testa non ha voluto imbarcarsi, noto la sua assenza scendendo dalla scaletta, me ne rallegro e telefono al mio amico taxista.

In città il primo club in cui mi reco è di un amico di Napoli amante delle genetiche americane. Questo significa Zkittlez, Gelato, Dosidos, Biscotti, Mimosa e tante altre.
Finalmente anche qua “americane” ha smesso di significare Kush. Fino a poco tempo fa dire genetica americana significava l’ennesima Kush o incrocio di Kush, mentre al giorno d’oggi si è andati un pochino oltre. Fumo come un turco. Lo so perché ho sul tavolo più bustine di quelle al dispensario. L’unica varietà che soddisfa il mio palato esigente è Zkittlez, e lo fa solo per capacità genetica. Dimostra nettamente una superiorità nel chemioprofilo che fa chiudere un occhio su come è stata coltivata. Sono molto esigente e non sopporto perdere tempo (e salute) consumando erbe mal coltivate. Sono asmatico e voglio concedermi solo qualità: se mi deve uccidere perlomeno che lo faccia con stile (e gusto).

Verso sera decido di cambiare locale e di andare in un altro club di italiani. Anche loro propongono americanate. Non sto più nella pelle quando mi dicono di avere ben tre Zkittlez. Il prezzo è una doccia fredda, mi riporta sul pianeta terra dal mondo dei sogni. Fortunatamente conosco il proprietario che mi fa uno sconticino e da 35 euro al grammo riesco a scendere a 20. Vabbè il weekend a Barcellona è la mia vacanzina ad Amsterdam che facevo regolarmente anni fa. So che si spende e nei limiti del budget non mi tiro indietro. In quest’ultimo club conosco un gruppo di giovanissimi in vacanza cannabica anche loro. Siccome sono di Brescia, li invito a fumare dei cyloom. Complice la voglia di render a questo popolo tutto il divertimento (e l’hangover) di ieri notte, invito i ragazzi ad un numero imprecisato di cyloom di dry vari e di erba. Della serie offri crocchette ad un labrador. Non ne hanno rifiutato uno. Facendo cyloom anche loro per intercalare i miei. Che bella gente vive tra Bergamo e Verona!

I dry provati sembrano riterpenati, qualcuno più e qualcuno un poco meno ma comunque nessuno sembra genuino. Ad un profumo fin troppo buono da sembrare irreale, si accompagna un sapore di fumo vecchio, come se mancasse qualcosa dall’estrazione. Ovviamente tutti a sostenere la genuinità del fumo comparandolo con il mercato nero, ma a chi fuma cyloom non la si fa e decidiamo di spostarci in un altro club cannabico per provare altri prodotti magari più buoni. La speranza non ci abbandona e dopo un lento peregrinare tra negozi di alimentari e bar, arriviamo nell’ennesimo club gestito da italiani. Come con la cucina anche nella cannabis vincono gli italiani. Non c’è gara, il palato è quello, il buongusto è insito in noi abitanti del belpaese.

Anche qui, come prima, mi sistemo coi ragazzi ad un tavolino vicino al dispensario. Non sia mai ci si debba alzare e camminare troppo per fumare. Anche qui, come prima, Zkittlez. Come ci rimangono male gli italiani che non sono né bresciani né milanesi quando gli offri un cyloom di erba. Nessuno è perfetto. Aggiungerei, sbagliando s’impara. Quando sbaglieranno a caricare un lotto d’erba si accorgeranno di quanto buono possa essere. A patto di utilizzare ingredienti di qualità. Nel cyloom si vedono i difetti della fumata dal secondo tiro in poi. Il primo ancora ancora può avere tanto sapore ma dal secondo si smascherano pregi e difetti di qualsiasi prodotto.

Devo dire non ho più hangover, o resaca come la chiamano questo popolo di esperti dello stare male il giorno dopo. Sarà la bontà della Zkittlez o il numero di cyloom fumati coi miei nuovi amici. Fatto sta che sto molto molto meglio. Una vacanzina a Barcellona al mese sarebbe auspicabile per chiunque. Risolve proprio i problemi di routine. Vorrei cenare con qualcosa visto che ho la chimica alle stelle, ma cosa? In questa città sono più buoni i cookies magici nei club che il pane nei panettieri. Ma si può? I panettieri non hanno il salato e si definiscono artigianali solo perché scongelano il pane e lo finiscono di cuocere in forni elettrici. Dio s’è fermato a Ventimiglia.

La decisione ricade su un pizzaiolo italiano. Vorrei proprio vedere il prossimo che critica la scelta di andare a mangiare all’estero dall’italiano. Come fai con un palato come il nostro? e dire che sono di Milano! Risolta la questione cena, in maniera dignitosa, torniamo nell’ultimo club per finire la serata fumando. Siamo al secondo pacchetto di sigarette finito in cyloom. I ragazzi reggono molto bene e io non ho limite con l’erba perciò stiamo fumando veramente tanto. Cyloom e cannoni di ogni prodotto, dal rosin allo Shatter, dallo statico al finger hash, dal battuto secco all’erba. Solo l’erba non vuole le sigarette tostate. Tutto il resto sì. Per fortuna hanno la macchinetta Nicopal in questo club, un servizio insostituibile che rimuove col calore e dei solventi la maggior parte dei contaminanti in una sigaretta, rendendola più leggera e dire anche salutare. Provate una sigaretta passata nel Nicopal e non vorrete più tornare indietro.
Io invece comincio ad esser stanco, accuso la superfumata. Saluto quindi i miei nuovi amici e vado verso la pensione, dove mi aspetta una nottata di sonno profondo.
Come entro in camera ho solo il tempo di togliere le scarpe e lavarmi i denti, poi compio l’errore di toccare il letto e magicamente mi risveglio l’indomani mattina.

Domenica mattina: oggi ho l’aereo di ritorno. Già finito questo weekend veloce a Barcellona. Mi metto seduto nel letto e mi rendo subito conto di una cosa: sto benissimo. Non ho mal di testa né hangover, né problemi di nessun tipo. Strano mi dico, se avessi bevuto la metà di quel che ho fumato sarei in ospedale. Anzi strano mica tanto, è erba. Mi stupisco ancora alla mia età. Ma già si sapeva. L’alcool è un veleno.
Verso mezzogiorno sono in piedi, docciato e pronto per passare un pomeriggio di fumate senza limite prima di ripartire verso l’Italia. Domani mi mancheranno questi profumi e questi sapori. Meno male che Barcellona dista poco ed è relativamente accessibile il biglietto aereo per un weekend improvvisato.

La nuova Amsterdam è qua, senza dubbi. Fatta la valigia, prendo il mio kit da fumatore e mi lancio in un club chiedendomi che fine abbiano fatto oggi i ragazzi. Come se fosse una commedia classica, chi incontro nel club? I miei nuovi amici di fumate! Tutti sereni come Heidi sui monti, con un cyloom già carico, a celebrare una nuova giornata. Sembra difficile ma non lo è, è solo erba. Quest’oggi in più c’è l’Ice-o-lator di americanate varie ad allietarci. L’Ice è il fumo prodotto con acqua e ghiaccio, da cui il nome. È una tecnica di estrazione simile al dry hash, il classico battuto secco stile marocchino, nella quale però si utilizza l’acqua fredda per estrarre meglio. Secondo me il passaggio in acqua non è così male come alcuni sostengono. Se prima o poi usciranno delle analisi sulle differenze nella composizione mi ricrederò ma per ora non ne vedo grandissime differenze. Forse forse il mio palato preferisce i dry ma anche un buon Ice non lo disdegno.

È arrivata l’ora di andare in aeroporto. In men che non si dica il taxi, l’aereo e il bus mi lasciano in stazione Centrale a Milano. Il ritorno a casa è sempre più breve, se non ritarda il volo. Il mio è stato fin troppo veloce, quasi quasi sarei rimasto a Barcellona ancora un po’. Rientrato in casa penso a quanto è stato bello questo weekend di vacanza cannabica. Mi ha lasciato tanti bei ricordi e dei nuovi amici ma soprattutto zero hangover. Sarà che son di parte, ma alcool 0 erba 1. Buone fumate a tutti e, se potete, andate a passare un weekend a Barcellona, dove saranno fumate ancora più belle!

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