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Analisi e miglioramento vegetale per CBD 2.0

Per: Kevin, April 14, 2017

Abbiamo visitato Dinafem e il dottor Ananda ci ha raccontato che risultati delle analisi sono da loro utilizzati per sviluppare varietà ricche di CBD.

Il laboratorio di Dinafem ha appena compiuto 4 anni. Inaugurato ad ottobre 2012, si avvale di un team costituito in collaborazione con Renovatio ed Ai Laket. L’area che occupa era originariamente destinata a un progetto di riduzione rischi, consistente nell’analisi di campioni provenienti dai vari club, cui venivano restituite informazioni sul contenuto dei cannabinoidi presenti nelle varie piante.

Dinafem ha partecipato attivamente a questo progetto, appoggiandolo con la nascita del laboratorio, il cui campo di attività è stato poi esteso al miglioramento vegetale delle autofiorenti ed a uno studio approfondito delle varietà offerte dalla stessa banca. Sono dovuti partire da zero perché il metodo d’analisi all’epoca non era corretto e s’era manifestata la necessità di concepire e validare un proprio metodo. Dai primi test, il grado di precisione è aumentato sempre più, tanto da rendere i risultati particolarmente affidabili. Come ci spiega il dott. Ananda, “ogni qual volta riceviamo degli strumenti il programma fornito in abbinamento è ‘cieco’, ed è quindi necessario integrare nell’elaborazione un proprio metodo validato”.

Analisi e miglioramento vegetale per CBD 2.0 2

I vantaggi del metodo analitico applicato

Ben presto la banca dimostra che il metodo di miglioramento e selezione vegetale assistita da cromatografia dà i suoi frutti: ad esempio, in 3 generazioni sono stati in grado di constatare come autofiorenti, originariamente con 10% di THC, raggiungono il 15% o più. Per comprovare questi risultati Dinafem ha poi deciso di dotarsi di strumenti più personalizzati, allo scopo di realizzare un maggior numero di analisi, con maggior frequenza. A settembre 2014 viene quindi creato questo spazio-laboratorio che, a gennaio 2015, era già stato ultimato. Forte dell’esperienza acquisita con la precedente strumentazione, il dott. Ananda ha potuto approntare e validare un suo metodo con maggiore facilità, anche se, trattandosi di materiale nuovo, “bisogna sempre fare un po’ di test iniziali prima di ad arrivare al livello di precisione desiderato”. Al momento la banca considera le sue analisi molto affidabili per gli scopi perseguiti, giacché in una selezione non si è mai verificato nulla che non fosse già atteso.

In un primo momento continuano così ad occuparsi della selezione di autofiorenti e sviluppano la Bubba Kush Autoflowering e la OG Kush Autoflowering. Con queste linee vanno a colpo sicuro; a partire dall’incrocio iniziale individuano tutti i fenotipi interessanti. Anche questo lavoro ha dato i suoi frutti: ad esempio, nell’ultima coppa di Expogrow, la OG Kush Autoflowering ha conseguito il record di potenza, superando il 20% secondo un laboratorio indipendente. Come spiega il dott. Ananda: “fare analisi con costanza e continuità è molto utile per il miglioramento delle linee, giacché è possibile individuare con facilità i migliori esemplari”.

Oltre rilevare i livelli di cannabinoidi, il metodo analitico serve ad approfondire le conoscenze sulle genetiche; ad esempio, individuare la distribuzione dei chemiotipi un una varietà permette di determinare lo stato del materiale di partenza, se cioè si tratta di F1, F2 o F3.

L’altro aspetto su cui questa banca si è concentrata è l’importanza del metodo di coltivazione e del coltivatore, in quanto da una stessa pianta possono provenire diversi livelli di cannabinoidi. Hanno pertanto dimostrato che, in un ambiente climatico controllato e con maggiore quantità di luce, è possibile ottenere una maggiore resa, più resina e un livello più elevato di cannabinoidi. Analogamente, secondo l’esperienza del coltivatore, il tenore di CBD può aumentare o diminuire entro uno specifico intervallo.

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Miglioramento del contenuto di CBD mediante cromatografia

Inizialmente l’interesse della banca era incentrato sul THC; per il CBD vi era sì un nutrito interesse, benché la sua presenza si riscontrasse raramente. Con analisi di routine Dinafem ha scoperto CBD in una delle linee genetiche americane su cui stava lavorando, da cui viene creata Purple Orange CBD. La banca è ben consapevoli che, oltre al THC ed al CBD, esistono altri cannabinoidi ed è pronta a rilevarli qualora si presentino in un proporzioni insolite, perché desiderano contribuire a migliorare il pool genetico globale. Ci raccontano, in particolare, che negli ultimi anni è già stato realizzato un numero sufficiente di scoperte degne di nota, ma il prossimo futuro vedrà la comparsa di molte varietà speciali. Verrà inoltre approfondita la ricerca sull’effetto “seguito”, che consiste nello studiare l’incidenza sull’effetto finale di una particolare combinazione di cannabinoidi, terpeni ed altri componenti della pianta, in quanto si sa che il risultato degli estratti diretti della pianta è molto più completo rispetto all’uso di un solo cannabinoide.

Una volta rassicurati sulla propria capacità di analisi, la banca comincia ad addentrarsi nel progetto CBD, per il quale ha dovuto dotarsi di strumenti di prim’ordine per un uso intensivo protratto per diversi mesi. Nella fase di selezione delle prime progenitrici, in un contesto di coltivazione massiva, vengono effettuate analisi senza sosta, per due intere settimane: di giorno si preparano i campioni e di notte la macchina li analizza, alimentata da un processore di campioni automatizzato. In questo modo è stato possibile verificare che il set di strumenti impiegato, pur limitato, si dimostra efficiente per soddisfare le necessità di Dinafem.

Come ci spiega il dott. Kush “vi sono banche dei semi che utilizzano la OG Kush Autoflowering di Dinafem per riprodurre autofiorenti di buona qualità, approfittando del lavoro da noi realizzato; ma nel caso del CBD la strada è lunga e senza scorciatoie per poter fare un buon lavoro; l’eccellenza si ottiene solo con analisi su analisi e un lavoro che si estende a varie generazioni”.

Prima di avviare il progetto Dinafem conosceva la base teorica del breeding, specialmente per l’ottenimento di varietà CBD. Nello sviluppo delle varie fasi sono poi passati dalla teoria alla pratica, verificando, con uno strumento di misura affidabile come il cromatografo, che stavano ottenendo i risultati sperati.

In questo progetto, lavorando solo con i chemiotipi desiderati, è possibile procedere ad ampie selezioni, con la possibilità di scartare un gran numero di esemplari; è così che è possibile favorire l’ottenimento delle varietà migliori. In primo luogo, separano i chemiotipi di dominanza CBD, fra questi vi sono concentrazioni variabili e, così facendo, scelgono piante con più elevati livelli di cannabinoidi. Ovviamente le analisi sono solo una parte del lavoro: talvolta in laboratorio si presentano chemiotipi all’apparenza molto uguali ma, quando si torna alla coltivazione, le differenze appaiono chiare. Per questo motivo è importante far riferimento ai dati analitici, oltre che al fattore umano, il lavoro di breeder esperti: è solo così che Dinafem è in grado di dare alle sue selezioni il suo particolare ‘tocco’.

Posteriormente all’analisi di popolazioni complete, vengono tracciati grafici, in cui è possibile evidenziare la distribuzione: tale metodo torna utile, in particolare, quando si comincia a lavorare con materiale genetico concreto, per verificare se le piante si comportano secondo le aspettative. Questa mappatura serve ugualmente a scartare un insieme di piante prive di interesse per il progetto. È così possibile conoscere a fondo il materiale genetico con cui lavorare e sapere in anticipo cosa avverrà negli incroci, in modo da puntare direttamente ad ottenere il risultato desiderato.

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Nel procedere alle analisi in fasi distinte, la banca constata che una pianta non può essere giudicata fin tanto che non si arriva alla sua fase finale di crescita, giacché non tutti i fenotipi maturano in uno stesso momento ed il confronto risulterebbe inesatto: a 30 giorni la migliore pianta di un gruppo può essere solo la più precoce; a 60 giorni la migliore di quello stesso gruppo sarà plausibilmente un’altra.

Su un altro fronte, Dinafem procede all’analisi del contenuto dei diversi estratti per evidenziarne l’effetto sui vari pazienti (ossia per conoscere a quale effetto è associato uno specifico rapporto di elementi). Sono anche stati analizzati vari estratti di CBD provenienti da canapa industriale esistente sul mercato, e si è scoperto che alcuni prodotti sono di bassa qualità e con contenuto di gran lunga inferiore a quanto promesso in etichetta.

Prelievo di campioni, analisi e selezione

Dopo aver parlato in laboratorio con il dott. Ananda, l’ho accompagnato, insieme al dott. Kush e al dott. O3, ad una delle loro aree di selezione vegetale. Li ho potuti così vedere in azione, mentre procedevano agli scarti a partire da 250 femmine e 100 maschi. In primo luogo vengono eliminati gli esemplari ermafroditi, per pulire il pool genetico da tratti intersessuali. Dal momento che la maggior parte delle piante CBD presentano tratti di Sativa, Dinafem cerca la novità cercando di creare genotipi più tendenti all’Indica, con foglie grandi, taglia media e un sapore gradevole: ad esempio, vengono scartate le piante che tendono ad avere taglia troppo alta (un approccio all’apparenza contro-intuitivo).

Come afferma il dott. Ananda “per ottenere risultati specifici è fondamentale seguire le buone pratiche, sin dal primo momento, all’atto di prelevare i campioni, ma anche durante tutto il processo di laboratorio”. Nella mia visita ho capito bene a cosa si riferisce: prima di cominciare, i breeder si vestono con un camice bianco e guanti in lattice. Selezionano dapprima le piante più interessanti e le numerano. Successivamente passano al prelievo dei campioni, che viene effettuato senza toccare i fiori. I campioni sono direttamente introdotti in un barattolo numerato, con tappo ugualmente numerato, in modo da minimizzare le possibilità di errore.

Si procede così all’analisi, per la quale il dott. Ananda segue un metodo specifico, da noi già descritto nell’articolo “Il giorno dell’impollinazione”. Nel frattempo questo metodo è stato da lui perfezionato, continuando a lavorare a temperature sempre più basse ed utilizzando meno materiale per non sporcare il cromatografo. In sintesi il processo consiste nell’essiccare il campione a 40º. Quindi si procede alla pesatura, diluizione mediante ultrasuoni, centrifugazione, decarbossilazione in forno, diluizione in etanolo ed introduzione del campione nella colonna cromatografica. Ogni analisi si ripete varie volte per escludere gli errori. Nella fase finale, il dott. Ananda interpreta i dati davanti a un computer e prepara i rapporti per ciascun gruppo di popolazione.

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Progenitrici CBD dominanti

Abbiamo anche visitato l’area delle madri, in cui viene conservata una copia delle migliori progenitrici CBD dominanti, con vengono elaborati gli ibridi CBD Dinafem. Senza usare una stessa CBD dominante in distinte varietà (che finirebbe per omogeneizzarle), Dinafem è fra le pochissime banche a disporre di un ampio e variegato gruppo di progenitrici CBD dominanti, piante maschio e femmina, che consente loro di lavorare indipendentemente su ciascun ibrido.

Pur continuando con le varie attività di miglioramento e sviluppo su ciascuna linea, questa varietà di progenitrici colloca Dinafem fra le prime banche nella selezione di piante CBD dominanti.

Conclusioni

L’introduzione di varietà CBD dominati è stata avviata inizialmente come lavoro totalmente artigianale, nel quale i breeder facevano ricorso a un mix di intuizione e fortuna: in quegli anni non esisteva quasi nessun laboratorio che potesse assisterli. Attualmente al fattore umano vanno ad affiancarsi le analisi di laboratori: questo miglioramento vegetale 2.0 è ora proiettato verso l’eccellenza e procede a passo spedito, in modo da mettere a disposizione dei coltivatori grosse quantità di varietà differenziate e totalmente stabilizzate.

di H. Madera

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