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Anno nuovo cannabis nuova?

Per: Soft Secrets, March 30, 2018

Ogni due mesi su queste pagine cerchiamo di fare il punto sulla condizione dei pazienti italiani che si curano con la canapa. Ogni due mesi siamo sconsolati dal vedere che nonostante l’evidente importanza che questo medicamento riveste nella vita di migliaia di persone, chi sopra le nostre teste tesse le modalità del nostro vivere con leggi, decreti e regolamenti attuativi non ha ancora fatto propria un’unica fondamentale considerazione: i numeri italiani della cannabis terapeutica sono assolutamente mantenuti al ribasso dalla legge che criminalizza questa pianta (nonostante lo Stato la produca per motivi terapeutici) e dalla mancanza di formazione della classe medica che prescrive cannabis con il contagocce. Entrambe queste premesse concorrono nel relegare un medicamento con potenzialità incredibili nelle retrovie dell’offerta terapeutica contemporanea e giustamente i pazienti italiani non ci stanno, non si spiegano il perché, s’indignano, non capiscono come mai un farmaco per loro tanto necessario sia vittima di un sistema che sembra far di tutto per complicarne l’erogazione.     di Carlos Rafael Esposito

Foto di Niccolò Celesti

E tutto ciò nonostante i passi in avanti ci siano stati ed anche coraggiosi. La produzione italiana, un prezzo calmierato in farmacia (anche troppo dicono i farmacisti), una legge in discussione che se si riuscirà a votare prima della fine di questa legislatura inquadrerà la possibilità di curarsi con la marijuana entro un testo, per la prima volta, di valore nazionale riconoscendo agli italiani una cura gratuita a spese della collettività. E però questo non basta, non è ancora abbastanza. Lo dicono le facce incredule dei pazienti “più fortunati” (con pecunia e prescrizione) che recandosi in farmacia si sentono dire che il farmaco non è disponibile. Terminato. Esaurito. Consumato oltre ogni aspettativa ministeriale. La cannabis non è un salvavita, non toglie la sclerosi, non fa guarire dall’HIV, non ti fa correre se sei in carrozzella e non ti guarisce se hai un glaucoma, però in questi 4 casi e in molti altri permette a chi la utilizza un innalzamento del proprio livello di vita che tante volte è l’unico orizzonte al quale il malato dirige il proprio sperare.

Recentemente un gruppo di pazienti- attivisti è stato al Senato della Repubblica per perorare la loro causa e per far passare un messaggio di assoluta importanza al cuore della politica italiana: l’emergenza sanitaria vissuta dai pazienti in cura con la cannabis. E la volontà di reagire. Abbiamo contattato due di questi pazienti: Carlo Monaco, romano, fondatore del Canapa Caffé, luogo d’incontro dove in possesso di prescrizione si può consumare cannabis ed avvalersi di strumenti per il consumo teraupeutico ed Alessandro Raudino, siciliano, che da un anno a questa parte ha nella disobbedienza civile la sua risposta ad uno Stato che non lo mette in condizione di curarsi serenamente.

SSIT: Buongiorno Carlo che impressioni hai della vostra visita al Senato e che ti aspetti nei prossimi mesi?

La prima impressione e che scegliendo la disobbedienza civile e cioé l’autroproduzione, la nostra paura è che ci vengano a bussare alla porta come è già successo in passato quando noi pazienti ci mettiamo la faccia in maniera troppo esplicita, basta pensare a quello che dimostra il percorso di Fabrizio Pellegrini. Abbiamo paura di trovarci con carichi penali, spese per gli avvocati e comunque sempre senza terapia che in quel caso verrebbe sequestrata.

SSIT: Oltre al danno, la beffa…

Si perché un malato senza medicina non riesce nemmeno a difendersi: sei annullato su due livelli, quello penale e quello della malattia senza la medicina. Che amarezza.

SSIT: Che situazione terapeutica vivete nella capitale?

A Roma siamo in stato di emergenza dallo scorso maggio. All’inizio dell’estate infatti sono finiti il Bedica (THC 14% e CBD 1%), il Bediol (THC 6,5% e CBD 8%)e il Bedrolite (THC 0,4 % e CBD 9%) ed ogni paziente ha cominciato la maratona per cercare di seguire il piano terapeutico. Molti di noi hanno cominciato a richiedere più ricette dal medico in maniera da poterle inviare simultaneamente a differenti farmacie ed avere così più possibilità di ottenere qualcosa. Uno dei pazienti che viene qui al Canapa Caffé, un informatico che come me soffre di anoressia nervosa, mi raccontava di mandare 4-5 ricette a Roma e altrettante fuori Lazio. Per quel che riguarda il Bedrocan (THC 22% e CBD meno del’1%.) l’ultima volta l’ho ottenuto a giugno tramite la ASL e come da piano terapeutico ho ricevuto 120 grammi al costo di 958 euro. Ovviamente a settembre però mi sono trovato nuovamente senza farmaco. E così: settembre niente, ottobre niente e novembre niente, l’ASL non aveva più disponibilità. Sono stato costretto a comprarlo in farmacia ad un costo più elevato, poco meno di 10 euro al grammo ed ho acquistato 60 grammi che mi hanno coperto per un mese e mezzo. Oggi che siamo a dicembre per fortuna ho appena comprato 30/40 grami da un coltivatore di fiducia, ma entro Natale dovrò trovare un’altra soluzione anche perché non mi voglio immaginare un Natale senza terapia e cioé senza appetito e col morale a terra. Spero che entro la fine della legislatura si abbia almeno il buonsenso di votare lo stralcio Miotto che non è assolutamente una soluzione ottimale, ma almeno migliorebbe il quadro attuale, prevedendo l’erogazione gratuita omogenea in tutte le regioni, al contrario di adesso dove vige una profonda differenza a seconda della città di residenza e considerando l’opportunità di avviare progetti di produzione esterni allo Stabilimento militare di Firenze che comunque resterebbe il regista della distribuzione.

SSIT: E tu Alessandro cosa ne pensi della visita al Senato e della situazione che state vivendo nella tua isola?

La politica aveva cominciato un percorso interessante, quello dell’intergruppo, che prevedeva la coltivazione domestica e la possibilità di associarsi in club, poi però tutto è stato sacrificato alla disciplina di partito e le stesse persone che aveva voluto la legge l’hanno tradita lasciandoci ancora una volta a noi stessi. Dopo la visita in Senato la sensazione è di grande vuoto perché in concreto nulla è stata chiarito a parte il solo fatto che sino a quando non verrà approvata la legge di bilancio nemmeno la legge sulla cannabis terapeutica potrà sbloccarsi. Da parte nostra vorremmo ragionare su un progetto pilota di disobbedienza civile che ci porti a coltivare cannabis per gli aderenti al cannabis social club. Ed in quest’ottica già da un anno regaliamo semi di cannabis femminizzati ai nostri tesserati per incentivarli alla produzione della propria medicina. Sappiamo che anche questo è un comportamento illecito, ma siamo convinti di essere dalla parte del giusto anche perché dall’altro lato ci sono le mafie. Dall’altro lato significa andare a cercare uno spacciatore che abbia cannabis di qualità, stare attenti che non ti rifilino un pacco, stare attenti alle forze dell’ordine: uno stress continuo insomma.

SSIT: E che mi dici della situazione siciliana?

Al momento ci stiamo interessando a dei campi per coltivare cannabis industriale nell’ottica poi di coltivare quella veramente medicinale e poter distribuire le genetiche più adatte ai malati. Questa scelta nasce naturalmente per far fronte all’emergenza sanitaria che si vive nella mia regione. La malattia non sta ferma e non aspetta i tempi della politica, al contrario va avanti inesorabilmente e proprio per questo, nonostante il rischio, ho cominciato a coltivare per me stesso, anche perché nonostante la prescrizione qui in Sicilia è da fine settembre che non arriva il farmaco ed io vivo un stress quotidiano, perché quando sono senza farmaco divento un’altra persona. Non riesco più a vivere, mi cominciano i crampi alle gambe e l’irrigidimento dei muscoli, mi chiudo in me stesso, cambio umore in negativo perché mi preparo alla sofferenza della malattia. Come mi metto a letto la notte mi partono gli spasmi alle gambe e scalcio la mia compagna, insomma è una sofferenza per tutte le persone che mi vogliono bene e non solo per me.

Le voci di questi due cittadini che rappresentano un’avanguardia nazionale di persone attive nel difendere i propri diritti e quelli degli altri pazienti ci dovrebbe rimettere tutti con i piedi per terra. Ma come è possibile che il sistema della cannabis medica non riesca a decollare a beneficio di pazienti che vedono la loro vita cambiare specularmente quando hanno a disposizione il farmaco e quando non lo hanno?

D’altra parte tutti gli organi statali dall’Ufficio Centrale Stupefacenti allo Stabilimento Chimico Farmaceutico militare di Firenze sono composti da persone che fanno del loro meglio per condurre il nostro paese nella modernità dell’offerta terapeutica. E allora dove si alimentano le difficoltà?

Come non smetteremo mai di ricordare il primo ostacolo da superare è culturale: la cannabis è stata diffamata per decenni ed anche oggi che le sue qualità mediche non vengono messe più in dubbio da persone credibili, il suo status illegale la costringe ad essere sospesa in una terra di mezzo dove solo lo Stato ed i suoi rappresentanti possono rimediare gli errori dettati da un periodo storico che ormai ci siamo lasciati alle spalle. Noi guardiamo al futuro ma i nostri piedi sono ancora immersi nel fango del pregiudizio. Perché allora i nostri politici ed i nostri burocrati non si ispirano a metodi di distribuzione e produzione utilizzati da Stati stranieri? Canada, Olanda, Portogallo, Israele questi sono gli esempi da seguire e fare nostri.

I meno di 9 milioni di israeliani, ad esempio, dal 2004 ad oggi hanno registrato 30.000 pazienti che utilizzano cannabis attivamente, nel paese mediorentale i produttori di cannabis sono 8 e distribuiscono per il proprio pubblico 140 genetiche differenti. In Italia abbiamo un solo produttore che riceve finanziamenti a singhiozzo e che produce una solo genetica, sperando che la seconda (simile per ratio THC: CBD al Bedrocan) arrivi sul mercato quest’anno. È scontato che il nostro modello non riesca a diventare soddisfacente per l’utente finale: fino a quando si avrà paura di puntare con determinazione su questo contingente agro- sanitario, tutto resterà un bel progetto naif e con un futuro davvero remoto. Per ottenere risultati bisogna investire e aprire il mercato a nuovi produttori, garantendo così qualità e prezzi calmierati.

Le stime che i nostri rappresentanti si ostinano ad avere come orizzonte sono assolutamente incongruenti con le reali necessità del nostro paese, vogliamo fare una comparazione con gli israeliani? I 30.000 israeliani registrati ricevono in media 32 grammi di cannabis su base mensile. Facciamo il conto? Si tratta di circa 11 tonnellate e mezzo ogni anno prodotte e distribuite per i pazienti di questo paese. E in Italia? Nei primi 3 trimestri del 2017 sono stati consumati 280,280 kg, per i più curiosi 186,145 KG fra Bedrocan, Bedica, Bedrobinol, 74,70 Kg fra Bediol e FM2 e 19,435 Kg di Bedrolite. A voi le riflessioni.

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