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Candida canapa, ma dopo le elezioni

Per: Soft Secrets, May 17, 2018

A poche settimane dalle elezioni politiche del 4 marzo, grande è il disordine sotto il cielo in tutta la penisola. E a differenza di quanto diceva il presidente Mao, la situazione non appare molto favorevole per la cannabis ma anche per i difensori dei diritti umani e civili. Erba buona o erba cattiva? Pare comunque logico affermare che chi non lotta ha già perso, anche rispetto ad una legge malata che pretende ancora di vietare delle piante nel 2018.

Nel frattempo il bombardamento di proposte irrealizzabili come l’eliminazione delle tasse, la pretesa di coerenza delle coalizioni oltre il tanto auspicato principio di legalità – tanto flessibile da ritrovarsi contrapposto allo stato di diritto – tanto sbandierato dal Movimento 5 Stelle, si accompagna al malessere psicofisico di gran parte della popolazione che, oltre alle patologie additive sempre più diffuse come obesità, gioco d’azzardo e altre attività compulsive, si trova confrontata ora con un problema in più: la dissonanza cognitiva pre e post elettorale.

Anche perché, per quanto possa sembrare incredibile, l’uomo è un animale che cerca la coerenza nell’incoerenza. Premesse e promesse spesso inconciliabili con la salute mentale sono il nuovo fattore infiammatorio in agguato per chi cerca o cercherà con una missione impossibile di giustificare ad ogni costo la propria coerenza anche nel campo della politica. La situazione paradossale del popolo degli onesti costretto a scegliere tra proposte sostanzialmente folli e la mera conservazione dello status quo, rispecchia in maniera quasi perfetta lo slogan sessantottino che considerava le elezioni “trappole per coglioni”.

Candida canapa, ma dopo le elezioni

Il principio di irrealtà del mondo della politica, in particolare sul tema della canapa, confligge necessariamente con i meccanismi di difesa, con chi ha riscoperto un rapporto subalterno con la politica. Per un mio amico geriatra, peraltro anche lui candidato, molte persone rischiano in questo processo di adeguamento alla follia di profezie irrealizzabili di indirizzarsi ulteriormente verso movimenti o partiti ulteriormente radicalizzati.

Per fortuna la politica sulla cannabis è una cosa seria. Forse è un bene che sia così distante da questo manicomio. È una delle poche riforme senza costi aggiuntivi per la popolazione e di cui si sta convincendo sempre più gente. E che potrebbe esser argomento di un dibattito aperto una volta che si volesse convergere su proposte concrete e realizzabili. Solo alcune forze politiche hanno accennato alla politica sulla canapa come Sinistra italiana e Liberi e Uguali in Lombardia a parte un manifesto di Potere al popolo dove la pianta sembra costituita da una unica foglia di fico striminzita.

Anche nel fronte apparentemente più favorevole nella precedente legislatura come i M5S sono sempre possibili passi in dietro per adeguarsi alla Realpolitik europea e magari per potersi rendere presentabili nei salotti. Ma anche nel raggruppamento elettorale di Liberi Uguali, nonostante l’ottima e conseguente battaglia dell’onorevole Daniele Farina e Giovani Paglia, non tutto è rose e fiori. Il principale candidato, l’ex procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, aveva lanciato nel 2009 l’allarme sulla “marijuana caucasica geneticamente modificata” dai narcotrafficanti per ampliare il principio attivo drogante. Una menzogna ripetuta sovente da portavoce spesso involontari del proibizionismo.

È un dato di fatto come, nonostante gli esperti ufficiali di ogni orientamento si guardino bene di veicolare simili fesserie, nei corridoi della CND di Vienna si annidino numerosi e viperini spin doctors dello status quo. Grasso – che parlava di OGM a margine di un seminario del Csm dedicato alle indagini sul narcotraffico ¬aveva aggiunto che lo stesso allarme riguardava anche le foglie di coca, anch’essa geneticamente modificata. Ultimo, ma non per importanza, Grasso aveva poi riferito come esperti delle tossicodipendenze avessero avuto modo “di visitare in Russia persone che avevano fatto uso di marijuana caucasica constatandone gli effetti deleteri”. Insomma tre perline delle tante a cui siamo abituati ma tutte meticolosamente infilate.

Piuttosto curioso come tutto sia avvenuto a casa del presidente CSM il dr. Nicola Mancino, che come Ministro degli Interni era a suo tempo al corrente dei bizzarri esperimenti simil OGM intavolati dal nostro paese. Accusato di gravi delitti, come per la trattativa stato-mafia, Mancino potrebbe, messo alle strette, parlare di quello che i tedeschi chiamavano la cosiddetta “canapa tricolore”, sviluppata all’Istituto Colture industriali di Bologna con un progetto milionario che portò alla introduzione di una varietà da fibra antocianica, la “Red Petiole” ora regolarmente registrata. Un caso tanto bizzarro da divenire fonte di ilarità nella comunità scientifica mondiale.

Le stranezze di cui sopra fanno tuttora parte della strana realtà di cui Grasso e tanti altri sono stati volontariamente o involontariamente tenuti all’oscuro e dalla cui ricomposizione deve poter emergere una nuova classe dirigente. Ne fa fede il grande interesse evocato dal tema cannabis nella base di Liberi ed Uguali. Sperando che la situazione evolva e che la discussione si faccia matura. Al di là delle tante promesse. Ma naturalmente dopo aver scelto.

di Enrico Fletzer

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