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Colpirne uno per spaventarne 100:

Per: Soft Secrets, January 5, 2019

cannabis, minorenni e istituzioni

Agli inizi del mese scorso, a Genova, per una piantina di canapa industriale si è scatenata una sparatoria in cui sono rimasti feriti un cane e la sua padrona. No, no è lercio. È la cronaca italiana del 2018. La storia è stata raccontata a “Chi l’ha visto?” e ha presto fatto il giro del web. La ragazza – minorenne – viene fermata mentre è a spasso con uno dei suoi 2 cani, la polizia le chiede i documenti che però non ha con se. Sale quindi scortata da 5 agenti, nell’appartamento in cui abita con la madre. Mentre la ragazza spiega di avere un secondo cane e di doverlo portare in balcone prima di poterli fare entrare, gli agenti irrompono in casa, accolti, com’è ovvio, dai latrati del pittbull Coco.

Inizia una sparatoria fuori controllo. Uno degli agenti fa fuoco, così come altri di loro sparando a caso all’interno dell’abitazione. Coco viene colpito e i proiettili traforano il muso e una zampa del cane. la padrona viene colpita di striscio dai proiettili a gambe e mani. La madre della ragazza, a seguito di una crisi di panico, sviene. Si verrà a scoprire poi che i 5 agenti erano intervenuti per sequestrare una piantina di canapa, privata nella totalità del THC poiché acquistata regolarmente da Euroflora, una serra della zona.

Quello di Genova può considerarsi un fatto isolato, soprattutto per il fare maldestro con cui è stata portata avanti tutta l’operazione. Ma è un dato di fatto che le forze dell’ordine, sotto la spinta del Ministero dell’Interno, stanno intensificando i controlli relativi alla cannabis – anche quella legale -, soprattutto nei confronti di minorenni, soprattutto all’interno delle scuole.

Colpirne uno per spaventarne 100:

Il progetto “scuole sicure” varato proprio da Salvini poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, con soli 2 milioni e mezzo di euro di stanziamento si era infatti ripromesso di fare guerra allo spaccio davanti alle scuole. L’idea era quella di mettere più telecamere e più agenti fuori dagli istituti, ma visti i fondi decisamente ridicoli, pare si sia ripiegato sui soliti cari vecchi metodi intimidatori: la paura si sa, arriva quasi sempre a costo zero.

E così si sente di nuovo parlare di blitz nelle scuole, della cinofila tra i banchi e di minorenni incriminati per pochi grammi, anche di cannabis light. Come infatti ribadito sia dal nuovo capo del DPA Fontana, sia dal leader maximo Salvini, le forze dell’ordine sono incaricate di attenersi alla legge 309/90, per cui la soglia massima consentita di THC è lo 0,2%. Nessuna interpretazione dunque, anche la cannabis light è nel mirino dei controlli di polizia.

Se da un lato è evidente che lo Stato delega nuovamente alla repressione il compito di interfacciarsi con la sostanza cannabis, dall’altro bisognerebbe iniziare a porsi qualche domanda riguardo alla facilità con cui le forze dell’ordine vengono accolte all’interno degli istituti scolastici. I presidi e i docenti offrono sempre piena collaborazione e si dichiarano felici dell’operato degli agenti quando questi trovano qualche grammo di erba addosso a uno studente.

In questa iniziativa istituzionale, il Ministero della Pubblica Istruzione non è pervenuto e l’idea che si restituisce, è che si preferisca abdicare palesemente alla funzione formativa della scuola per delegare alla polizia quanto può essere ritenuto “problematico”. E la “droga nelle scuole” si sa, è un mantra che tira da tempo immemore, lo spauracchio di ogni dirigente di istituto.

Non resta che sperare nella tempra dei ragazzi e nell’umanità dei singoli insegnanti. Essere perquisiti ed eventualmente arrestati è un’esperienza traumatica che nessun adolescente dovrebbe essere costretto a subire. Tantomeno per qualche grammo di cannabis. Alcuni, in passato, dalla vergogna si sono tolti la vita ma di questo la scuola, la polizia, lo Stato, paiono non volersene preoccupare. L’elettorato bisogna tenerlo caldo e gli adolescenti non votano.

di Giovanna Dark

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