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Follia dello spinello alla romana

Per: Walter, April 13, 2018

Fin dall’antica Roma la stigmatizzazione degli avversari politici ha preceduto la loro repressione secondo l’azzeccata definizione dello psichiatra statunitense di origine ungherese Thomas Szasz, secondo la quale “gli animali si divorano mentre gli uomini si determinano”. Si potrebbe tornare indietro ai Baccanali ferocemente repressi nella Roma pre-cristiana, o alle analoghe persecuzioni avvenute negli USA a danno delle minoranze etniche o sociali con la scusa delle sostanze via via utilizzate.   di Enrico Fletzer

 

Nel mirino questa volta è finito il Virgilio, un prestigioso liceo di Roma, che a novembre è diventato un caso nazionale. In questo caso alcuni dirigenti scolastici, spalleggiati dai media, avevano ipotizzato la contemporanea presenza nelle classi di mafia, film porno e un esteso traffico di stupefacenti. Il tutto in un ambiente conformista popolato di figli di papà ed altamente omertoso, dominato da un collettivo che aveva avuto il 96% dei consensi a livello di istituto. Le classiche percentuali bulgare.

A distanza di poche ore da queste esternazioni, rimaste inconsistenti prima della chiusura di questo articolo, la Questura smentiva la presenza della criminalità organizzata. Poco dopo spariva ogni traccia di mafia, sesso e prevaricazione, mentre le perquisizioni con le unità cinofile dei Carabinieri avevano portato in alcuni sparuti casi al rinvenimento di alcuni grammi di hashish. Una tempesta in un bicchier d’acqua che però si inserisce nella situazione più generale di rancore che caratterizza la ricerca di capri espiatori nella nostra società. Ma questa volta in versione surreale facendo evocare il fenomeno delle fake news. Mafia, figli di papà, sesso e droga: una formula vincente per gettare un po’ di fumo sulla realtà piuttosto traballante dei nostri istituti scolastici nell’era della “buona scuola”.

Anche per risolvere il dibattito surreale, la Rete italiana di riduzione del danno Itaard ha scritto una lettera al dott. Rusconi, vicepresidente di una associazione che rappresenta i Dirigenti Scolastici, insistendo sulla necessità di un dialogo rispetto all’approccio muscolare sbandierato da alcuni media. Anche per rinforzare la necessità di una alleanza educativa nel campo delle sostanze. Ma ancora una volta la polemica è riemersa nella trasmissione condotta da Lucia Annunziata dove qualcuno evocato la cosiddetta “patologia occupante” che colpirebbe questi giovani, individuando così nel conflitto sociale un vero e proprio sintomo di devianza psichica.

Nonostante il fatto che la protesta degli studenti fosse sorta dopo il crollo del solaio, denunciando come solo l’otto per cento degli edifici scolastici romani rientri nella tanto sbandierata legalità.

E per finire la polemica sulla cannabis. Certamente il divieto di consumo e il possesso di cannabis e sostanze alcoliche negli edifici scolastici trova la sua giustificazione in motivi socio-pedagogici e politico-sanitari. Ma che il consumo esista è pur sempre un dato di fatto.

Anche in questo caso l’approccio non stigmatizzante risulta più consono con un processo formativo, proprio perché in un regime laico dovrebbe prevalere il senso comune più che la militarizzazione. Tanto che sono le forme di controllo sociale ad essere più efficaci nei confronti dei comportamenti disfunzionali e ai fini dell’empowerment. Al contrario la militarizzazione favorisce l’opacità e la censura. Proprio nella scuola pubblica dove si stenta a trovare un canale di comunicazione con i ragazzi si dovrebbe mantenere un rapporto aperto ed improntato sulla fiducia e dove la presenza dei cani si rivela inutile e dannosa.

Il sospetto è che i personaggi che hanno sollevato la versione italiana della “follia dello spinello” sul Virgilio, scuola all’avanguardia sia per didattica che per partecipazione politica, abbiano altre mira. Qui la maggioranza degli studenti avversa la propaganda ufficiale e la realtà piuttosto marcia di questa situazione di cui il proibizionismo non è che un epifenomeno.

Al contrario, seguendo l’esempio svizzero, una maggiore trasparenza e fiducia potrebbe contribuire a limitare i danni ai ragazzi migliorandone l’apprendimento e la capacità di stare al mondo.

E qui che una nuova politica sulla cannabis potrebbe svolgere un ruolo importante ed innovativo. Come succede per esempio in Svizzera, dove a differenza dei colleghi italiani, gli insegnanti con esperienze di consumo passato od attuale di cannabis sono invitati a scambiare le loro esperienze con gli studenti con risulti più stringenti al fine di stabilire regole comuni. Non certo esaltando le loro esperienze ma ponendole in un contesto critico e insistendo sulla necessità di mantenere la scuola estranea a traffici e consumi. Una cosa praticamente impossibile nel caso italiano dove tutto sembra reggersi sul non detto e sul proibito capire. Anche perché al Liceo Virgilio di Roma gli studenti hanno fatto sempre la loro parte in un contesto di eccellenza formativa, in un contesto di un’ottima scuola che si difende dalla propaganda di regime.

“Forse un giorno sarà dolce ricordare anche questo! “diceva il grande poeta latino Publio Virgilio Marone, anche perché in Italia e nel liceo che porta il suo nome grande è la confusione sotto il cielo e la situazione non è certo eccellente.

 

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