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Fresh Frozen Sift

Per: Soft Secrets, March 14, 2017

L’appuntamento era per le 4 del pomeriggio, i ragazzi del collettivo WeXtract ci aspettavano già da un pezzo e noi del Sud Est Grower collective come al solito eravamo in ritardo. Questa volta, il luogo di incontro era all’interno di una cella frigorifera. Avete capito bene, per questo esperimento ci siamo riuniti a -20°C all’interno di una cella frigorifera installata nel laboratorio di un amico che ha preferito rimanere anonimo.

Obiettivo dell’incontro: estrarre un hashish full melt con l’impiego dei dry sift screen, con l’eccezione però che avremmo lavorato con della marijuana fresca.

Qualche giorno prima dell’esperimento, alcune piante di cannabis erano state raccolte e appese a testa in giù in una stanza buia e arieggiata affinché la marijuana perdesse parte della clorofilla contenuta. Dopo circa 24 ore, le infiorescenze ancora fresche sono state sminuzzate in piccole parti per favorire il processo di estrazione e, raccolte in una vaschetta di plastica per uso alimentare, sono state conservate in un congelatore a pozzetto alla temperatura di -30°C per altre 72 ore.

Frozen-sift-1

Riunitici tutti all’interno del laboratorio, abbiamo iniziato a preparare l’ambiente di lavoro: dentro la cella frigorifera sono stati sistemati due tavoli della superficie di 120×100 cm e sopra ad ognuno di essi è stata collocata una lastra di plexiglass della stessa superficie. Sul primo tavolo abbiamo sovrapposto due dry sift screen, prima quello da 180 micron e poi quello da 220 micron e li abbiamo fissati entrambi agli angoli con del nastro adesivo di carta. La preparazione si è conclusa con una scrupolosa pulizia dell’ambiente di lavoro.

Per lavorare all’interno della cella è stato necessario indossare abbigliamento da montagna: calzamaglia termica, scarponi, maglia termica, felpa, giacca, scaldacollo e berretto. Prima di entrare nella camera frigorifera fumiamo un paio di joint ma, una volta dentro, alla temperatura di -20°C l’effetto è svanito in un attimo.

Dopo esserci assicurati di avere con noi tutto il necessario, siamo pronti per avventurarci nella cella frigorifera. Una buona regola è di mantenere la porta della cella sempre chiusa per evitare di attirare all’interno l’umidità dell’ambiente esterno garantendo di conseguenza una temperatura costante.

Dal frigo a pozzetto tiriamo fuori una cassetta contenente marijuana semifresca e completamente congelata; quindi ci fiondiamo all’interno della cella e via ai lavori. Un ragazzo del collettivo aveva preventivamente introdotto nella cella alcune paia di guanti in nitrile e in pratica già congelati li indossiamo alle mani. Un po’ per volta, la marijuana è stata sparsa sul dry sift screen da 220 micron; nel frattempo, alcuni ragazzi esercitavano lievi percussioni sullo screen per agevolare il distacco della resina dalle piccole infiorescenze di marijuana, mentre il caposquadra con gesti delicati provvedeva a sminuzzarla e a spargerla per tutta l’area dello screen. Man mano che si procedeva, i fiori già vagliati venivano messi da parte, raccolti e conservati nella cassetta portalimenti per una successiva lavorazione.

Frozen-sift-2

Terminato di setacciare il primo lotto di marijuana, lo screen da 220 micron è stato pulito con un pennello per far scendere giù eventuale resina incastrata. Quindi, il dry sift screen da 220 micron è stato messo da parte e quello da 180 micron spostato sul secondo tavolo.

La superficie della lastra di plexiglass sul primo tavolo era completamente ricoperta di resina che rappresentava la prima qualità; con una scheda telefonica la resina è stata raccolta tutta insieme e con l’impiego di un colino è stata sparsa su dei vassoi con il fondo di carta forno. Questo passaggio consente un essiccamento della resina uniforme, altrimenti, una volta fuori dalla cella frigo la resina si sarebbe agglomerata in un unico corpo trattenendo l’umidità all’interno.

Dopo questa prima fase, ci siamo concentrati sul secondo tavolo sul quale era stato posizionato il dry sift screen da 180 micron e la cui superficie era completamente ricoperta di resina mista a pistilli e altra materia vegetale. Lo screen da 180 micron è stato completamente spennellato, cercando di raccogliere a lato pistilli e materia vegetale. Con il retro del pennello venivano esercitati deboli colpi sullo screen per agevolare il passaggio dei tricomi ghiandolari.

Una volta vagliato per bene il dry sift screen da 180 micron, lo mettiamo da parte e proseguiamo con un ulteriore filtraggio della resina raccolta sulla seconda lastra di plexiglass.

Nel frattempo, sul primo tavolo rimasto vuoto posizioniamo gli screen da 45 e 160 micron, uno sopra l’altro. La resina è stata sparsa sul dry sift screen da 160 micron e con il pennello è stata vagliata cercando di portare a lato eventuale materia vegetale all’interno. Il gioco con il pennello è durato abbastanza, facendo molta attenzione a non esercitare pressione sullo screen perchè l’attrito genera calore impedendo il passaggio dei tricomi ghiandolari attraverso il setaccio. Al termine di questa operazione, la resina ancora un po’ contaminata è stata raccolta con una scheda e messa a seccare sui vassoi con carta forno. Messo da parte lo screen da 160 micron, rimaneva quello da 45 micron; con scheda e pennello abbiamo continuato a setacciare la resina sulla superficie. Al termine dell’operazione, tutta la resina recuperata è stata sparsa con l’impiego del colino sui vassoi con il fondo di carta forno. I vassoi pieni di resina sono stati trasferiti in una stanza dal clima fresco e asciutto per circa 15 giorni; una volta secca, la resina è stata conservata in frigo, pronta per l’uso.

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La voglia di assaggiarlo seduta stante però era tanta e appena terminiamo l’esperimento portiamo la pipa nella cella frigorifera e via a dabbare con il frozen sift a -20°C; l’emozione di fumare questo estratto con tutti i terpeni al proprio posto è stata unica.

Un ringraziamento speciale a Lele di Sud Est Growers e Paolo Flower per averci concesso di scoprire questa stupefacente delizia.

Text: botanicaunderground@gmail.com

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