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La grazia di Mattarella – Travagliata storia a lieto fine per un paziente trentino

Per: Kevin, July 13, 2018

La notizia è arrivata a metà del marzo scorso e, nonostante sia una buona notizia, lascia purtroppo con l’amaro in bocca. Il presidente della Repubblica ha concesso la grazia ad un sessantenne originario del Trentino, condannato in via definitiva a 5 mesi e 10 giorni di carcere e ad una multa di 800 euro per la coltivazione di due piante di cannabis. Non è certo una notizia che si legge tutti i giorni ed è giusto che sia stata accolta come una vittoria nel mondo antiproibizionista ma, a guardar bene, questa storia dovrebbe soprattutto indignarci. Partiamo dai fatti.

Nel 2013 l’uomo, allora 58enne, venne trovato a coltivare tre piante di cannabis a seguito di una perquisizione delle forze dell’ordine. In quel momento gli veniva riconosciuta una pensione di invalidità e viveva in una casa popolare. L’uomo è sieropositivo da anni, soffre di diabete mellito e di epatite cronica da HCV evoluta in cirrosi epatica. Inoltre è intollerante all’uso di prodotti farmaceutici ordinari, che risultano inefficaci. Nel 2013 in Italia era già possibile curarsi con la cannabis terapeutica ma nel 2013 era purtroppo ancora in vigore la legge Fini-Giovanardi: nonostante le evidenze presentate dall’uomo in favore della coltivazione a fini personali e terapeutici, le forze dell’ordine, secondo legge, differirono il paziente al tribunale.

“Qualche anno fa ho scoperto che mi dava sollievo assumere marijuana: rispondevo meglio alle terapie attenuandone gli effetti collaterali. Per evitare di affidarmi un’altra volta alla strada ho deciso di autoprodurre la marijuana indispensabile per alleviare la mia quotidianità”, raccontava l’uomo in aula. E il giudice di primo grado gli dette ascolto, assolvendolo con formula piena dall’accusa di coltivazione ai fini di spaccio: “Gli effetti dell’assunzione avevano natura e finalità terapeutica e non stupefacente in senso proprio”, aveva detto il giudice. Una sentenza che rispecchiava la linea morbida suggerita dopo la dichiarata incostituzionalità della legge sulle droghe, sopraggiunta a febbraio del 2014. Il pubblico ministero, in controtendenza, decise però di proseguire in appello e per il paziente trentino la sentenza fu ribaltata: colpevole. Poi la Cassazione, a cui l’uomo si era rivolto per avere giustizia, nel giugno dello scorso anno ha messo la parola fine all’iter giudiziario, rigettando il ricorso e confermando la sentenza di colpevolezza emessa in secondo grado.

La grazia di Mattarella - Travagliata storia a lieto fine per un paziente trentino

L’avvocato Fabio Valcanover, figura di spicco del partito Radicale e difensore del sessantenne, non si è però arreso e nel luglio scorso ha presentato la domanda di grazia al capo dello Stato, sollevando la paradossalità del caso e ponendolo all’attenzione del Quirinale. “Si è sempre trattato – sottolinea il legale – di una coltivazione di qualche piantina, da cui il mio assistito ha ricavato prodotti che grazie ai principi attivi della cannabis hanno avuto effetti terapeutici. E dunque senza mai fini di spaccio o di cessione a terzi”. Una mini-coltivazione casalinga a cui il pensionato ha dovuto far ricorso per potersi curare prima che entrasse in vigore il progetto pilota del ministero della Sanità, recepito poi dalla giunta provinciale trentina nel 2016. L’uomo, oggi, difatti ormai è assistito dalla ASL con la somministrazione gratuita dei farmaci a base di cannabis, i cui principi attivi funzionano laddove invece la terapia tradizionale si è rivelata controproducente.

A marzo la buona notizia: il decreto di grazia firmato dal presidente Sergio Mattarella che ferma per sempre la condanna. Un provvedimento di clemenza, arrivato dopo uno scrupoloso iter di accertamenti da parte degli uffici giuridici del Colle che, ovviamente, cancella la pena solo in questo singolo caso. La decisione del capo dello stato non inciderà infatti in alcun modo sugli altri processi in corso o su altre condanne comminate in casi analoghi a questo. Una decisione che soprattutto non comporta alcuna modifica alle leggi vigenti, secondo le quali la coltivazione di cannabis in Italia rimane ad oggi un reato penalmente perseguibile.

Ora, ringraziando Sergio Mattarella per un atto dovuto, dovremmo interrogarci sul fatto che, ancora nel 2018 e con una legge più completa – almeno sulla carta –, i pazienti italiani propendano per la soluzione dell’autocoltivazione. Ad un’attenta disamina, i motivi possono essere soltanto due: o si è degli autarchici con la mania del pollice verde o il prodotto non è reperibile nelle quantità necessarie e nelle modalità preposte. Le cronache e i dati usciti dal Chimico Farmaceutico di Firenze ci dicono che la seconda opzione è la più probabile e che i pazienti si danno al fai da te per necessità, non certo per scopi di lucro. Il Parlamento che si è da poco sciolto ha fatto una legge che ha ridipinto i principi generali in materia di cannabis terapeutica ma ha completamente stralciato quella parte di legge che prevedeva la possibilità di autocoltivazione, confermando la condotta come illegale senza se e senza ma. È inimmaginabile pensare di sopperire a questi casi di malagiustizia con la grazia del presidente della Repubblica. È necessario mettere nuovamente mano alla legge e consentire la coltivazione di cannabis, fosse anche solo per i malati. Questo si che è un atto dovuto e i pazienti non ce la fanno davvero più ad aspettare.

Giovanna Dark

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