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Sistema Olanda

Per: Kevin, March 8, 2017

Archiviate, parcheggiate e bocciate le leggi sulla cannabis in Italia, forse conviene dare un’occhiata al buon vecchio sistema olandese, e non solo guardare l’America, visto l’Europa stenta a muoversi a riguardo.

“The Dutch Experience” è un libro divertente di Nol van Shaik, proprietario di 3 coffeshop e fondatore del Museo Globale della Canapa a Haarlem, che descrive il tanto citato “modello olandese”. In esso si parla della piccola rivoluzione verde partita dall’Olanda, che ha portato il mondo a vedere diversamente il fenomeno cannabis.

Storicamente parlando, il sistema Olanda si è evoluto in questo modo per la capacità di commerciare degli olandesi, ma anche per la loro proverbiale disponibilità ad accogliere gli stranieri e le loro abitudini. La Compagnia delle Indie importava canapa tra altre piante e spezie dall’Oriente, per realizzare vele e corde per le navi. Per quanto riguarda l’era moderna, invece, l’Olanda ha l’economia, l’agricoltura e la floricoltura forti, a dar conoscenze al fenomeno. La coltivazione di fiori come il tulipano, per esempio, è un’attrazione turistica da tempo, come lo è diventata in questi anni la cannabis, con i suoi effetti medici.

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Tutto inizia negli anni ‘60, quando i Paesi Bassi sono una nazioneche si sta riprendendo dalla devastazione nazista, e un gruppo di giovani riuniti sotto in nome di Provo (provocatori) riesce a far scattare una scintilla e riportare la canapa nei Olanda, ora sotto forma di hashish dal Marocco, Libano, India e Nepal. Le cose avvengono nel magico centro di Amsterdam e il preludio sono queste persone dallo stile di vita alternativo: pacifisti-anarchici, contro il capitalismo, il comunismo, l’autoritarismo, l’imperialismo. Capitanati dall’attivista Robert Jasper Grootveld, provocatoriamente fumano hashish per le strade della città. Nel 1965 organizzano eventi nella storica piazza Spui, dove fumano hashish con il chillum e si confrontano con la polizia, la quale, visto i gentili modi degli hippy, considera la cosa solo disturbo del suolo pubblico. Anche la gente si schiera dalla parte dei giovani provocatori, che hanno l’opinione pubblica a loro favore. Il movimento dei Provo termina nel 1967, quando i suoi membri prendono vie alternative diverse. Fra questi, Kees Hoekert si ritira sulla sua barca adibita a casa e inizia a piantare semi di cannabis.

La rivoluzione verde olandese parte quindi con una provocazione, per diventare un business miliardario. Nel 1967 c’è pure l’attivista Mila Jansen con una TeaHouse, il Kink 22, un locale dove fumatori e venditori di cannabis possono incontrarsi e fare affari lontano dalla strada. In quel periodo il Governo tollera anche la vendita di cannabis nei centri giovanili.

Sempre nel ’67 scoppia il “Virus dell’amore”, che porta gli hippy di tutta Europa nella tollerante Amsterdam, aperta anche nella morale sessuale. Nella “Capitale degli Hippy”, i ritrovi principali sono il parco Vondelpark e la vicina sala concerti Paradiso, ricavata in una ex chiesa sconsacrata. È un periodo in cui ganja, hashish, festival musicali e artistici animano la città tutto l’anno.

Nel 1969, Kees Hoekert e Robert Jasper Grooveltd fondano la Lowland Weed Company, e aprono il primo outlet della canapa dell’era moderna. Le piante sono in bella vista sulla barca di Kees, e ne vendono ben 30.000 in poche settimane, offrendo sconti fino a 1 fiorino (circa 1000 lire dei tempi, 50 centesimi di euro odierni) a pianta. La cosa ovviamente crea traffico sulle strade vicino la barca, e la polizia interviene in aiuto dei due benefattori. Si è così aperta la via alternativa e dal quel momento la città di Amsterdam è stata letteralmente canapizzata.

L’anno seguente, sorprendentemente, la dj Koos Zwart comunica settimanalmente al pubblico della radio i prezzi dell’hashish, in modo da proteggere la gente dai venditori furbi.

Il dibattito è quindi aperto negli anni tra il ‘68 e il ‘76, e il Governo istituisce commissioni e invita allo studio del fenomeno. La commissione Baan (dal nome del Dr. P. Baan), fortunatamente molto eterogenea, mostra i suoi risultati nel ‘72, proponendo di cambiare la legge, perché la cannabis non da dipendenza e le esternalità in ambito sociale sono accettabili. Nel 1973, poi, c’è un cambio di governo, e il Ministro alla Salute Irene Vorrink, del Partito Socialdemocratico, madre della dj Koos, annuncia appena eletta l’intenzione di legalizzare.

Nel 1972, Wernard Bruining, di origine indonesiana e trasferitosi in Olanda, successivamente fondatore anche di Soft Secrets, con i suoi amici hippy apre la prima TeaHouse, il Mellow Yellow, che vende tazze di tè e cannabis il più apertamente possibile, a prezzi equi, con il venditore al bancone come fosse un cliente. Per la prima volta la cannabis è disponibile a orari regolari, come gli altri prodotti, e finalmente c’è un ambiente sicuro e rilassato per i consumatori.

Molto grazie a Wernard, quindi, che ha preso a braccetto il mondo cannabico e ha sempre considerato la cannabis come un’erba enteogena, adatta per la ricerca di Dio, quindi un’ottima medicina per l’uomo moderno. I fatti illeciti che ha commesso li ritiene comunque accettabili moralmente dal Dio che vive in noi, e nel Purgatorio Olanda ciò è tollerato.

Inizialmente non è semplice avere sempre il rifornimento per i clienti del Mellow Yellow, che ovviamente viene ben nascosto, ma lentamente il negozio passa a una gestione più professionale, con acquisti da 50 e 100 grammi, e la vendita di hashish in pacchetti preconfezionati da 10 e 25 fiorini. Aggiungendo pure del cibo al menù, per sfamare i clienti, finalmente trovano la “Formula d’Oro” dei Coffeshop.

Con l’aumento della domanda aumenta anche l’offerta, fino a rendere necessario anche un menù della cannabis, che a quei tempi espone prodotti come hashish marocchino, afgano, nepalese e libanese. L’hashish è fumato con il tabacco, soprattutto dai bianchi, ma con l’arrivo delle prime erbe con semi importate da Congo e Indonesia, iniziano ad affacciarsi al bancone anche residenti delle minoranze etniche, aumentando l’integrazione sociale nazionale.

A questo punto gli acquisti avvengono in chili, rendendo necessari passaggi e nascondigli segreti e le cose vanno avanti come un lavoro per Wernard e gli amici, in un’atmosfera hippy, non commerciale, fino al ‘78, quando un incendio brucia il Mellow Yellow. A quel punto Wernard decide di partire per visitare altri amici negli Stati Uniti.

Ad ogni modo, fin dall’inizio il successo dell’esperimento attira l’attenzione di molti e, con l’aumento della domanda, il fenomeno inizia a espandersi. Maarten Brusselers nel 1974 apre il Rusland Coffeshop, usando per la prima volta il nome coffeshop. Successivamente, Henk de Vries, dopo aver visto il guadagno nello spacciare hashish a un concerto, apre nel 1975 il Bulldog coffeshop. Henk da al fenomeno un’impronta commerciale, unendo il concetto di bar e vendita di cannabis.

Nel 1976 la politica razionale olandese non legalizza ma riduce le infrazioni e da allora l’uso e il possesso non sono più un’offesa alla giustizia. Viene istituito un regime separato per la cannabis, dando la possibilità di possederne fino a 30 grammi. Il sistema tollerante è istituito in base al Principio di Opportunità, contemplato dal sistema giuridico olandese, che pone fine alla persecuzione per importanti motivi sociali. La volontà del Governo è quella di separare i mercati delle droghe pesanti da quelle leggere. Sulle sostanze vengono fatti programmi di prevenzione ed educazione e a differenza delle altre nazioni, la questione droga diventa una questione sociale e medica.

A questo punto scoppia il fenomeno coffeshop, altri dodici aprono i battenti e già negli anni ’80 si parla di industria della cannabis. Henk de Vries chiede allora di poter far pubblicità sui tram della città del Bulldog per attrarre i turisti, ma riceve il no dei tranvieri. “No” fatto proprio dal Governo, che stabilisce l’impossibilità di far pubblicità alla foglia e i coffeshop.

Nel frattempo, nel 1978, torna in scena Wernard, rincasato dagli Stati Uniti dopo aver incontrato Miss Sinsemilla, l’erba coltivata dai bianchi americani, più potente e saporita. Nasce quindi l’idea di coltivarla in Olanda, essendo un ottimo prodotto per completare il menù dei coffeshop. Si inizia importandola dall’America a 16.000 fiorini al chilo (circa 8.000 euro), contro i 1.500-3.000 di quella da Paesi esotici. Nonostante il prezzo, l’erba va a ruba. Si chiede quindi al sessantenne Old Ed, esperto coltivatore californiano di sinsemilla biologica, di trasferirsi con i propri semi in Olanda, da Wernard, per tramandare le sue conoscenze.

In seguito Old Ed passerà cinque anni con Wernard, insegnandogli a comunicare con le piante e ogni trucco sulla coltivazione. A partire dal 1980 la “Squadra dei sogni” ottiene il primo raccolto di erba olandese, cresciuto in una serra di plastica. I fiori vengono venduti al Bulldog per 14.000 fiorini al chilo. Nel 1981 si trasferiscono in campagna per ingrandirsi e il primo raccolto del giardino lo vendono a 12.000 fiorini al chilo, all’incirca il prezzo oggi in Italia. L’anno seguente la loro coltivazione di 1.000 piante femmine attira l’occhio della polizia. Un ufficiale si presenta alla fattoria in bicicletta e, avvicinandosi al giardino, invita Ed e Wernard a far sparire tutto. Ascoltando la legge, i due spostano le piante in tanti piccoli giardini per tutta l’Olanda, da giardinieri interessati, con cui dividere gli utili, a patto che stessero semplicemente a guardare e imparare. Si moltiplicano di conseguenza i giardinieri provetti, e nel giro di tre anni il prezzo scende a 6.000 fiori al chilo.

Ed e Wernard iniziano quindi il business dei semi, creando l’azienda Lowland Seed Company (1981-85), che vende anche piante d’erba, e pacchetti per coltivatori. Quando gli affari si fanno troppo pressanti, però, Wernard decide di prendersi una pausa dal mondo cannabico.

Qualche anno dopo, illuminato dall’idea della coltivazione in casa, Wernard apre il primo growshop del mondo. Il famoso Positronics, con annesso ristorante vegetariano, sviluppa il sistema della produzione di cloni dalle piante madre. Dal Positronic nasce anche il primo hashish olandese (Nederhash), a rifinire il menù dei coffeshop, e la prima associazione per la cannabis medica olandese, la Mediwiet, che fornisce erba con lo sconto del 50% ai pazienti tramite il circuito dei coffeshop.

Text: di Davide Calabria

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