Terapeutica

La svolta cilena – Ammessa la coltivazione domestica a fini terapeutici

Per: Kevin, August 22, 2018

Lo scorso 5 maggio, almeno 80.000 persone avevano marciato per le strade del centro di Santiago: una manifestazione gioiosa, pacifica e colorata per chiedere la legalizzazione dell’autocoltivazione di cannabis a fini terapeutici. Tra la folla cartelli con su scritto “Coltivare è un tuo diritto”, “Uso legale, non criminale” e ancora “Mai più prigionieri per aver coltivato una pianta”. Cortei simili si sono svolti anche in altre città come Valparaiso e Conception e dall’inizio dell’anno se ne sono contati in tutto 13, tutti organizzate da Fundacion Daya, Mama Cultiva, Amigos del Cannabis e Cultiva Medicina, associazioni di cittadini che per anni si sono battute per la legalizzazione dell’autoproduzione di cannabis medica in Cile. E per una volta, finalmente, la mobilitazione ha pagato.

Per poter tenere e coltivare a casa piante di cannabis a fini terapeutici in Cile presto potrà quindi essere sufficiente una ricetta del medico che specifichi la diagnosi, la terapia, le dosi, la durata del trattamento e le modalità di somministrazione. Questo quanto prevede il progetto di legge approvato lo scorso 21 maggio dalla Camera dei deputati, che ha avuto tra i suoi firmatari Karol Cariola, deputata del Partito comunista e uno dei volti più famosi delle proteste studentesche del 2010-2011.

Grazie a questo progetto, viene modificato il Codice sanitario nella parte relativa alla produzione di prodotti derivati della cannabis a fini terapeutici. Si potranno coltivare le piante di cannabis, senza rischiare di essere arrestati per narcotraffico, se si soffre di quelle malattie per cui la cannabis risulta efficace. In nessun caso però la somministrazione potrà essere per inalazione o combustione (cioè con uno spinello), ma solo sotto forma di pomata, compresse o soluzioni liquide.

La svolta cilena - Ammessa la coltivazione domestica a fini terapeutici

«Le famiglie che coltivano la cannabis a fini terapeutici vengono spesso criminalizzate e trattate come dei narcotrafficanti dalla polizia, che gli sequestra tutto senza prima verificare la situazione – ha commentato Karol Cariola ¬– e in Cile capita spesso di parlare con persone comuni, dall’impiegato al manager di un’azienda, fino alla tata o l’addetta alle pulizie, che hanno una o due piantine di marijuana a casa, che usano per calmarsi i dolori alle ginocchia o quelli alle ossa provocati ad esempio dalle metastasi di un tumore, dalla sclerosi multipla, la fibromialgia o l’epilessia refrattaria nei bambini».

È il caso di Paulina Bobadilla, fondatrice dell’associazione Mamà Cultiva, che spiega come lei e altre madri coltivino la cannabis «per alleviare il dolore dei nostri figli, che non hanno avuto alcun miglioramento con la medicina tradizionale ma che lo hanno invece con una pianta». Il progetto infatti, come ha sottolineato la deputata radicale Marcela Hernando, «vuole proteggere le madri dei bambini con epilessia refrattaria e altre malattie, i cui figli rispondono solo a tale trattamento».

Per diversi deputati si tratta di un’iniziativa “storica”, ma sono molti gli esperti che hanno espresso un parere contrario. Soprattutto riguardo le possibili applicazioni della cannabis nelle patologie infantili. Di questo avviso la neuropsichiatra infantile Viviana Venegas, past president della Società di Psichiatria e neurologia dell’infanzia e adolescenze, secondo cui «non si offre una soluzione al problema di salute ai pazienti che cercano aiuto. Così gli facciamo preparare da soli il proprio farmaco con la sola ricetta del medico. Il che mi sembra medievale, quando invece esistono terapie efficaci e sicure che si usano nel mondo moderno».

Anche Humberto Soriano, presidente della Società di pediatria cilena, sostiene che il provvedimento voluto dalla Camera sia anacronistico e rappresenti una regressione nel campo della medicina: «È come tornare all’inizio del XIX secolo, quando si davano gli estratti di oppio ai malati di cancro. I bambini devono ricevere farmaci la cui concentrazione ed elaborazione sia conosciuta». Per il deputato del partito di destra Udi, Juan Antonio Coloma, sarà invece necessario avere un controllo dei pazienti che si coltiveranno la marijuana a casa con la creazione di un registro.

Il progetto di legge dovrà ora tornare al Senato per un’ulteriore conferma e poi essere firmato dal Presidente della Repubblica per la sua promulgazione ma le previsioni sono ottimistiche. Già nel 2015 infatti il Cile era stato chiamato a decidere sulla legalizzazione della cannabis medica, propendendo per il si. Come successo da noi in Italia, però, la legge aveva pretese decisamente realistiche e, blindando i termini di produzione e distribuzione, aveva finito per far alzare drasticamente i prezzi del farmaco. Di qui il ricorso all’autocoltivazione da parte dei moltissimi pazienti che non avevano modo di pagare gli alti costi dei preparati galenici.

Per bypassare la legge che vieta la coltivazione ad uso personale di cannabis, la proposta delle associazioni, ora nuova probabile legge, di depenalizzare e regolamentare la condotta relativa all’uso terapeutico. Un esempio che anche il vicino Perù pare voglia seguire a breve e da cui anche l’Italia avrebbe qualcosa da imparare. Incociamo le dita!

Giovanna Dark

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