Terapeutica

Lo “sballo” nel mondo animale

Per: Numa Verace, November 5, 2017

La cannabis è una pianta. Utilizzare le piante per alimentarsi o curarsi è qualcosa di naturale per l’uomo, e per gli animali. Utilizzare una pianta a fini ricreativi apparentemente no, non parliamo per forza di cannabis, i principi attivi di alcune piante hanno piuttosto l’effetto di una sbronza; eppure anche nel mondo animale esistono le droghe ricreative. Sembrerebbe addirittura che la scoperta di alcune proprietà delle piante da parte dell’uomo sia dovuta proprio all’osservazione degli animali. Ad esempio il caffè sembra sia stato scoperto osservando il comportamento di una capra che si era cibata delle sue bacche.

I primi della lista per vicinanza “fisica” all’uso ricreativo dell’universo umano sono i gatti, i quali come molti sapranno sono golosissimi di “erba gatta” (Nepeta cataria) a causa dei suoi effetti afrodisiaci. Ma le tendenze variano a seconda della “nazionalità” dei gatti, ad esempio, quelli di provenienza sud-europea sono ghiotti di radici di valeriana i cui principi attivi provocano similmente tremiti ed eccitazione.

Un’altra delle specie più conosciute sono gli elefanti che si sbronzano con i frutti fermentati della marula. Insieme a loro, nel club A.A. del regno animale troviamo alcuni pipistrelli del sud America e le scimmie, entrambi si ubriacano a loro volta con della frutta acerba. Il bevitore più incallito sarebbe però una specie di topo (Ptilocercus lowii) che vive nell’Asia sud orientale. Grazie al suo particolare metabolismo, questo piccolo animale riesce ingerire, attraverso il nettare fermentato dei fiori di una palma, l’equivalente di nove bicchieri di birra senza mostrare segni d’ebbrezza.

La pecora delle Montagne Rocciose, dal nome inglese Bighorn sheep, ovvero pecora dalle grandi corna, è una specie di pecora nordamericana che scala grandi distanze per conseguire invece dei funghi allucinogeni. Anche le loro “cugine” renne sono ghiotte di funghi ed arrivano addirittura a scontrarsi tra di loro per cibarsi di una buona dose singolarmente.

Seppur solo per sopravvivenza, i canguri invece si cibano di oppio quando c’è scarsità di cibo mentre i giaguari utilizzano le radici dell’ayahuasca, o meglio di uno dei due ingredienti che la compongono: il Banisteriopis caapi. Queste radici acutizzano i sensi dell’animale grazie all’aumento di concentrazione di serotonina e noradrenalina causata dai potenti monoammino ossidasi che le compongono.

I delfini infine, si drogano in gruppo. Circondano e colpiscono delicatamente con il muso un pesce palla, costringendolo a rilasciare piccole quantità di tossina narcotica che “sniffano” a turno.

Se dunque “sballarsi” è un istinto diffuso in più specie del regno animale, come dovremmo porci noi rispetto all’uso ricreativo? Se tale comportamento si riscontra in diverse specie e persiste nella loro evoluzione possiamo considerarlo, e quindi accettarlo, come naturale? Possiamo smettere di guardare coloro che utilizzano cannabis per uso ricreativo come persone che fanno qualcosa di eccezionale? E d’altra parte cosa fare con la peculiarità dell’abuso di droga che ci caratterizza?

Si perché solo nell’universo umano possiamo parlare di una degenerazione di questo istinto in quanto, nel mondo animale non esiste il fenomeno dell’overdose o dell’abuso di queste sostanze. Probabilmente con l’aiuto della ricerca scientifica potremmo indagare su questo aspetto, per capire che si tratta di un fenomeno culturale, un problema sociale, quindi di qualcosa che non è inevitabile per chiunque faccia uso di droghe, leggere o pesanti. Qualcosa che si può cambiare insieme al giudizio negativo che spesso ancora oggi circonda coloro che utilizzano cannabis “per sballarsi”.

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