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La canapa ritorna nella farmacopea mondiale Secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

By: Soft Secrets, April 14, 2019

Buone notizie per la canapa: il Presidente Trump ha rimosso il divieto federale alla coltivazione della canapa industriale, mascherato della già defunta Marijuana Tax, mentre grande scalpore ha fatto il verdetto senza appello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di Ginevra che ha dichiarato illegittima l’attuale classificazione della canapa e che si è espressa per una sua completa rivisitazione, rimuovendola dalla tabella IV della Convenzione Unica sugli Stupefacenti.

Buone notizie per la canapa: il Presidente Trump ha rimosso il divieto federale alla coltivazione della canapa industriale, mascherato della già defunta Marijuana Tax, mentre grande scalpore ha fatto il verdetto senza appello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di Ginevra che ha dichiarato illegittima l’attuale classificazione della canapa e che si è espressa per una sua completa rivisitazione, rimuovendola dalla tabella IV della Convenzione Unica sugli Stupefacenti.

In una lettera diretta al segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, spedita a New York da Ginevra il 24 gennaio, il dr. Tedros Adhanamon Ghebreyesus, a nome dell’OMS, ha comunicato le raccomandazioni del comitato di esperti che si è occupato a lungo di cannabis, ritrattando in pieno la posizione assunta nel 1954 dalla stessa organizzazione tesa ad eliminare dalla faccia della terra l’utilizzo terapeutico della canapa dopo migliaia di anni di fedele servizio. Una decisione allora rinforzata da un report del regime dell’apartheid sudafricano sui danni provocati dalla dagga.
Tra i 53 paesi che dovrebbero recepire questo messaggio, ve ne sono 30 che permettono l’utilizzo del CBD, altri l’intero spettro fito-terapico mentre una piccola minoranza regola anche la cannabis ricreativa per adulti. La svolta era stata peraltro sollecitata con forza da trenta paesi dell’area caraibica, Giamaica in testa.

la canapa

Ma la pressione popolare avrà un suo peso su una questione in cui lo stigma e la militarizzazione dell’argomento hanno ancora una grande importanza per l’industria della paura e per i tanti mostri in circolazione. Dopo l’iniziale ritrosia a pubblicare il report favorevole alla riclassificazione espressa da Gilles Forte nella seduta della CND 2018, riconvocata per l’occasione lo scorso 7 dicembre, la lettera OMS diretta al segretario generale ONU chiarisce senza ombra di dubbio come i governi siano tenuti a reinserire la pianta e i derivati nella farmacopea.
Nel suo intervento di dicembre il dr. Forte aveva passato in rassegna solo altre sostanze ma anche
qui l’accento era posto sul fatto che il controllo restrittivo sulle sostanze con finalità terapeutiche finisce per favorire solo le mafie e non certo la salute e che doveva rimanere una estrema ratio.
Il ritardo per la cannabis comprometterà probabilmente la discussione del marzo 2019 ma certamente il suo spirito aleggerà sui convegnisti presenti a Vienna tra il 14 e il 22 marzo. A chiusura di questo articolo pare ci sia una convergenza tra alcune organizzazioni come Encod per organizzare eventi spettacolari all’esterno della conferenza ed una mostra fotografica sulla violazione dei diritti umani all’interno del Vienna International Center.

Nel frattempo qualcosa si muove anche in Europa dove il Parlamento europeo sarà tenuto a proporre politiche condivise sulla cannabis terapeutica mentre continua a negare la libertà di coltivare ai pazienti, come afferma una raccomandazione della Commissione Ambiente programmata in discussione a febbraio e che proprio su questo punto è risultata castrata dalla destra. Nel frattempo si parla di due industrie farmaceutiche in pole position per entrare in un mercato piuttosto blindato. Sperando che il modello italiano di scarsità programmata non diventi la regola.

la canapa

Quel che è successo a Ginevra conferma il giudizio dell’antropologa Margaret Mead secondo cui non si dovrebbe mai dubitare di come un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo – l’unica cosa che in verità è sempre accaduta. È il caso del lavoro di Michael Krawitz, Farid Gehioueche e Kenzie Riboulet che con il loro pellegrinaggio continuo tra New York, Vienna e Ginevra, si avviano verso una conclusione positiva, per quanto tardiva.
Mentre è chiaro che ogni giorno di ritardo è denso di significato per le persone rinchiuse nei penitenziari, nei manicomi e semplicemente per milioni di persone che ne hanno bisogno per curarsi o stare meglio.

La componente soggettiva degli attivisti ma anche di tanti scienziati sostenuti dal dr. Franjo Grotenhermen di Iacm è stata determinante per la riabilitazione della canapa terapeutica.
Per quanto purtroppo, nel tran tran della vita quotidiana, molte persone trovano assurdo impegnarsi per diritti considerati astratti e preferiscono attaccare due cartine, come direbbe Sir Oliver Skardy. Se si guarda bene non è mai giusto girarsi dall’altra parte di fronte a macroscopici abusi, siano essi attuati in divisa o in camice bianco, o addirittura colati con violenza nel diritto internazionale.
Con conseguenze terrificanti – dirette ed indirette – sulla vita delle persone.

La decisione di insistere e persistere di questi fratelli si è rilevata vincente. La pianta fu dichiarata “flora non grata” nel 1925 sulla base di un rapporto di una commissione franco-italiana pesantemente influenzata dalla ideologia fascista dell’epoca – che considerava l’hashish “nemico della razza” – riproposto poi nel 1954, data dell’ultima rivisitazione OMS e mai ridiscusso nonostante nei decenni facessero scalpore le fantastiche ricerche di Raphael Mechoulanam, lo scienziato israeliano scopritore dei cannabinoidi ed addirittura del sistema endocannabinoide. A quarant’anni di distanza dal giudizio azzardato degli scienziati razzisti al soldo di Mussolini.

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