Divertimento

Musica maestro

Per: Soft Secrets, January 22, 2018

La musica dei grower è un titolo carico di significato in questi anni in cui l’agricoltura ha raggiunto livelli impensabili di sperimentazione. Al giorno d’oggi è riconosciuta la capacità delle piante di rispondere a degli stimoli esterni e adattarsi fino a fare tesoro delle esperienze pregresse. Quante volte si è sentito parlare della musica e della crescita delle piante? Sembra esserci ora una disciplina che si occupa di tutto ciò. Fino a pochi anni fa si parlava di neurobiologia vegetale quando ancora vi erano dati interessanti ma poche risposte, oggi sappiamo essere una branca dibattuta delle discipline scientifiche che studiano le piante.      di CBG

Il dibattimento ovviamente è dovuto alla complessità e alla novità dell’argomento trattato. Ciò che interessa agli studiosi è la risposta agli stimoli ambientali da parte degli esseri viventi appartenenti al regno dei vegetali. Di certo si sa che una pianta non possiede nervi né cervello ma è altresì conosciuta la capacità di trasmettere segnali in reazione a stimoli esterni. Le piante non sono dei soggetti passivi sottomessi all’ambiente in cui hanno la fortuna o sfortuna di nascere né tantomeno sono degli automi in preda ad un atavico istinto. Le piante sono degli esseri viventi che sebbene condannati all’immobilità possono però cambiare forma e reagire a innumerevoli stimoli esterni, come ad esempio reagire alla luce come fanno i nostri occhi o al tatto come le chiome dei pini marittimi che non s’intrecciano a l’un l’altra. Addirittura sono stati dimostrati comportamenti di comunicazione tra individui differenti volti a un migliore sfruttamento delle risorse disponibili.

Tutte le piante sono delle parsimoniose creature capaci di adattarsi al loro intorno, adattandovisi al meglio possibile e trasmettendo alla prole l’informazione sui suddetti comportamenti. Una pianta può apprendere e reagire differentemente al medesimo stimolo, come ad esempio la mimosa pudica ci ha dimostrato in uno dei primissimi esperimenti sugli stimoli e le piante: se trasportate su un carretto tendevano a chiudere le proprie foglie a causa degli stimoli fisici subiti, ma dopo poche ore i sobbalzi del carretto non erano più visti come stimoli a chiudersi e le foglie di mimosa pudica rimanevano aperte.

Ultimamente sono state scoperte delle vie metaboliche in grado di fungere da via di comunicazione, un dettaglio che complica ancor più le cose alla luce del fatto che le cellule vegetali emettono impulsi elettrici per comunicare le une con le altre. Una sorta di cervello ce l’hanno, anche se rete neuronale forse sarebbe più indicata come definizione. Il punto di vista neurobiologico vede le piante come organismi di elaborazione delle informazioni con processi piuttosto complessi di comunicazione che si verificano in tutto il singolo organismo vegetale. La neurobiologia delle piante studia come le informazioni ambientali vengano raccolte, elaborate, integrate e condivise per abilitare risposte adattative e coordinate; e come le percezioni e manifestazioni comportamentali vengano “ricordate” in modo da consentire previsioni di future attività sulla base delle esperienze passate.


Detto questo, senza parlare di vibrazioni, onde soniche e via dicendo, voglio riportare l’attenzione sulla capacità delle piante di reagire alle onde sonore. Non esiste nessuno studio ancora sulla cannabis fiorita con differenti generi musicali però esistono i fiori coltivati da grandissimi coltivatori che hanno ascoltato ogni giorno musica con le loro piante. Forse la musica non ha influenzato direttamente le cime, ma di sicuro ha avuto effetti positivi sul coltivatore che l’ascolta e le piante questo lo sentono. In generale più si è presi bene e meglio stanno le piante, non si sa perché ma funziona.

Quello che mi ha stupito è il genere di musica ascoltato dai migliori coltivatori. Premetto subito cosa significhi per me essere un bravo coltivatore: fertilizzazione biologica senza alterare il metabolismo delle piante con prodotti di sintesi, produzione 1 grammo su Watt riferito alla potenza della luce impiegata, cinque fioriture l’anno. Detto ciò voglio riportare l’esempio di che musica ascoltano i due grower più forti che conosco. Il primo è un genio della fertilizzazione e nei momenti in cui l’ho aiutato mi ha fatto ascoltare musica trap e musica neomelodica napoletana. Il secondo è un ex allievo del primo, quando l’allievo supera il maestro, ancor più capace di coltivare che quando ho il piacere di aiutarlo mi fa ascoltare la cumbia argentina remixata afro. La miglior erba non viene con la migliore musica. Quindi niente Mozart o simili, la musica non deve essere per forza la più sopraffina mai composta, dev’essere invece quella musica che fa stare bene il grower: di questo le piante se ne accorgono e reagiscono. Salute!

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