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Una famiglia di dottori aiuta a ridefinire la marijuana medica

Per: Numa Verace, January 18, 2018

I Knox sono una famiglia in senso letterale e lavorativo, infatti sono anche un gruppo di dottori che lavorano insieme ma vivono tra l’Oregon e la California, e sono specializzati in canapa medica. Non sembrano avere alcun problema a vendere una sostanza illegale in molti degli Stati, ma hanno scelto di agire in quelli che meglio conoscono questa sostanza.

Stiamo tutti combattendo per la stessa causa” dichiara Janice Knox: medico, fondatrice della American Cannabinoid Clinics di Portland, di cui fanno parte altri tre dottori: le sue due figlie e suo marito. “Quando ci vedono sono sorpresi di ciò’ che siamo” dice dei suoi pazienti. La famiglia punta ad associare ai medici che si occupano di cannabis il concetto di “professionalità”, che molto spesso non viene associato a coloro che curano i propri pazienti con la marijuana

Nel 2012 Janice Knox si ritira dopo una carriera di 35 anni nell’ambito dell’anestesia medica per dedicarsi, insieme alla sua famiglia; alla cura con trattamenti a base di canapa medica.

Cresciuta a San Francisco Bay con altri 15 fratelli, Janice Knox si trasferisce al nord del paese per iniziare gli studi di medicina nel 1970 presso l’Università di Washington, della quale ricorda: “Quando sono arrivata a Washington ho subito un vero shock culturale nel constatare che la mia Università non veniva frequentata da uomini o donne di colore.”.

In seguito, si costruisce una famiglia e decide di diventare anestesista pensando, erroneamente, di poter avere cosi’ più tempo da dedicare alle sue figlie. Invece, stanca di lavorare sette giorni su sette, di essere scambiata per un’infermiera, e di sentirsi dire: ”voglio qui un dottore maschio e bianco” decide di lasciare tutto.

il business della canapa è più aperto nell’accettare al suo interno donne e appartenenti a minoranze etniche senza pregiudizi”

Poco dopo aver lasciato il lavoro, Janice ricevette una chiamata da uno di questi dispensari che prescrivono le ricette che autorizzano il paziente a consumare marijuana medica. Le hanno chiesto se fosse disponibile a sostituire uno dei dottori. Janice Knox non era sicura, da una parte perché lei non aveva mai fatto uso di cannabis, non l’aveva neanche mai vista, nemmeno durante gli studi a Berkley “nel momento in cui, praticamene tutti ne facevano uso”; in secondo luogo perché una collega era finita in riabilitazione a causa della cannabis. D’altra parte, si era sempre interessata di trattamenti naturali, cosi decise di entrare a far parte dell’equipe e rimase piacevolmente sorpresa nel constatare che i pazienti non erano solo una massa di scapestrati. “Ero scioccata nell’osservare la diversità dei pazienti” dichiara “ Anziani, non-vedenti, non erano i pazienti che mi aspettavo, quelli che avevo davanti erano coloro con i quali la medicina tradizionale aveva fallito.”

Janice Knox decise allora di non volersi accontentare di prescrivere giusto una ricetta, anche perché molti dei pazienti avevano domande e dubbi riguardo quella terapia, come chiunque al quale venga prescritto di assumere una droga per curarsi. Quali sono le varietà migliori? Qual’è il giusto dosaggio? Come è meglio assumere la sostanza, fumandola? Mangiandola? Olio? Janice Knox non aveva ancora le risposte: “ero imbarazzata, perché i pazienti giustamente si aspettano che tu sappia dirgli come assumere la medicina, mentre io non sapevo niente di cannabis”.

Imperterrita decide dunque di approfondire la ricerca su quello che viene chiamato il “sistema endoccannabinoide”: una rete di recettori nel corpo e nel cervello che rispondono alla cannabis e regolano, tra le altre cose, la risposta immunitaria, la funzionalità epatica e la produzione di insulina.

Questo argomento non riguarda solo le discussioni nei parcheggi al concerto di Phish, parliamo di qualcosa di molto, molto, reale”, dichiara Nora Volkow, direttrice del ”Istituto nazionale per l’abuso di droghe”, che fa parte del Nationale Institutes of Health. La stessa ha anche sottolineato che la comprensione del sistema endoccannabinoide soffre di quello che lei chiama un “problema circolare”. Sebbene più Stati si stanno muovendo al fine di legalizzare la marijuana medica, le prove che riguardano i test su come funzioni questo farmaco sono ancora insufficienti. Questo perché la cannabis è ancora inserita nella tipologia1 di sostanze per cui è vietata la prescrizione medica da parte del Governo federale, che ne limita quindi in parte la ricerca.

la marijuana, criminalizzata dal pregiudizio e dal razzismo”

Stando ad una dichiarazione pubblica, L’American Medical Association considera la cannabis “una droga pericolosa e, come tale, una seria preoccupazione per la salute pubblica”. Se da una parte quindi si pensa che, la droga in quanto tale non debba essere legalizzata per uso ricreativo, una proposta politica dello scorso anno ha sollecitato ulteriori studi, affermando che lo status di tipologia1 per la marijuana debba essere rivisto ”per facilitare le richieste di sussidi e lo svolgimento di ricerche cliniche ben progettate che coinvolgano la cannabis e il suo impiego in ambito medico.”

La dottoressa Knox ha raccolto tutte le informazioni possibili, leggendo studi, partecipando a conferenze è ha conseguito la certificazione come dottore specialista in trattamenti a base di cannabis. Ha imparato, per esempio, la differenza tra il THC, il composto di cannabis o cannabinoide, che provoca il cosidetto “sballo”, e il CBD, un altro cannabinoide che ha effetti terapeutici senza psichedelia.

Il marito della Knox, David Knox, un medico del pronto soccorso con 38 anni di esperienza, ha mantenuto il suo lavoro diurno, ma a sua volta ha anche iniziato a lavorare insieme alla moglie. Nemmeno lui all’inizio sapeva nulla del sistema endocannabinoide, ma intravide rapidamente nella cannabis un forte potenziale come trattamento per l’epilessia, gli effetti collaterali ed il dolore nella terapia contro il cancro, in particolare nel caso di abuso di trattamenti a base di oppiacei. Lo stesso Knox ha poi aggiunto che, la decisione del Presidente Richard Nixon di firmare nel 1970 il Controlled Substanes Act, che inseri la cannabis tra le sostanze di tipologia 1, fu “uno dei suoi più grandi crimini” e aggiunge: “Credo che la maggior parte dell’estabilishment medico ancora non sia ancora favorevole all’utilizzo della canapa medica”

Nel frattempo, alcuni altri Knox stavano entrando in gioco. Rachel Knox, 35 anni, e Jessica Knox, 31 anni, sembrano più vicine l’un l’altra delle comuni sorelle. Dopo aver lasciato Portldans, dove sono cresciue, hanno vissuto insieme a Boston e Jessica ha poi terminato gli studi all’università di Harvard, mentre Rachel ha conseguito un dottorato di preparazione alla scuola di medicina presso l’altrettanto prestigiosa Tufts Univeristy, dove entrambe termineranno gli studi nel 2012 diplomandosi con un programma di doppia-laurea.

Se fossimo state da sole ci saremmo potute scoraggiare e avremmo potuto cambiare idea”, dichiara Jessica, invece abbiamo pensato: “ se mia sorella lo sta facendo, posso farlo anche io”.

Gli scienziato vogliono solo studiare la marijuana, le grandi industrie della canapa invece vogliono solo vendere”

Dopo aver completato gli studi Rachel Knox è tornata a Portland, mentre sua sorella si è trasferita a San Francisco. Grazie alla tele-medicina Jessica può pero’ lavorare con sua sorella e sua madre per combattere la cattiva reputazione di “fabbrica di ricette” di cui godono i dispensari, creando l’ American Cannabinoid Clinics.

Invece di visitare il maggior numero di pazienti possibili, “un modello che ha portato molti medici a divenare milionari” dichiara Rachel, la famiglia Knox preferisce utilizzare praticamente la cannabis come medicinale.

Questo richiede di insegnare ai pazienti ben oltre il non rovesciare l’acqua del bong. Ogni paziente è diverso, alcuni non desiderano sballarsi, c’è chi è ansioso di natura e non risponde bene ai prodotti ad altro contenuto di THC. Questi nuovi consumatori di marijuana, detti “naive” dalla stessa Rachel, potrebbero piuttosto preferire gli alimenti a base di marijuana, il problema è il sovradosaggio, molto facile da sperimentare sopratutto se si consumano questi prodotti a stomaco vuoto. Quindi, i dottori consigliano di cominciare con gocce di estratto di canapa o con un’applicazione topica che può aiutare a garantire un dosaggio accurato.

I veterani della cannabis nel frattempo potrebbero considerare di passare ai vaporizzatori, che Jessica descrive come un metodo “ certamente più pulito e meno duro da sopportare per i polmoni”; e tutti i pazienti dovrebbero essere consapevoli dei possibili effetti collaterali di qualsiasi farmaco. Come sugli effetti benefici della marijuana c’è ancora molto da imparare, lo stesso c’è ancora sui suoi pericoli, come il rischio di cancro ai polmoni, il deterioramento cognitivo o la guida compromessa.

Se stai per provare qualcosa di nuovo per la prima volta, magari cerca di farlo a casa il sabato, o quando non devi andare da nessuna parte e non hai responsabilità di cui preoccuparti” suggerisce Jessica.

Jeff Sessions ha personalmente chiesto al Congresso di lasciare perseguire i fornitori di cannabis medica”

Qualunque decisione decidano di prendere, i Knox non sono disposti a dare ricette a tutti coloro che varcano la soglia per vederli andare via allo stesso modo: in un attimo. “Vogliamo che i nostri pazienti vengano qui per guarire, per essere guidati, non per ottenere una ricetta” dichiara Rachel Knox, che aggiunge: “Non siamo qui per vedere entrare un paziente ogni 5 minuti”

Dopo un anno di amministrazione Trump, il futuro dei pazienti che richiedono di curarsi con la marijuana medica non è ancora chiaro. Il procuratore generale Jeff Sessions ha inoltre richiesto di perseguire legalmente coloro che producono e forniscono cannabis medica negli Stati in cui la pratica è legale. Questi ultimi potrebbero essere protetti dalla legge ancora per pocoi.

Ad ogni modo I Knox non sono poi cosi’ preoccupati. Mentre Janice riconosce che i medici sono in una “posizione precaria”, visto che lavorano con una sostanza controllata a livello federale, 29 Stati e il distretto della Columbia hanno legalizzato la cannabis medica e 8 stati hanno legalizzato l’uso ricreativo per i maggiori di età. Con cosi’ tanti benefici, anche nell’utilizzo di una sostanza un tempo vietata è difficile pensare di tornare indietro.

Andremo avanti e faremo quello che secondo noi è giusto fare” conclude.

traduzione articolo del WashingtonPost: https://www.washingtonpost.com/local/a-family-of-doctors-helps-reinvent-medical-marijuana/2018/01/14/f4ea320e-eb24-11e7-b698-91d4e35920a3_story.html?tid=ss_fb&utm_term=.d668975e2929

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